Cambiamento climatico e Green Jobs: ecco quali sono i lavori del futuro

Cambiamento climatico e Green Jobs: ecco quali sono i lavori del futuro

Cambiamento climatico e Green Jobs: ecco quali sono i lavori del futuro

L’obiettivo numero 8 dell’Agenda 2030, il programma d’azione per lo sviluppo sostenibile adottato dai governi di 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, è “promuovere una crescita economica duratura e sostenibile e un’occupazione piena e produttiva per tutti”. La questione del lavoro è uno dei punti centrali e più dibattuti della transizione verde: quanti posti “tradizionali” andranno perduti con i radicali cambiamenti tecnologici che l’economia green impone? E quali saranno invece le competenze e le professioni più richieste dal mercato nei prossimi anni? Alcune ancora non esistono ed è difficile prevederle.

“Gran parte dei lavori che ci saranno tra 40 anni nemmeno li conosciamo”, ha detto il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani durante l’incontro “Il lavoro che verrà. I lavori che verranno” al meeting di Rimini. Altri impieghi, invece, sono già presenti in vari settori industriali oppure sono professioni esistenti che si stanno evolvendo: quando si parla di Green Jobs, si intende proprio quella vasta gamma di professioni a tema sostenibilità nella green economy, un settore in costante crescita che creerà nuovi posti di lavoro nei prossimi anni.

 

Cosa sono i Green Jobs?

La prima descrizione dei “lavori verdi” si trova nel rapporto “Green Jobs: Towards decent work in a sustainable, low-carbon world“, redatto nel 2008 dall’UNEP, il programma dell’ONU per l’ambiente. In questo volume si definiscono Green Jobs i lavori che “aiutano a proteggere gli ecosistemi e la biodiversità, a ridurre il consumo di energia, materie prime e acqua attraverso strategie ad alta efficienza, a de-carbonizzare l’economia e a ridurre al minimo o evitare del tutto la produzione di tutte le forme di rifiuti e inquinamento“. Le attività indicate nello specifico sono quelle “agricole, manifatturiere, di ricerca e sviluppo (R&S), amministrative e di servizio che contribuiscono in maniera sostanziale a preservare o ripristinare la qualità ambientale”. I Green Jobs sono quindi i lavori dei “professionisti verdi” della green economy, legati alla transizione ecologica, all’ambiente e alla sua tutela. Si ritiene che per ogni 5 nuovi posti di lavoro che si generano oggi in Italia, uno è nelle aziende ecosostenibili.

Le opportunità sono innumerevoli e i numeri parlano chiaro. Il report “The Net-Zero Transition” della società di consulenza manageriale McKinsey & Company prevede che il ciclo espansivo dell’economia verde porterà a 200 milioni di nuovi posti di lavoro diretti e indiretti entro il 2050 a fronte della perdita e della riqualificazione di 185 milioni di posizioni. Per restare in Europa, il 37% delle risorse del piano di ripresa Next Generation EU saranno investite nel green e nell’economia circolare. In Italia crescono le imprese eco-investitrici e di conseguenza i Green Jobs e le competenze ambientali. I lavori che rientrano in questa categoria sono passati dai 2.942.000 del 2014 ai 3.141.000 del 2020 e nell’immediato futuro la richiesta di tali profili aggiungerà un’altra quota pari a mezzo milione.

 

Quali sono i Green Jobs in Italia

Il rapporto GreenItaly 2021 della Fondazione Symbola ha stilato un elenco dei Green Jobs più diffusi in Italia tra il 2014 e il 2020. Le professioni a maggiore sviluppo di competenze eco-sostenibili sono dieci:

 

  • Muratore green
  • Responsabile vendite a marchio ecologico
  • Riparatore di macchinari e impianti
  • Installatore di reti elettriche a migliore efficienza
  • Informatico ambientale
  • Esperto del marketing ambientale
  • Ecodesigner
  • Esperto in gestione dell’energia (ingegnere energetico)
  • Certificatore della qualità ambientale
  • Installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale

 

I ricercatori di Symbola stimano che entro il 2025 il 38% del fabbisogno di professioni (pari a 1,3-1,4 milioni di occupati) richiederà elevate competenze green. Queste arrivano subito dopo le soft skills e secondo un’analisi di Unioncamere sono “l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale, la capacità di impostare il rinnovamento tecnologico delle filiere produttive e di modificare i comportamenti individuali e organizzativi sugli obiettivi di ecosostenibilità in seno ai processi produttivi”.

