Mentre nove importanti istituti di credito europei sono al lavoro su una stablecoin denominata in euro e la Bce accelera sull’euro digitale, il Giappone si appresta a digitalizzare il suo sistema bancario con l’introduzione di una stablecoin istituzionale pienamente garantita dallo yen. Il quotidiano economico Nikkei rivela che le tre principali banche giapponesi – Mitsubishi Ufj Financial Group (Mufg), Sumitomo Mitsui Financial Group (Smfg) e Mizuho Financial Group – hanno unito le forze per lanciare una stable regolamentata, legata sia al mercato domestico che ad altre valute fiat come il dollaro statunitense.
Le tre megabanche giapponesi vantano oltre 300.000 importanti partner commerciali. Nella sua fase iniziale, l’iniziativa è destinata proprio ai clienti aziendali per risolvere le problematiche delle transazioni transfrontaliere: la piattaforma comune verrà utilizzata per liquidare i pagamenti tramite la valuta digitale. Nel periodo di lancio, la stablecoin sarà ancorata soltanto allo yen; in una fase successiva, verrà emessa una versione della moneta digitale collegata al dollaro statunitense.
In questo articolo:
- Stablecoin: ecco come il Giappone sfida gli Usa
- Megabanche e fintech giapponesi si sfidano
Stablecoin: ecco come il Giappone sfida gli Usa
Il sistema di Mufg, Smfg e Mizuho permetterà l’interoperabilità tra le banche secondo standard tecnici e legali condivisi. Il consorzio avrà per partner importanti player tecnologici per garantire la sicurezza e la protezione dei wallet. Sebbene i dettagli sull’operazione siano ancora limitati, tutto lascia pensare che la prima emissione possa avvenire nel corso del 2026. In un contesto di forti guerre commerciali, la spinta all’introduzione della stablecoin punta a ridurre la dipendenza dal dollaro nelle transazioni regionali.
Il piano di integrazione tra valute fiat e blockchain guarda soprattutto ai servizi finanziari cross-border. Uno yen digitale permetterà di velocizzare i pagamenti tra aziende e istituzioni finanziarie, rendendoli accessibili e sicuri, di ridurre i costi delle rimesse internazionali e di ottimizzare l’efficienza dei trasferimenti transfrontalieri. Le commissioni di transazione, i servizi di custodia digitale e le operazioni di cambio tra valute tradizionali e asset digitali rappresentano un fonte aggiuntiva di reddito per le tre banche giapponesi.
L’obiettivo a lungo termine è però quello di sfondare nei pagamenti quotidiani, negli acquisti online e nei micropagamenti per i contenuti digitali come gli abbonamenti alle piattaforme di streaming e alle riviste e ai quotidiani. Un report di Chainalysis rivela infatti che l’adozione delle criptovalute nell’area Apac (la regione Asia-Pacifico) è aumentata fortemente nel periodo che va da luglio 2022 a giugno 2025, ma con percorsi nazionali distinti. Nel 2025 il Giappone ha registrato la crescita più significativa tra i primi cinque mercati dell’Apac: +120% rispetto all’anno precedente, un dato superiore alle percentuali di Indonesia (+103%), Corea del Sud (+100%), India (+99%) e Vietnam (+55%).
Megabanche e fintech giapponesi si sfidano
Ad alimentare la diffusione e l’investimento nelle cripto-attività in Giappone sono stati i cambiamenti normativi che hanno allineato la supervisione del settore agli standard del mercato azionario tradizionale. In questa espansione sono proprie le stablecoin a giocare un ruolo chiave. Dal 2023 è in vigore una legge che vieta l’emissione di stable da parte di istituzioni non bancarie, con obbligo di riserve garantite al 100% in yen.
Nel corso dello stesso anno, Mitsubishi Ufj Financial Group, che si è confermato il gruppo finanziario più grande del Giappone, ha lanciato il progetto Progmat, una piattaforma di infrastrutture blockchain e tokenizzazione degli asset reali orientata all’emissione di stablecoin con ancoraggio allo yen su Ethereum, Polygon, Avalanche e Cosmos. L’infrastruttura è stata subito supportata da un ampio network di banche giapponesi.
L’impatto di un mercato regolamentato ha spinto la Fsa (Financial Services Agency, l’ente regolatore finanziario nipponico) a concedere la licenza di Ftsp (funds transfer service provider, fornitore di servizi di transazioni elettroniche) a Jpyc, la fintech di Tokyo che per prima ha proposto un progetto di stablecoin garantita dallo yen. Durante una conferenza stampa, l’amministratore delegato Noritaka Okabe ha dichiarato che la stable di Jpyc sarà “completamente convertibile in yen” e sostenuta dai risparmi locali e dai titoli di Stato giapponesi.
In questo caso, l’uso spazia dal carry trade alle rimesse internazionali, fino ai pagamenti aziendali e alle integrazioni con Psp, merchant e protocolli DeFi. Anche questa stablecoin utilizzerà la piattaforma Progmat di Mitsubishi Ufj Trust Bank, ma verrà lanciata già questo autunno con l’attivazione bridge multi-chain e le prime attestazioni di riserva, aspirando ad attirare grandi investitori come hedge fund e family office. Jpyc prevede di emettere la sua valuta digitale per un valore di 1 trilione di yen entro tre anni. Ma con l’arrivo della stablecoin delle megabanche, la competizione nel settore si annuncia a dir poco intensa.









