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Giorgio Armani: in arrivo IPO o fusione?

Giorgio Armani: in arrivo IPO o fusione?

Giorgio Armani S.p.A. potrebbe quotarsi in Borsa o fondersi con una società concorrente. Queste possibilità sono state ventilate in un’intervista rilasciata a Bloomberg dall’imprenditore piacentino che ha fondato e controlla quasi interamente l’azienda. Nell’occasione, lo stilista ha affermato di voler prendere in considerazione il fatto che la società possa non essere più indipendente dai grandi gruppi o diventare pubblica. Tuttavia, “la quotazione è qualcosa di cui non abbiamo ancora discusso”, ha precisato lo stilista che l’11 luglio compirà 90 anni.

Tale ipotesi è contemplata in un documento riservato approvato dall’assemblea straordinaria del 2016 e integrato a settembre 2023, in cui è scritto che ci sarà un nuovo statuto con effetto dalla data di apertura della successione di Armani. Nel testo si riporta che per la quotazione della società su un mercato regolamentato sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei presenti in assemblea, ma solamente a partire dal quinto anno successivo dell’entrata in vigore dello statuto. Invece, per quel che riguarda altre operazioni straordinarie come una fusione, occorrerà la maggioranza qualificata del 75% dei voti nell’assemblea straordinaria.

 

Giorgio Armani: 6 categorie di azionisti

Lo statuto prevede anche la presenza di sei categorie di azionisti nella società, ognuna con diversa capacità di voto. I soci A avranno il 30% del capitale con diritto di esercitare 1,33 voti per azione. I soci B, C, D ed E otterranno il 15% del capitale a testa. Mentre gli F saranno in possesso del 10% delle azioni, ognuna con diritto a 3 voti. Ciò implica che i soci A ed F insieme, pur con una minoranza delle azioni ordinarie totali in possesso (40%), avranno il controllo nelle decisioni aziendali con il 53% dei voti in assemblea.

Inoltre ai soci A è assegnato il diritto di nominare tre membri nel consiglio di amministrazione della società, tra i quali verrà scelto il presidente; mentre i soci F possono nominare due consiglieri, uno dei quali sarà l’amministratore delegato. Il board verrà formato da otto componenti. Gli azionisti invece saranno tutti uguali davanti al dividendo, che sarà distribuito solo per il 50% degli utili prodotti dall’azienda.

 

Giorgio Armani: quanto potrebbe valere con IPO e fusione

Ma quanto potrebbe valere Giorgio Armani S.p.A. qualora decidesse in futuro di quotarsi in Borsa o di aggregarsi con un competitor? Secondo gli analisti di Bloomberg Intelligence, “un prezzo ragionevole potrebbe essere compreso tra 8 e 10 miliardi di dollari, nell’ipotesi di un enterprise value di 17 volte l’EBITDA calcolate intorno alla crescita normalizzata del mercato del 5%-6% nel 2024 e rispetto al suo mix di design e lusso che stimiamo abbia un potenziale di margine EBITDA a medio termine del 24%”. Secondo il dato più recente disponibile, Armani ha realizzato vendite nel 2022 per 2,4 miliardi di euro, a fronte di quasi 80 miliardi di euro registrati quell’anno da LVMH.

 

Il futuro del lusso italiano

Armani fa parte a pieno titolo di quelle aziende, che caratterizzano l’industria italiana del lusso, incentrate sul controllo familiare o indipendenti da altri gruppi. È il caso di Salvatore Ferragamo, Prada, Moncler ed Ermenegildo Zegna, ben lontani in termini dimensionali dai grandi gruppi come LVMH e Kering. Altre aziende hanno invece scelto di diventare di proprietà dei colossi francesi. Ad esempio, Fendi, Bulgari e Loro Piana sono stati assorbiti da LVMH, mentre Gucci è di proprietà di Kering.

Giorgio Armani si augura che “la moda italiana rimanga un simbolo non solo di immagine ma anche di operosità e artigianalità”. A suo avviso, il fatto che i grandi gruppi abbiano sempre più nel mirino i marchi storici “da un lato assicura una crescita, ma dall’altro comporta un inevitabile spostamento di valori e un sostanziale sconvolgimento, stile compreso”. Pertanto, Armani spera che “molte delle aziende italiane mantengano la loro indipendenza come principio essenziale”. Tutto ciò si unisce alla speranza per il futuro dettata dal fatto che il nostro Paese “è sempre un terreno fertile per la fioritura di nuovi brand e ha una capacità di adattamento e inventiva”.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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