La storia dei gettoni telefonici - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

La storia dei gettoni telefonici

I gettoni telefonici

È il 31 dicembre 2001 quando vanno in pensione i gloriosi gettoni telefonici, raro caso di moneta non emessa dalla Zecca di Stato ma accettata da tutti come denaro, soprattutto dalla seconda metà degli anni ’70 con la crisi degli spiccioli e della “moneta sonante”. La storia dei “token” italiani è lunga, strana e complessa e comincia addirittura nel 1927, quando i primi esemplari di telefoni pubblici sono installati presso la Fiera Campionaria di Milano. Ora che gli smartphone sono onnipresenti, è sempre più raro vedere un telefono pubblico per strada e non si sa quanti gettoni siano ancora in circolazione, quelli rimasti sono diventati autentici pezzi da collezione ed espressione di una storia importante, curiosa e spesso dimenticata.

 

Chi ha inventato i gettoni telefonici

I gettoni telefonici sono stati inventati negli Stati Uniti e successivamente si sono diffusi in Europa, Israele, Sud America e Giappone. L’origine specifica della loro genesi è incerta. Il primo telefono pubblico statunitense viene installato in una banca di Hartford, nel Connecticut, nel 1889, stesso anno in cui William David Gray lo inventa per AT&T. Il primo esemplare di gettone è messo in circolazione a Chicago: nel 1907 è un farmacista di nome Henry Goetz a depositare un brevetto di token con scanalature. L’intento, tuttavia, non è quello di utilizzarlo per telefonare nelle cabine ma di impedire l’uso di monete false e di adeguare le tariffe per le chiamate senza dover modificare ogni singolo terminale. I gettoni Goetz sono quelli recuperati dagli archeologi del CEMML (Colorado State University Center for the Environmental Management of Military Lands) e che sono stati usati a Chicago fino al 1944.

Successivamente arrivano altri modelli, come i gettoni con il buco al centro e quelli con il bordo smerlato. Il primo token americano ufficialmente riconosciuto risale però al 1885, quando è prodotto per la PAN Telephone Company di St. Louis, nel Missouri. Quel gettone non viene inserito direttamente nel telefono: va consegnato a un addetto o depositato in una cassetta per le monete che concede l’accesso alla cabina telefonica. Negli Stati Uniti il gettone rimane in vigore fino al 1944, quando è eliminato dalla circolazione e la maggior parte degli esemplari è fusa per ricavarne bossoli. Mentre i gettoni statunitensi funzionano spesso in un’area specifica, in Europa, dove prima dell’euro le valute cambiano da Paese a Paese quando si attraversano i confini nazionali, sono utilissimi perché possono essere usati in qualunque tipo di telefono pubblico.

 

I gettoni telefonici in Italia

In Italia i gettoni telefonici arrivano nel 1927. A coniarli è la STIPEL (Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda), creata due anni prima dal Gruppo elettrico SIP sotto la guida di Gian Giacomo Ponti. Tra il 1925 e il 1964 la STIPEL opera nelle province delle attuali regioni Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia, le più importanti per abbonati e impianti di rete.

All’inizio esistono gettoni di tre tipi, a seconda della distanza coperta dalla telefonata:

  • A: il gettone urbano con due scanalature su una faccia e una centrale sull’altra per chiamate fino a 3 chilometri di distanza
  • B: il gettone urbano con scanalatura laterale per ciascuna faccia per chiamate tra i 3 e i 10 chilometri
  • E: il gettone interurbano con due scanalature (una centrale e l’altra laterale) su una delle due facce per chiamate oltre i 10 chilometri di distanza

Prima di vedere i gettoni nascere ufficialmente bisogna aspettare il 1945, ovvero la fine della Seconda guerra mondiale. È in quell’anno che la TETI (la Società Telefonica Tirrena che copre Liguria, Toscana, Lazio e Sardegna: una cordata di imprenditori e società guidata dai gruppi industriali Orlando e Pirelli e sostenuta principalmente dal Credito Italiano) realizza il primo gettone a tre scanalature. È il primo token che può essere utilizzato in qualsiasi tipo di telefono pubblico.

