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Goldman Sachs: quanto è difficile l’uscita dal business delle carte di credito

Goldman Sachs: quanto è difficile l'uscita dal business delle carte di credito

L’uscita di Goldman Sachs dal business delle carte di credito avviato con Apple quattro anni fa si sta rivelando più difficile del previsto. La big bank americana sta cercando un acquirente per la sua partecipazione nella partnership ma, secondo alcune indiscrezioni, sta ricevendo pressioni da potenziali offerenti affinché il prezzo diventi più attraente. Se Goldman sarà costretta ad abbassare la valutazione l’istituto finanziario registrerebbe l’ultima di una serie di perdite degli ultimi anni in un business che si è rivelato rischioso e poco redditizio.

Un altro scoglio da superare per l’ingresso di nuovi partner che avvicendino Goldman Sachs è rappresentato dai termini dell’accordo con Apple. Gli offerenti vorrebbero che i dati dei titolari delle carte Apple venissero venduti a terzi per il marketing o la pubblicità, cosa che in questo momento non avviene. Alcune fonti vicine alla vicenda suggeriscono che emittenti come Synchrony Financial, Citigroup e Capital One sarebbero pronti a entrare come partner se le condizioni venissero cambiate. Mentre American Express il mese scorso si sarebbe dimostrata titubante a impegnarsi, dati i tassi di perdita del programma.

Apple ultimamente avrebbe inviato una proposta a Goldman Sachs per uscire dal contratto in scadenza alla fine del decennio nei prossimi 12-15 mesi, ma il termine sarà valido solo se la compagnia sarà in grado di trovare un’altra banca per mantenere i due servizi attualmente operativi. Allo stato attuale, tuttavia, per la banca newyorchese è un’impresa divorziare da Apple senza subire grosse perdite.

 

Goldman Sachs: la fine del calvario delle carte di credito è vicina?

A ottobre l’amministratore delegato di Goldman Sachs, David Solomon, ha detto che la banca stava cercando di sbarazzarsi dell’attività nelle carte di credito, ma di “non avere il diritto unilaterale di uscire dalla partnership”. L’interpretazione data dagli analisti è che l’istituto di credito stia perdendo denaro visto che Goldman Sachs non pubblica i risultati attinenti all’attività in questione. Secondo quanto ha affermato Warren Kornfeld, vicepresidente senior di Moody’s Investors Service, nei primi anni di attività gli emittenti delle carte di credito perdono soldi. Anche perché, in base alla normativa in vigore, devono accantonare il 7% delle vendite previste per coprire eventuali perdite.

Nello specifico Goldman Sachs è andata incontro a un altro grosso problema. I suoi clienti sono di fascia alta e quindi la banca aveva poca esperienza nei prestiti a clienti meno abbienti. Di conseguenza, insieme ad Apple ha concesso prestiti con troppa disinvoltura a soggetti con merito creditizio basso per cercare di aumentare le entrate. Questa politica però si è ritorta contro la stessa banca facendo accumulare perdite per prestiti inesigibili.

Al fine di ravvivare il business le due società hanno messo in campo alcune offerte promozionali come l’azzeramento di commissioni annuali per le transazioni estere e per il ritardo nei pagamenti. Inoltre hanno introdotto conti risparmio ad alto rendimento per chi fosse titolare delle carte di credito, il che ha generato una raccolta aggiuntiva di 10 miliardi di dollari di depositi in Goldman Sachs da aprile ad agosto. Evidentemente questo non è bastato a far decollare veramente l’attività. “Goldman non aveva una presenza significativa nel business delle carte di credito” ha detto Mike Taiano, vice presidente di Moody’s. “Questo è stato un grosso problema. Voleva entrare nel business delle carte, quindi probabilmente era disposta a prendersi il rischio di un esito non favorevole”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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