Francesco Gaetano Caltagirone ha aumentato la sua partecipazione in Assicurazioni Generali salendo dal 7% all’8% del capitale. Secondo fonti finanziarie, la posizione è stata costruita attraverso operazioni con derivati. Nello specifico, l’imprenditore romano ha operato una serie di contratti di opzione put e call con Banca Finnat – a cui solitamente fa riferimento per questo tipo di transazioni – appoggiandosi ai finanziamenti di Deutsche Bank. Come riporta Reuters, voci vicine all’operazione smentiscono il ruolo di Deutsche Bank.
Il prezzo pagato comporta un premio di circa il 6% rispetto al valore medio delle azioni nell’ultimo anno, per un esborso complessivo di circa mezzo miliardo di euro. Alla cifra vanno aggiunte commissioni e tasse per circa 15 milioni di euro. La mossa dell’immobiliarista arriva a pochi giorni dall’aumento della sua quota in Banca Mps dal 5% all’8%, nell’ambito di un risiko bancario sempre più acceso.
Generali: perché Caltagirone ha acquistato le azioni
L’obiettivo di Caltagirone su Generali è chiaro: aumentare il suo peso nel capitale e nella governance, in vista dell’appuntamento chiave dell’assemblea di maggio. Nell’occasione, il Leone di Trieste voterà per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Al momento l’assetto azionario è il seguente:
- Mediobanca primo azionista con il 12,78% delle azioni;
- Delfin della famiglia Del Vecchio segue con un pacchetto del 9,82%;
- Caltagirone con le sue finanziarie detiene circa l’8% (inclusi i derivati);
- Unicredit ha una partecipazione del 4,09% costruita recentemente;
- Edizione della famiglia Benetton possiede il 3,05%.
Caltagirone e la famiglia Del Vecchio appaiono schierati contro il vertice della compagnia, costituito dall’amministratore delegato Philippe Donnet e dal presidente Andrea Sironi. Vertice che invece conta sull’appoggio di Mediobanca. L’ago della bilancia è rappresentato dagli altri soci di peso che ancora non hanno scelto chiaramente da che parte stare.
Per avere la meglio occorre una maggioranza del 40% dei voti. Questa è stata sufficiente nella scorsa elezione del management aziendale. Per arrivare alla soglia è necessario che Delfin accresca la sua quota. Lo scorso mese, la holding della famiglia Del Vecchio ha chiesto alle autorità regolamentari di arrivare fino al 19,9% di Generali, anche se i prezzi alti raggiunti dalle azioni fanno da deterrente. In questo caso, la meta sarebbe a portata di mano, ma solo se il duo riuscisse a portare nel proprio schieramento gli altri soci indecisi. I tempi stringono, perché l’assemblea potrebbe essere anticipata dall’8 maggio al 29 aprile o addirittura al 24 aprile, secondo alcune voci.
Caltagirone comunque non ha ancora deciso la strategia da adottare. In ballo ci sono due opzioni. La prima è quella di una lista lunga con l’indicazione di presidente e amministratore delegato. Questa richiederebbe anche la presentazione di un piano industriale alternativo a quello di Donnet, che ha promesso agli azionisti oltre 8,5 miliardi di euro tra dividendi e buyback per il prossimo triennio. La seconda opzione è una lista corta con sei candidati consiglieri, finalizzata a ottenere la maggioranza.









