Generali-Natixis: nasce colosso da 1.900 miliardi, le conseguenze

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Il Consiglio di amministrazione di Generali ha dato il via libera alla joint venture nel risparmio gestito con Natixis, controllata dalla banca francese BPCE. L’organo esecutivo della compagnia assicurativa ha seguito le indicazioni del Comitato per gli investimenti per dare vita a un colosso da 1.900 miliardi di euro di masse gestite. Il voto è arrivato a maggioranza dei membri, nonostante la contrarietà di alcuni azionisti di spicco come Delfin (famiglia Del Vecchio) e l’imprenditore romano Francesco Gaetano Caltagirone.

I due soci detengono una partecipazione nel gruppo rispettivamente del 9,82% e del 6,46%, secondo l’ultimo aggiornamento della Consob del 16 gennaio 2025, e hanno espresso perplessità sul poco tempo a disposizione per esaminare il dossier, temendo che una combinazione con il partner francese possa spostare l’asse nella gestione verso Parigi e determinare un’ingerenza pericolosa nei piani industriali di Generali.

 

Generali-Natixis: tutti i numeri chiave

L’alleanza tra Generali e Natixis prevede la creazione di una newco della durata di 15 anni a partire dal 2026, una volta espletate tutte le formalità attinenti le approvazioni normative. La joint venture avrà sede ad Amsterdam e sarà partecipata in via paritetica da Generali Investments Holding (GIH), controllata da Generali, e Natixis.

Il Leone di Trieste metterà 15 miliardi di capitale di avviamento per bilanciare la quota francese, mentre l’asset manager di proprietà di BPCE avrà una corsia preferenziale nell’incasso dei dividendi 2026 e 2027. Sotto il profilo della governance, la presidenza sarà assegnata a Nicolas Namias, attualmente amministratore delegato di BPCE, mentre l’amministratore delegato di Generali, Philippe Donnet, sarà il suo vice. La jv sarà guidata da Woody Bradford, attuale a.d. di GIH, con l’a.d. di Natixis, Philippe Setbon, a fare da vice.

L’entità risultante dalla fusione gestirà quasi 2.000 miliardi di euro di masse. Questo, spiega Generali, gli attribuisce il ruolo di nono gestore mondiale e leader in Europa nell’asset management, nonché primo a livello globale nella gestione di asset per la clientela assicurativa. La presenza globale sarebbe ripartita tra le seguenti aree geografiche:

 

  • Europa con il 61% di masse;
  • Nord America con il 34%;
  • Asia con il 5%.

 

Dal punto di vista dei clienti serviti, compagnie assicurative e fondi pensione rappresenterebbero circa il 61% degli asset, mentre il resto verrebbe ripartito tra investitori istituzionali (14%) e clienti retail e wholesale (25%). Quanto alle asset class su cui investire, le strategie prevedono: reddito fisso per circa il 65% delle masse gestite, azionario per circa il 21%, e il resto per il 14%.

Tra i risultati derivanti dalla combinazione, la società di Trieste cita sinergie per 210 milioni di euro e un utile pro-forma di 700 milioni. Tra l’altro, con i dividendi percepiti, Generali potrà coprire il debito contratto per l’acquisto da 320 milioni di euro della quota di maggioranza della società di gestione statunitense MGG Investment Group. Dopo il closing dell’operazione, l’impatto sul CET1 Ratio di BPCE risulterebbe neutro, così come quello sul Solvency II Ratio di Generali. Riguardo la contabilizzazione, GIH verrebbe deconsolidata dal perimetro di Generali, mentre le quote di proprietà nella joint venture sarebbero contabilizzate utilizzando il metodo del patrimonio netto risultante dal controllo congiunto.

 

Le dichiarazioni di Donnet

L’amministratore delegato di Generali, Philippe Donnet, ha messo in luce come la nuova realtà “avrà forti radici in Italia, Francia e Stati Uniti, in grado di rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei clienti”. In particolare, riguardo l’Italia, il top manager ha spiegato che i clienti “trarranno vantaggio da una piattaforma di asset management ancora più solida e con rafforzate competenze di investimento”. Tutto ciò determinerà “reali benefici all’economia”.

Queste dichiarazioni si collegano al tema del golden power. Il governo italiano ha l’obiettivo di preservare “l’italianità” di asset che considera strategici per la nazione. Il mese scorso la premier Giorgia Meloni ha dichiarato che l’esecutivo deve vigilare affinché i risparmi nazionali siano investiti in Italia.

Donnet prova a dare rassicurazioni in tal senso: “Siamo molto confidenti che i benefici di questa transazione per tutti gli stakeholder, compresa l’Italia, saranno riconosciuti. Creeremo una piattaforma di asset management globale con grandi capacità, saremo più grandi che mai e in grado di attrarre capitali in Italia: ne beneficeranno clienti, dipendenti, Europa e il mercato in generale”, ha ribadito. Rispondendo a una domanda precisa di un giornalista, Donnet ha asserito testualmente che “il rischio di mandare soldi in Francia è una barzelletta”, sottolineando che “il processo di investimento della compagnia assicurativa non è cambiato e cioè resta in Italia”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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