I Green Jobs “classici” sono l’esperto in gestione energetica, l’installatore di impianti fotovoltaici e solari e di condizionamento a basso impatto, il chimico verde e lo scienziato climatico, i tecnici meccanici e della produzione e preparazione alimentare, gli ingegneri elettronici e in telecomunicazioni, gli ingegneri civili ed energetici esperti in rinnovabili. A queste figure si affiancano le professioni che hanno “ripensato” con un accurato reskilling verde le mansioni “tradizionali”: stampatori, idraulici, elettricisti, cuochi. Il comparto delle Public Utilities (energia, gas, acqua, ambiente) investe parecchio nei Green Jobs così come altri settori che offrono numerose opportunità:

 

  • produzione, fornitura e vendita di energie rinnovabili
  • biotecnologia
  • trasporti
  • edilizia e costruzioni
  • architettura
  • ingegneria
  • agro-alimentare
  • gestione dei rifiuti
  • chimico-farmaceutica
  • turismo
  • gommaplastica
  • fabbricazione di macchinari e attrezzature

Il CONAI, Fondazione Cariplo e gli altri enti di formazione

Negli ultimi anni le competenze legate ai temi della sostenibilità ambientale e dell’imprenditorialità green si stanno sviluppando a partire dal mondo della scuola e dell’istruzione, da licei, istituti tecnici e professionali alle università. CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi che riunisce oltre un milioni di imprese produttrici e utilizzatrici, organizza diversi progetti di educazione alla cittadinanza ambientale e percorsi formativi su base regionale per promuovere sul territorio lo sviluppo di sensibilità e competenze nel campo dell’economia circolare.

Tra i vari progetti spiccano il corso di alta formazione “Green Jobs 2022: gestione dei rifiuti tra legge e tecnica” per lo sviluppo di competenze e opportunità professionali in materia di trattamento, recupero e riciclo dei rifiuti; il “Bando CONAI per Tesi di Laurea 2022” per l’assegnazione di un premio in denaro (di 3.000 euro) e per la redazione di due tesi di laurea a carattere scientifico e tecnologico su strategie di decarbonizzazione della filiera del riciclo delle plastiche ed etichettatura ambientale degli imballaggi; il programma Riciclo di classe (in collaborazione con il Corriere della Sera) per educare i bambini delle scuole primarie a comportamenti responsabili e consapevoli in materia di raccolta differenziata e riciclo dei materiali di imballaggio.

Nel 2015 la Fondazione Cariplo ha lanciato Green Jobs, una piattaforma di orientamento, formazione ed alternanza scuola/lavoro per promuovere tra i giovani la cultura della sostenibilità. Realizzato con JA Italia e InVento Innovation Lab e con vari enti attivi a livello regionale, Green Jobs fornisce a studenti e docenti delle classi 4° di licei, istituti tecnici e professionali competenze trasversali legate a autoimprenditorialità e tematiche green. Dal 2018 il programma è diventato nazionale (dalla Lombardia si è allargato in Piemonte, Liguria, Veneto, Provincia di Trento, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania) grazie al sostegno di sette Fondazioni di origine bancaria aderenti all’ACRI: CRT, Compagnia di San Paolo, Carispezia, Cariparo, Caritro e Tercas.

AISFOR, l’Agenzia per l’Innovazione, lo Sviluppo e la Formazione, organizza corsi di orientamento e formazione per promotore culturale per lo sviluppo del turismo rurale sostenibile, certificatore energetico (SMART) degli edifici, operatore manutentore del verde, gestore del Sistema Qualità e progettista edile con stampa 3D. Il CESIE (Centro Studi e Iniziative Europeo) di Palermo coordina i laboratori IN2STEAM – Inspiring Next Generation of Girls through Inclusive STE(A)M Learning in Primary Education, avviati nelle scuole primarie di diversi Paesi europei per promuovere un approccio multidisciplinare all’insegnamento delle STE(A)M con un concreto interesse per sostenibilità e Green Jobs.

