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Gas naturale: volano le quotazioni ad Amsterdam, Nord Stream non riapre più

Gas naturale: volano le quotazioni ad Amsterdam, Nord Stream non riapre più

Il prezzo del gas naturale è nuovamente in rialzo alla Borsa di Amsterdam. A metà pomeriggio le quotazioni dei future a scadenza ottobre sono in rialzo del 21% a 261 euro, ma durante la giornata hanno superato il 30% di guadagno toccando un massimo a 285 euro per megawatt/ora. Sono ancora lontani i massimi di 342 euro del 26 agosto ma la seduta di oggi mette fine a una serie di cinque sessioni ribassiste. I mercati avevano recentemente trovato ristoro dalla prospettiva dell’imposizione di un tetto al prezzo del gas da parte dell’Unione europea. Vladimir Putin ha però preceduto la mossa dell’Europa. Venerdì in serata è arrivata la notizia che il gasdotto russo Nord Stream, chiuso per manutenzione tre giorni dal 31 agosto, interromperà le forniture a tempo indeterminato.

La scusa della manutenzione non regge più, anzi forse non ha mai retto. Nelle ultime ore infatti il Cremlino è uscito allo scoperto, dichiarando attraverso il suo portavoce Dmitry Peskov che l’approvvigionamento di gas da Nord Stream non riprenderà completamente fino a quando l’Occidente non avrà rimosso le sanzioni contro la Russia. Finora il governo guidato da Vladimir Putin non è mai stato così duro ed esplicito nei confronti dell’Europa. Ancora venerdì scorso il gigante statale energetico Gazprom aveva parlato di guasto tecnico. Il punto è che, come ha riferito Tim McPhie, portavoce della Commissione europea per l’energia, non vi è un solo gasdotto che parte dalla Russia e arriva in Europa. Quindi, se si fosse trattato di un guasto tecnico, il Vecchio Continente avrebbe potuto essere rifornito attraverso altri gasdotti.

 

Gas naturale: la strategia di Mosca

La Russia quindi mira a indebolire il sostegno dell’Europa all’Ucraina, sia tramite forniture militari, sia con le sanzioni a Mosca. Scatenando una crisi energetica nel Continente, Mosca spera di costringere Bruxelles a fare un passo indietro e quantomeno ad abbandonare i propositi di mettere un price cap a petrolio e gas naturale. L’Europa però procede spedita a costo di chiedere un sacrificio enorme ai suoi cittadini. I leader dell’Ue discuteranno ulteriori interventi speciali in una riunione dei Ministri dell’energia alla fine di questa settimana.

Intanto, la Germania sta razionando i consumi in maniera decisa e domenica scorsa ha approvato un piano di aiuti da 65 miliardi di euro per frenare il caro bollette nel Paese. Quanto è bastato per scatenare l’ira di Mosca, con l’ex presidente russo Dmitry Medvedev che ha definito le azioni di Berlino come nemiche della Russia. Nel mentre i Paesi nordici hanno annunciato il sostegno alle utility nazionali con la fornitura di garanzie.

 

Europa: razionamento inevitabile?

La situazione rimane ingarbugliata e anche la misura straordinaria del tetto al prezzo del gas naturale non è scevra da ostacoli, con il risultato che le quotazioni del gas potrebbero rimanere alte a lungo. L’Ungheria di Viktor Orbán ha già fatto sapere di non sostenere alcun tipo di limite ai prezzi energetici, ma il problema più grosso forse sta altrove. Non c’è certezza che una misura così drastica produca gli effetti sperati. Non sono in pochi a sostenere che se al price-cap non partecipano Paesi che hanno una domanda importante di gas come India e Cina tutto è inutile, perché Putin troverà canali alternativi per vendere la sua materia prima. Le due potenze asiatiche non sembrano avere intenzione di accodarsi ai membri del G7, quindi il rischio che la strategia non funzioni è molto alto.

Ciò che rimane quindi potrebbe essere il razionamento, ma questa non è detto che sia una soluzione. Non tanto per le singole persone che dovrebbero sopportare alcuni disagi, ma per il sacrificio non sostenibile da parte di molte imprese energivore che con il razionamento vedrebbero messa a repentaglio la loro attività, determinando una gravissima recessione nell’intera Regione. Intanto dal meteo arriva una delle poche notizie positive, con le previsioni che suggeriscono una maggiore produzione di energia dai parchi eolici, con una riduzione della domanda di gas. Ma basterà per evitare il disastro?

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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