I prezzi del gas naturale alla Borsa di Amsterdam sono balzati di oltre il 10% fino a 213 euro oggi, per poi arretrare a 192 euro finendo in territorio negativo. Ad aver spinto agli acquisti gli operatori di mercato, l’intensificarsi delle tensioni relative alla guerra Russia-Ucraina, con il Presidente russo Vladimir Putin che ha annunciato una mobilitazione di truppe, chiamando 300 mila riservisti, nel territorio ucraino in segno di annessione.
Inoltre, il capo del Cremlino tiene viva la minaccia di una guerra nucleare, se la situazione dovesse ulteriormente esacerbarsi con l’Occidente. “Quando l’integrità territoriale del nostro Paese è minacciata, useremo sicuramente tutti i mezzi a nostra disposizione per proteggere la Russia e il nostro popolo. E questo non è un bluff”, ha detto Putin in un discorso televisivo.
L’escalation delle tensioni prefigura uno scenario veramente poco idilliaco per l’inverno, dove la Russia potrebbe ulteriormente interrompere le forniture verso l’Europa inasprendo la crisi energetica. I rischi sono molto alti, nonostante la Germania abbia oggi compiuto una mossa importante annunciando la nazionalizzazione del gigante energetico tedesco Uniper SE.
Gas naturale: i rischi invernali per l’Europa
L’Europa sta facendo di tutto per correre ai ripari ed evitare il collasso energetico ora che arriva la stagione più fredda. I siti di stoccaggio sono stati riempiti per l’86% della loro capacità, un livello al di sopra della media quinquennale. Addirittura la Germania, uno dei Paesi del Vecchio Continente più a rischio, ha superato di slancio il 90% delle scorte. In aggiunta, si sono fortemente incrementate le importazioni di gas naturale liquefatto soprattutto dagli Stati Uniti e dal Medioriente. Questo metterebbe un po’ al riparo l’Europa nel caso in cui Mosca dovesse decidere di chiudere definitivamente i rubinetti. Tuttavia, se l’inverno dovesse essere particolarmente rigido, esiste il rischio che ciò non sia abbastanza per soddisfare il fabbisogno energetico.
A quel punto il quadro diventa più complesso, perché bisogna considerare che dal 5 dicembre in Europa partirà l’embargo nei confronti della gran parte del petrolio russo. Di conseguenza, una importante fonte energetica verrà meno. Ad ogni modo, sarà davvero difficile riuscire a eludere un razionamento dei consumi, che già in alcuni Paesi è partito e che potrebbe accentuarsi quando le richieste di energia si faranno più consistenti.
“La situazione per questo inverno è gestibile, ma può sempre diventare più difficile, quindi non possiamo essere davvero compiacenti”, ha detto Monika Zsigri, capo della task force della piattaforma energetica presso la Commissione Europea. Tom Marzec-Manser, responsabile dell’analisi del gas presso iCIS a Londra, ha affermato che quanto oggi ha commentato Putin alimenta le preoccupazioni di sviluppi militari indesiderati e questo crea nervosismo nei confronti dei commercianti del gas, con i prezzi del combustibile che potrebbero trovare forte sostegno.