Ingegneri energetici a lavoro
Ingegneri energetici a lavoro (foto: City of Trees / National Trust)

I Green Jobs più richiesti

Il passaggio verso l’economia verde “sta determinando una modifica strutturale all’interno dell’occupazione nei Paesi avanzati e in quelli emergenti”, si legge nel Focus “Smart & Green, l’economia che genera futuro” di Censis e Confcooperative. Il report dell’istituto di ricerca e della confederazione delle cooperative prevede che nel 2023 soltanto la filiera “salute e benessere” svilupperà 324.000 occupati. Il futuro del lavoro nell’era della transizione energetica passa quindi per gli impieghi ad alta richiesta di competenze green: ecco quali saranno quelli più richiesti adesso e soprattutto nei prossimi anni.

Chief Sustainability Officer

Il manager multidisciplinare del futuro: il CSO monitora l’impronta ambientale e sociale di un’azienda, si occupa delle politiche sostenibili, gestisce le certificazioni internazionali, propone attività di sustainable business partnership, conquista la fiducia dei consumatori raggiungendo le aspettative e gli obiettivi che questi si aspettano da un determinato marchio.

Energy Manager

È il responsabile per l’uso intelligente e razionale delle fonti di energia in un’azienda, il manager che tiene sotto controllo i consumi e i costi energetici. Ci sono quelli interni alle imprese (soprattutto medio-grandi) e quelli esterni che lavorano come consulenti. In determinate aziende italiane ed enti pubblici è una figura che deve essere già obbligatoriamente nominata per legge.

Esperto in gestione dell’energia

Si differenzia dall’Energy Manager perché è un profilo interdisciplinare: l’EGE deve interpretare i cambiamenti continui del settore e capire come far muovere l’azienda nel contesto del nuovo mercato europeo dell’energia. Esistono già percorsi formativi adeguati e certificazioni che attestano le competenze di questa figura professionale.

Risk Manager ambientale

È il professionista che gestisce i rischi ambientali delle attività produttive e calcola le conseguenze dell’impatto di un eventuale incidente su ambiente e sicurezza. Le competenze che gli sono richieste sono multidisciplinari: giuridiche e assicurative, di scienze naturali ed economia ambientale.

HSE Manager

È l’acronimo che sta per Health, Safety & Environment: il manager che si occupa dell’adempimento degli obblighi su salute, sicurezza e ambiente all’interno della ditta. È operativo quando attua le misure di prevenzione e protezione dai rischi per lavoratori e impresa, strategico quando analizza e definisce il piano aziendale da adottare.

Waste Manager

Lo specialista nella corretta gestione dei rifiuti: analizza, monitora e ottimizza i costi di smaltimento, riciclo e recupero degli scarti. Inoltre garantisce che tutte le attività di questo segmento d’impresa siano svolte in conformità con gli standard normativi, le leggi vigenti e le politiche aziendali.

Certificatore energetico

Il tecnico abilitato incaricato dall’azienda di fornire una descrizione delle caratteristiche energetiche di un impianto, un edificio, un macchinario e certificarne il grado di efficienza. Esistono già specifici corsi di formazione per il settore edilizio e degli immobili, ma in futuro saranno figure richieste in numerosi ambiti.

Esperto chimico tessile

Il settore della moda e dell’abbigliamento è stato per anni uno dei più inquinanti. La spinta alla green economy favorisce la creazione di nuove professioni come il designer circolare (chi ripara e rigenera materiale usato) e il chimico tessile che lavora su innovazione e ricerca di materiali meno impattanti.

Responsabile del riciclaggio dei tessuti

Sempre nel mondo della moda è molto richiesta questa figura: si occupa del processo mediante il quale i vecchi indumenti e altri tessuti (in particolare fibre sintetiche) vengono recuperati per il riutilizzo dei materiali. Tantissime realtà del fast-fashion si stanno orientando sul riciclo e la trasformazione in nuovi prodotti.