La circolazione ufficiale dei gettoni comincia nel 1959, anno in cui fa la sua prima apparizione pubblica l’unica moneta italiana convenzionale e non legale che in 70 anni di storia non cambia mai conio, rimanendo sempre tale e quale a se stessa. La prima società a coniare i gettoni è la ESM, la Emilio Senesi Medaglie di Milano, che resta produttore unico fino al 1959, quando è affiancata nella produzione da IPM (Industria Politecnica Meridionale) di Arzano, CMM (Costruzioni Minuterie Metalliche) di Sant’Agata li Battiati in provincia di Catania e UT (Urmet Costruzioni Elettrotelefoniche) di Torino. In Italia dal 1927 al 1980 risultano coniati oltre 350 tipi di gettoni diversi. È soprattutto negli anni ’60 che si coniano sempre più gettoni perché cresce il numero di telefoni pubblici, quelli col pulsantino: dagli 84.185 del 1964 diventano 262.068 alla fine del 1974. Come detto, i gettoni restano in vita fino al 31 dicembre 2001.

 

STIPEL e l’arrivo dei gettoni telefonici alla Fiera di Milano

È il momento pioneristico nella storia dei gettoni telefonici. La sperimentazione comincia nel 1926 alla Fiera Campionaria di Milano, il grande Expo milanese che fa conoscere al mondo l’industria italiana. Il pubblico è sbalordito perché può fare una telefonata urbana con una moneta da 50 centesimi. Il successo è così clamoroso che l’anno successivo, dal 12 al 27 aprile 1927 quando arrivano a Piazza d’Armi milioni di espositori, compratori e visitatori da tutto il mondo, parte la fase sperimentale degli apparecchi pubblici per le telefonate urbane a gettone.

Il gettone STIPEL è in ottone, costa 60 centesimi e può essere utilizzato esclusivamente negli otto telefoni interni alla Fiera. Una faccia ha una doppia scanalatura, presenta sul lato alto la scritta “S.T.I.P.E.L.”, su quello basso “1927 Anno V” (dell’epoca fascista) e al centro il disegno di una “cornetta” del telefono. Il retro ha una sola scanalatura e il nome della società produttrice per esteso: “Società Telefonica Interregionale Piemontese e Lombarda”.

Nel 1928 anche all’Esposizione di Torino vengono installati telefoni funzionanti con lo stesso tipo di gettone. Negli anni successivi la produzione varia le iscrizioni, le scanalature e il metallo, dall’alpacca (una lega di rame, nichel e zinco) al bronzo e il ferro. Inoltre, come detto, vengono coinvolte altre concessionarie, a partire dall’officina TIMO (Telefoni Italia Media Orientale) di Bologna che nel 1928 conia il suo gettone nichelato. Oggi il gettone STIPEL è un pezzo da collezione e un cimelio della numismatica italiana.

 

Quanto costavano i gettoni telefonici?

Il valore dei gettoni telefonici cambia nel corso del tempo, adeguandosi ai diversi costi e durate dello scatto telefonico. Nel 1959, quando entra ufficialmente in circolazione, un gettone costa 30 lire. Nel 1964 si passa a 45 lire, corrispondenti all’importo di tre scatti telefonici. Otto anni dopo, nel 1972, aumenta a 50 lire. Dal 1980 diventa di 100 lire e cresce a 200 lire nel 1984. Il costo del gettone resta di 200 lire fino al 31 dicembre 2001, quando i token telefonici non possono più essere utilizzati e Telecom concede ai possessori di gettoni di sostituirli nei negozi 187 con le schede telefoniche da 2.000 lire. Ogni 9 gettoni viene consegnata una scheda telefonica fino a un massimo di 180 gettoni per un valore complessivo di 40.000 lire.

 

Di cosa erano fatti?

Come detto, i gettoni usati fino al 31 dicembre 2001 nascono nel 1959. Le monete di quell’epoca sono realizzate in ottone dallo stabilimento ESM di Milano (dal 1959 senza logo) e poi dalle altre società che si affiancano nel conio. I gettoni più diffusi, quelli del periodo 1971-1980, sono d’ottone: lega di rame 90-94% e zinco 6-10% detta anche Ot 93.

