Gas naturale: l'Ucraina blocca le forniture verso l'Europa - Borsa e Finanza

Gas naturale: l’Ucraina blocca le forniture verso l’Europa

Gas naturale: dall'Ucraina arriva stop alla fornitura verso l'Europa

I prezzi del gas naturale europeo hanno avuto una fiammata oggi nel mercato delle materie prime, spingendosi fino a 103 dollari a megawattora sulla Piazza di Amsterdam, prima di arretrare verso i 100 dollari. A innescare gli acquisti è stata la notizia che l’Ucraina ha tagliato i flussi verso l’Europa. L’interruzione della fornitura è avvenuta al punto di ingresso di Sokhranivka, al confine tra la Regione di Luhansk del Donbas e la Russia, segnando il più grande black-out accaduto fino ad oggi.

La società che gestisce la rete di gasdotti ucraini ha affermato che ciò è stato causato dall’interferenza delle truppe russe con le infrastrutture critiche del gas. L’aumento dei prezzi è stato limitato grazie al fatto che un tratto separato di gasdotto a Sumy, territorio controllato dall’Ucraina, è riuscito a compensare parzialmente la carenza di fornitura. Quel valico di frontiera dove si è verificata l’interruzione è molto importante però, in quanto rappresenta un terzo delle esportazioni di gas russo attraverso l’Ucraina che arriva in Europa, alimentando il 3% del fabbisogno complessivo dell’UE.

Nonostante la guerra Russia-Ucraina, quel gas ha continuato a fluire ininterrottamente, prima della sospensione di oggi. Timothy Ash, senior strategist dei mercati emergenti presso BlueBay Asset Management, ha dichiarato di essere sorpreso dal fatto che l’Ucraina non abbia interrotto il transito di gas in precedenza, dal momento che non vi è stato un blocco energetico imposto dall’Europa.

 

Gas naturale: l’Europa in balia della Russia?

L’arresto del gas naturale dall’Ucraina aggiunge ulteriore tensione tra le aziende che commerciano il combustibile, che già alla fine di aprile hanno dovuto subire un colpo tremendo dalla decisione di Mosca di interrompere l’export verso Polonia e Bulgaria, ree di non aver effettuato pagamenti in rubli come previsto dal decreto del Presidente russo Vladimir Putin.

Tutta l’Europa in questi giorni sta discutendo animatamente su come comportarsi di fronte all’approvvigionamento di risorse energetiche provenienti dalla Russia. Per il momento i 27 Paesi dell’UE stanno vietando il carbone e pianificando un’uscita graduale dal petrolio russo. Già questo però sta incontrando resistenze coriacee da parte di Stati come Ungheria e Slovacchia, che hanno ancora una dipendenza molto marcata da Mosca.

Sul gas naturale tuttavia la situazione è molto più complicata, perché per il momento l’Europa non può fare a meno delle forniture russe. Alcuni membri a Bruxelles si stanno affrettando per trovare strade alternative, ma finora i risultati sono abbastanza modesti. L’accordo con gli Stati Uniti per l’espansione di gas naturale liquefatto in Europa fino al 2030 è un passo avanti, ma non è nemmeno pensabile che sia bastante. Secondo Natasha Fielding, analista di Argus Media, la capacità di GNL inutilizzato lo scorso anno potrebbe sostituire al massimo il 29% delle forniture di gas russo. E poi vi è il problema delle infrastrutture, come i gassificatori, che richiedono investimenti, snellimenti burocratici e tempi di attuazione.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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