Circular Design Assistant

Il professionista del settore abbigliamento che lavora creativamente e strategicamente per minimizzare gli sprechi delle risorse naturali e i rifiuti e progettare un ecosistema rigenerativo integrato, al termine del quale dai materiali usati giunti a fine ciclo si preveda la nascita di altri prodotti.

Meccatronici

I meccanici ed elettrauto del futuro. Dovranno coniugare competenze di meccanica, elettronica ed informatica per affrontare la rivoluzione europea del 2035: lo stop alla vendita di auto a benzina, diesel e Gpl e il passaggio definitivo al motore elettrico.

 

Programmatore agricolo della filiera corta

L’agricoltura sostenibile si sta imponendo come l’approccio di produzione e consumo più diffuso nel settore delle risorse naturali. Questa figura supervisiona il processo che porta i prodotti agricoli dal produttore al consumatore, pianifica le stagionalità e la rotazione delle colture e analizza gli impatti energetici, il mercato e la domanda locale.

Cuoco sostenibile

Gli chef che si dedicano alla cucina sostenibile: il modo verde di pensare la ristorazione che prevede attenzione a piatti e tradizioni locali, utilizzo esclusivo di materie prime a chilometro zero, riduzione degli sprechi, risparmio di energia e di risorse.

Promotore edile di materiali sostenibili

L’edilizia verde lavora sempre di più per un’organizzazione logistica carbon free e per la riduzione del consumo di acqua, petrolio e materie prime. Questo profilo conosce e promuove presso le imprese del settore i prodotti 100% vegetali, realizzati dalle sottolavorazioni come sughero, canapa e inerti minerali.

Informatico ambientale

Lo specialista che analizza, progetta e realizza i sistemi software e IoT (Internet of Things) per ottimizzare i consumi e gestire i sistemi di riscaldamento e raffreddamento degli impianti. Al suo fianco operano anche il bioinformatico (nei settori biologia e genomica) e il geoinformatico che applica l’informatica alle scienze geologiche.

Giurista ambientale

L’esperto in giurisprudenza che analizza e interpreta correttamente le norme locali, nazionali e comunitarie in merito all’ambiente e alla sostenibilità. È suo compito coordinare le procedure con le altre aree dell’impresa ed evitare potenziali rischi e sanzioni di natura amministrativa, civile e penale.

 

Specialista in contabilità verde

Come il giurista ambientale, il “ragioniere green” esamina le informazioni contabili, propone soluzioni fiscali per favorire la sostenibilità aziendale e l’efficienza energetica, costruisce l’impalcatura finanziaria attraverso cui l’impresa può riuscire a investire in rinnovamento e ridurre i costi.

Educatore ambientale

Nel campo della formazione ed istruzione per l’infanzia trova sempre più spazio l’educazione all’ecosostenibilità. L’educatore ambientale insegna le politiche ambientali: non essendoci ancora una regolamentazione della professione, lavora da consulente per scuole, centri specializzati, associazioni culturali, aree protette e musei, enti locali e gestori di parchi e riserve naturali.

Esperto in Forest Therapy

Può sembrare una professione insolita, ma specie dopo i lockdown e le chiusure causate dalla pandemia di COVID-19 sono tante le persone che cercano di ritrovare un contatto con la natura. I professionisti della Forest Therapy fanno da guida per una connessione profonda con l’ambiente: questa disciplina ha effetti terapeutici riconosciuti per la salute e il benessere.

Arboricoltore

Il Tree Climbing è l’arrampicata sugli alberi ed è un’attività diversa dall’arrampicata sportiva. Gli operatori arboricoltori la praticano quando sono ingaggiati per la cura degli alberi: alle doti fisiche uniscono quindi una profonda conoscenza della biologia e della fisiologia delle diverse specie e del “sistema albero”.

Influencer Green

Greta Thunberg e Vanessa Nakate hanno dettato la linea. Dopo di loro sono arrivati numerosi professionisti dei social che promuovono abitudini e stili di vita più sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Considerando che l’87% degli utenti sul web consuma seguendo le indicazioni fornite dagli influencer e i branded content, i marchi eco-friendly sono i primi partner interessati ad accordi e collaborazioni commerciali con queste figure.

 

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