Generali sopra le attese, Borean: “Focalizzati sulla creazione di valore”

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I conti del primo trimestre confermano che la macchina di Generali continua a girare con regolarità e, soprattutto, con una qualità operativa che il mercato sembra premiare più del semplice dato finale di utile netto. Il Leone di Trieste apre il 2026 con numeri superiori alle attese degli analisti, mostrando una crescita diffusa in tutte le aree di business e confermando che il piano strategico “Lifetime Partner 27: Driving Excellence” procede lungo la traiettoria indicata dal management. Il risultato operativo, il parametro più osservato dal mercato assicurativo europeo, sale dell’8,1% a 2,235 miliardi di euro, oltre il consensus medio raccolto dalla stessa compagnia che si fermava a 2,043 miliardi. Anche i premi battono le attese, raggiungendo 28,2 miliardi contro una media attesa di 27,7 miliardi, mentre l’utile netto adjusted supera le previsioni del mercato. Performance che difatti sta spingendo il titolo in Borsa. Al momento della scrittura infatti le azioni di Generali stanno crescendo di oltre il due per cento a Piazza Affari. 

 

In questo articolo:

 

  • Generali, Borean: “Focalizzati sulla creazione di valore”
  • La qualità della nuova produzione

 

Generali, Borean: “Focalizzati sulla creazione di valore”

L’attenzione degli investitori si è comunque focalizzata sulla qualità della crescita. È una differenza non marginale. L’utile netto si è fermato infatti a 1,169 miliardi, in lieve calo rispetto ai 1,195 miliardi dello stesso periodo del 2025, ma il dato incorpora elementi che il mercato tende a sterilizzare nella valutazione del business: l’andamento dei mercati finanziari sugli strumenti contabilizzati a fair value e una componente fiscale straordinaria registrata in Francia. L’utile normalizzato è salito invece a 1,266 miliardi, in crescita del 5,2%, che diventerebbe il 9,3% senza l’effetto fiscale una tantum.

È precisamente qui che entra in scena la lettura del management e, soprattutto, quella di Cristiano Borean, direttore finanziario di Generali. Il manager ha legato direttamente la performance del trimestre all’esecuzione del piano industriale, rivendicando una crescita non episodica ma costruita sul contributo di tutte le attività del gruppo. “I risultati del gruppo del primo trimestre 2026 confermano il successo dell’implementazione del nostro piano strategico ‘Lifetime Partner 27: Driving Excellence’, con una forte crescita del risultato operativo, supportata da tutti i segmenti, riflessa anche nell’utile netto normalizzato”, ha dichiarato Borean. “Il segmento Vita ha registrato una performance commerciale molto robusta, grazie al contributo positivo di tutte le linee di business. Nel segmento Danni, nonostante un maggiore impatto degli eventi catastrofali, la redditività tecnica sottostante ha proseguito il suo miglioramento. Il risultato operativo dell’Asset & Wealth Management ha beneficiato della solida performance di Generali Investments Holding e di Banca Generali. Forti di un bilancio solido, grazie a fonti di generazione di cassa diversificate e di elevata qualità e a una solida posizione di capitale, siamo pienamente focalizzati sulla creazione di valore sostenibile per tutti gli stakeholder”.

Sono parole che sintetizzano bene la filosofia con cui il gruppo sta cercando di presentarsi agli investitori: meno dipendenza dall’andamento dei mercati e più attenzione alla capacità di produrre risultati ricorrenti e capitale. Il settore Vita si è confermato il principale motore della trimestrale. I premi sono cresciuti del 7,5% a 17,2 miliardi, mentre la raccolta netta è accelerata a 4,3 miliardi, quasi 1,3 miliardi in più rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Ancora più significativo appare il progresso del New Business Value, balzato del 19,1% a 977 milioni, accompagnato da un New Business Margin salito al 5,35%.

 

La qualità della nuova produzione

Gli analisti leggono questi numeri come la prova di un miglioramento del mix di business. Non si tratta soltanto di crescita quantitativa. A convincere il mercato è soprattutto la qualità della nuova produzione, sostenuta dalla forte domanda di risparmio tradizionale in Asia, dalla tenuta degli ibridi e unit-linked in Francia e dallo sviluppo del business protection e salute in Europa. Se il Vita rappresenta il motore commerciale, il Danni è invece il segmento che racconta meglio la capacità di resilienza del gruppo. I premi salgono del 5,8% a quasi 11 miliardi, ma l’attenzione degli investitori si concentra inevitabilmente sul combined ratio, salito al 90,5% dal precedente 89,7%.

A una lettura superficiale il dato potrebbe apparire in deterioramento. In realtà, il trimestre è stato fortemente condizionato da un incremento eccezionale dei sinistri legati agli eventi naturali. Le catastrofi hanno inciso per 426 milioni di euro, pari a 4,8 punti di combined ratio, contro i soli 48 milioni del primo trimestre 2025, principalmente per un evento di particolare severità in Portogallo. Borean non ha evitato il tema e, anzi, lo ha affrontato direttamente durante il confronto con il mercato. “Nel primo trimestre l’impatto delle catastrofi naturali è stato molto particolare”, ha spiegato, chiarendo implicitamente come il peggioramento del combined ratio non rifletta un indebolimento strutturale del business ma un trimestre eccezionale sul piano climatico.

Resta naturalmente aperto il capitolo capitale, da sempre uno dei punti più sensibili nella valutazione di un gruppo assicurativo. Il Solvency Ratio scende al 212% dal 219% di fine 2025, influenzato dai movimenti di mercato. Il dato risulta leggermente inferiore alla media delle attese del sell side, ferma al 214%, ma rimane comunque ben al di sopra dei livelli considerati di piena sicurezza dal mercato. Anche su questo fronte Borean ha scelto un approccio rassicurante e molto diretto. “A metà maggio il Solvency è risalito al 214%”, ha precisato durante il confronto con gli analisti, segnalando come parte della pressione registrata a marzo sia già stata riassorbita nelle settimane successive. Borean si è soffermato anche sulla componente fiscale francese che ha inciso sull’utile netto. “L’impatto fiscale di circa 50 milioni legato alla Francia è una tassa retroattiva”, ha spiegato, offrendo al mercato una chiave di lettura utile per separare il rumore contabile dalla qualità reale dei risultati.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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