La moneta più diffusa è quella che presenta sulla facciata la scritta “gettone telefonico” (tutto maiuscolo) con la scanalatura nel mezzo e l’ovale con la data in basso, mentre sul rovescio ci sono due scanalature e in mezzo l’immagine di un telefono. Sui gettoni che vanno dall’aprile 1972 al 1980, la ESM imprime il proprio marchio in alto per differenziarsi dai concorrenti.

Due gettoni telefonici
Cosa vogliono dire quelle 4 cifre sui vecchi gettoni?

Cosa significavano le 4 cifre stampate sui gettoni telefonici?

Le 4 cifre presenti sotto la dicitura “gettone telefonico” indicano l’anno e il mese di emissione. Un esempio: il gettone dell’immagine sopra reca le 4 cifre “7407”, il che vuole dire che è stato coniato nel luglio del 1974. Proprio questi numeri rendono alcuni gettoni rari e degni di nota, come quelli 7607 e 7805.

 

Quanti minuti durava un gettone telefonico?

La SIP gestiva i continui aumenti delle tariffe dei telefoni pubblici modulando la durata degli scatti (il costo che viene addebitato a chi chiama quando inizia la comunicazione) ma rincarando il costo del gettone soltanto quando indispensabile. Un gettone valeva tre scatti e gli scatti dipendevano da dove si chiamava e a che ora si telefonava. Nel periodo dal 1927 al 1959, ad esempio, la tariffa base di una conversazione di tre minuti fino a 50 chilometri era di 36 lire.

Per le telefonate urbane bastava un gettone, per le chiamate interurbane o all’estero ne servivano parecchi. Per fare un esempio: chiamando nello stesso comune, con un gettone si riusciva a parlare con un’altra persona anche per più di dieci minuti. Diverso il caso delle interurbane: con più scatti, occorreva un sacchetto di gettoni per concludere una conversazione.

 

I gettoni telefonici potevano essere usati come moneta?

Nominalmente i gettoni non hanno il valore di moneta: non sono prodotti dalla Zecca dello Stato. Ma pur non avendo alcun corso legale, a partire dagli anni ’60, con l’introduzione delle interurbane e la possibilità di riavere le monete inserite nel telefono ma non utilizzate, i gettoni telefonici sono usati spesso e volentieri come una normale moneta di scambio. Di fatto il gettone è una sorta di minibot: non sono soldi ma vengono comunemente accettati come mezzo di pagamento. Durante la crisi degli spiccioli negli anni ’70, i gettoni telefonici sono utilizzati insieme ai mini-assegni al posto delle monete. Dal 1984 il suo valore è di 200 lire e lo mantiene fino al 2001.

 

Perché hanno eliminato i gettoni telefonici in Italia?

Si calcola che tra il 1927 e il 1983 siano stati emessi 600 milioni di gettoni e che nel 1978 si sia prodotto il picco massimo di sette gettoni per ogni abitante. La circolazione e la fortuna del gettone cominciano a incrinarsi quando, nel 1976, la SIP mette in commercio le prime carte telefoniche prepagate. Nel 1983 l’azienda decide di interrompere definitivamente la produzione di gettoni e dal 31 dicembre 2001, un giorno prima che inizi a circolare l’euro, i gettoni spariscono definitivamente dalla circolazione. Dietro la loro eliminazione ci sono proprio l’arrivo della moneta unica e la proliferazione dei cellulari che rendono le cabine pubbliche meno frequentate.

Gli ultimi telefoni a gettoni sono smantellati dal 1° gennaio 2002 per lasciare posto agli apparecchi a schede o a carte di credito. Già da tempo in via di estinzione e vittime di frequenti atti vandalici, i vecchi telefoni a gettone “resistono” confinati nei bar di provincia. Dal 2002, come detto, la Telecom (che intanto ha sostituito la SIP) offre ai possessori dei gettoni la possibilità di sostituirli con le schede. È la fine di un’epoca. “Il gettone – scrive Carlo Conti nel suo “dizionario della memoria” Cosa resterà dei migliori anni – è stato per anni l’unico, insostituibile amico che ti accompagnava ovunque e averlo in tasca ti dava sicurezza, sapevi che prima o poi ne avresti avuto bisogno”. Era “l’anello di congiunzione col resto del mondo. E il rumore del gettone che cade nell’apposito scomparto del telefono pubblico è campionato nella nostra memoria, anche se non lo sentiremo mai più”.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *