Generali: in arrivo il voto per il CdA, ecco cosa succede - Borsa e Finanza

Generali: in arrivo il voto per il CdA, ecco cosa succede

Generali: in arrivo il voto per il CdA, ecco cosa succede

Questa settimana sarà cruciale per il futuro di Generali. L’Assemblea degli azionisti sarà chiamata venerdì 29 aprile a votare il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e non sarà una cosa da poco, visto che da questo si determina la politica aziendale futura del più grande assicuratore italiano.

Da una parte vi sta una schiera di amministratori guidata da Philippe Donnet, attaccato per mesi da più parti ma sostenuto strenuamente da Mediobanca, il più grande investitore della compagnia. A contrapporsi alla lista vi è quella che vedrebbe Luciano Cirinà come nuovo Amministratore Delegato, portato avanti da 2 grandi azionisti: in primis Gaetano Caltagirone, membro del CdA per tanto tempo prima delle dimissioni di gennaio; in secundis da Leonardo Del Vecchio, anch’egli dimissionario a inizio anno.

La decisione degli azionisti non sarà semplice, dal momento che la scelta avrà il significato di offrire un futuro migliore per il Leone di Trieste. I sostenitori di Donnet mettono in luce il fatto che gli utili operativi record del 2021 a 5,9 miliardi di euro potrebbero essere in pericolo con il rischio di fusioni e acquisizioni ventilate da un Cirinà al timone della compagnia. Viceversa, Caltagirone e Del Vecchio, sostenendo Cirinà, aprirebbero la strada a una maggiore espansione aziendale e nel contempo arresterebbero l’influenza di Mediobanca.

 

Generali: chi sarà decisivo nel voto finale?

In base allo statuto di Generali, il maggior numero dei consiglieri sarà ottenuto dalla lista con più voti, mentre un numero minore sarà assegnato alla seconda e terza lista se la loro quota di voti raggiunge una determinata soglia. A proposito di terza lista, ve ne è una proposta da alcuni investitori istituzionali, ma non sembra che possa raccogliere molto consenso. Per determinare chi alla fine la spunta, potrebbero rivelarsi decisivi i voti degli investitori internazionali. Le società di delega ISS e Glass Lewis hanno raccomandato agli azionisti di tenersi ancora Donnet. Allo stesso modo, il fondo petrolifero sovrano norvegese Norges, che è in possesso dell’1% di Generali, si è espresso a favore dell’attuale CEO; così come la società canadese CPP Investments.

Mediobanca nel frattempo ha preso in prestito il 4% delle azioni della compagnia per avere maggiore peso, il che ha scatenato le ire della fazione opposta. Claudio Costamagna, ex banchiere di Goldman Sachs e che diventerebbe Presidente di Generali nel caso venisse eletto Cirinà, ha sollevato dubbi sulla legittimità della mossa di Piazzetta Cuccia, soprattutto se le azioni prese in prestito si dovessero rivelare decisive per il risultato finale. In tal caso, la cordata Caltagirone potrebbe anche ricorrere ad azioni legali. Dal canto suo, Mediobanca ha respinto qualsiasi critica, considerando l’atto assolutamente legittimo e finalizzato a proteggere il suo investimento da 4 miliardi di dollari in Generali.

Ma anche Caltagirone è entrato nell’occhio del ciclone per alcune operazioni effettuate alla fine dello scorso anno e che hanno acceso l’attenzione della CONSOB. L’Audit Committee di Generali ha riportato una serie di compravendite azionarie, tra cui spicca un acquisto di 14,76 milioni di euro eseguito per conto dell’imprenditore romano da soggetti inseriti nella lista insider relativa alla nuova strategia dell’azienda. Questo sarebbe vietato dal Regolamento europeo sugli abusi di mercato. La CONSOB non ha rilasciato dichiarazioni nello specifico, ma si è limitata a dire che sta seguendo da vicino tutte le vicende dell’assicuratore triestino.

 

Generali: cosa dirà il voto effettivamente

Le tensioni tra i 2 schieramenti si sono esacerbate recentemente, quando Generali ha presentato una denuncia urgente alle Autorità di regolamentazione per via di alcune dichiarazioni rilasciate da Cirinà e Caltagirone definite errate e diffamatorie in merito all’influenza di Mediobanca nella compagnia. Per questo la società avrebbe deciso di avviare procedimenti civili e penali.

Il punto adesso è che, dopo il voto, entrambe le parti saranno presenti nel Consiglio di Amministrazione, in quanto gli azionisti che le sostengono hanno complessivamente una quota del 20% per ogni parte. E con il clima avvelenato che si è determinato dopo anni di faide velenose è difficile immaginare che l’attività dell’azienda possa essere condotta in un ambiente disteso e sereno.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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