Il Giappone è in questo periodo al centro di una serie di turbolenze in grado di scuotere il Paese sotto il profilo economico, politico e dei mercati finanziari. Dopo l’effetto sismico sulla Borsa di Tokyo generato dalle liquidazioni del carry trade in yen, ora si aggiunge la notizia che il primo ministro Fumio Kishida si dimetterà il mese prossimo dalla guida del Paese. La scelta è stata spiegata con la perdita di popolarità dovuta agli scandali politici e all’inflazione che hanno accresciuto il malcontento tra la popolazione. “La politica non può funzionare senza la fiducia del pubblico”, ha affermato Kishida in conferenza stampa, annunciando la decisione di non cercare la rielezione come leader del Partito Liberal Democratico (LDP). Quest’ultimo terrà a settembre una riunione per nominare il suo sostituto.
Giappone: perché Kishida si è dimesso
Kishida si è insediato come primo ministro del Giappone il 4 ottobre 2021 e ora è l’ottavo leader più longevo della nazione dal dopoguerra. Durante la sua gestione ha cambiato l’approccio alla politica economica che regnava prima di lui, orientata cioè all’aumento del profitto aziendale. Il 67enne di Tokyo ha voluto attuare politiche a favore dei redditi delle famiglie, inclusi gli aumenti salari. Dopo l’avvento della pandemia, ha attuato una serie di stimoli per rilanciare l’economia in ginocchio, mentre una volta che il Paese è uscito fuori dalla deflazione e lo yen si indeboliva progressivamente, ha messo Kazuo Ueda alla guida della Bank of Japan perché considerato “più falco” rispetto al suo predecessore Haruhiko Kuroda.
La situazione si è però inasprita quando sono emersi legami poco chiari tra il suo partito e la controversa Chiesa dell’Unificazione, seguiti da un fondo nero di donazioni politiche non registrate a favore dell’LDP. Gli scandali politici sono stati solamente una parte dell’insoddisfazione generale. La crescita dell’inflazione, non accompagnata da un corrispondente aumento dei salari, ha generato malumori tra la popolazione e la fiducia in Kishida è calata vistosamente.
Kishida: chi prenderà il suo posto?
Il prossimo mese l’LDP sarà chiamato a nominare il sostituto di Kishida. Sulla base delle voci circolate nelle ultime ore, emerge il nome dell’ex ministro della Difesa, Shigery Ishiba, che ha già dichiarato che vorrebbe “adempiere al suo dovere” in caso di abbastanza sostegno popolare. Altri candidati potrebbero essere il peso massimo del partito Toshimitsu Motegi, il ministro degli Esteri Yoko Kamikawa, il ministro del Digitale Taro Kono e l’ex ministro dell’Ambiente Shinjiro Koizumi. Gli analisti comunque ritengono che il partito dovrà scegliere un volto nuovo che segni una netta separazione con gli scandali che hanno messo in cattiva luce il partito.
Ne vale la sopravvivenza alle prossime elezioni che si terranno nel terzo trimestre 2025. “Se l’LDP sceglierà il suo prossimo leader in un modo che ignora le critiche pubbliche contro gli scandali di finanziamento politico, il partito potrebbe subire una sconfitta schiacciante”, ha detto l’analista politico Atsuo Ito. “Il partito deve scegliere qualcuno giovane che non abbia legami con l’attuale amministrazione e quindi possa presentare un nuovo LDP”.
Giappone: cosa significano per i mercati le dimissioni di Kishida
L’annuncio delle dimissioni di Kishida non ha sortito grandi effetti sui mercati finanziari al momento. La Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta con un rialzo dello 0,54%, mentre lo yen è rimasto abbastanza stabile poco sopra 147 per dollaro USA. Ma quali potranno essere gli effetti futuri?
Secondo Yujiro Goto, responsabile della strategia valutaria presso Nomura Securities Co., dipende da chi sarà il candidato a sostituirlo. Se dovessero spuntarla Motegi e Kono, gli investitori potrebbero comprare yen, “dal momento che entrambi avevano parlato della necessità che la BoJ aumentasse i tassi d’interesse e correggesse la debolezza dello yen prima della riunione di luglio”, ha detto Goto. L’effetto contrario si avrebbe se dovesse emergere Takaichi, in quanto “è l’unica persona con la possibilità di prendere una posizione chiara a sostegno di una politica più accomodante, in modo che questo possa spingere lo yen di nuovo al ribasso”, ha aggiunto l’esperto.
Sul fronte azionario, Tomo Kinoshita, strategist del mercato globale presso Invesco Asset Management Japan, ritiene che il cambiamento di vertice al governo “aumenterà la fiducia e migliorerà la capacità di portare avanti le politiche”. Tuttavia, l’effetto sulle azioni “sarebbe negativo se la spinta del Giappone di diventare un hub di gestione patrimoniale rallentasse, poiché Kishida era molto apprezzato nella comunità finanziaria per questo”, ha affermato.
Per quanto riguarda le obbligazioni, Tomo Kinoshita, strategist del mercato globale presso Invesco Asset Management Japan, ha affermato che “il nuovo leader potrebbe non espandere la politica fiscale così come ha fatto Kishida, il che potrebbe avere un impatto positivo sul mercato obbligazionario in termini di solidità fiscale”.









