Guerra in Iran, i cieli del Golfo si chiudono e il settore viaggi va in rosso

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L’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha innescato uno dei più gravi shock per il trasporto aereo degli ultimi anni, con effetti immediati anche sui mercati finanziari. Lunedì le principali compagnie di viaggio hanno registrato forti ribassi in Borsa, mentre il blocco di alcuni tra gli hub più trafficati del Medio Oriente e la chiusura di ampie porzioni di spazio aereo hanno costretto a migliaia di cancellazioni e dirottamenti. In parallelo, il prezzo del petrolio è balzato di circa il 7%, riportandosi ai massimi degli ultimi mesi in una fase di già elevata volatilità geopolitica.

 

In questo articolo:

 

  • Settore viaggi sotto pressione, il greggio torna a correre
  • Scali del Golfo fermi, collegamenti internazionali in tilt
  • Voli: ritardi e cancellazioni con l’Asia che paga il conto più salato

 

Settore viaggi sotto pressione, il greggio torna a correre

A finire subito nel mirino delle vendite è stato il comparto travel europeo. Secondo quanto riportato da Reuters, le azioni di Tui, il maggiore gruppo di viaggi del continente, hanno perso circa il 7% nelle prime fasi di contrattazione, mentre Iag, proprietaria di British Airways, è scesa del 9%. Lufthansa e Air France-KLM hanno registrato cali nell’ordine del 7%, così come il gruppo alberghiero Accor e il colosso delle crociere Carnival. Secondo le indicazioni sul pre-mercato, sia Lufthansa sia Tui risultavano inizialmente impostate per un ribasso vicino al 12%, segnale di un impatto immediato delle notizie provenienti dal Golfo sulle aspettative degli operatori.

Anche le compagnie aeree statunitensi hanno lasciato sul terreno intorno al 5% nelle contrattazioni pre-market, mentre gli analisti indicano l’aumento del costo del carburante, le cancellazioni e i dirottamenti tra i principali fattori di pressione sui conti, nonostante le coperture sul fuel di cui dispongono molti vettori. Un quadro che si ritrova anche su diverse compagnie asiatiche, esposte allo stesso combinato di rincaro del greggio e disagi operativi. Difatti, la reazione dei mercati energetici non si è fatta attendere: lunedì i future sul Brent hanno toccato un nuovo massimo a 52 settimane a 79,40 dollari al barile, in rialzo di circa il 9,3%, mentre il West Texas Intermediate statunitense è avanzato di oltre il 9% fino a 73,10 dollari.

 

Scali del Golfo fermi, collegamenti internazionali in tilt

Sul piano operativo, le conseguenze della guerra in Iran si vedono innanzitutto sugli hub del Medio Oriente. Gli aeroporti di Dubai, l’aeroporto internazionale più trafficato al mondo con 92 milioni di passeggeri nel 2024, e di Doha risultano chiusi da tre giorni, con decine di migliaia di viaggiatori bloccati. L’Easa, l’agenzia europea per la sicurezza dell’aviazione, ha diffuso un bollettino che raccomanda ai vettori di “non operare nello spazio aereo interessato a tutti i livelli e le altitudini di volo” almeno fino al 2 marzo, con l’ulteriore estensione al 6 marzo per i voli su Tel Aviv. La guerra ha portato alla chiusura dello spazio aereo sopra Iran, Israele, Iraq, Qatar, Bahrain, Kuwait, Siria ed Emirati Arabi Uniti; in Arabia Saudita le restrizioni sono parziali, mentre Giordania e Libano restano aperti con operatività limitata. Emirates ha sospeso tutte le operazioni da e per Dubai fino alle 15.00 di domani (le 18.00 in Italia), mentre flydubai ha fermato i voli fino allo stesso orario di martedì 3 marzo 2026, spiegando che “la situazione è estremamente variabile ed è sotto continuo monitoraggio”. Le cancellazioni interessano anche Etihad, Air India, Turkish Airlines e numerosi vettori europei come Air France, British Airways e Lufthansa. Virgin Australia, che utilizza aeromobili operati dal partner Qatar Airways sulla rotta per Doha, ha cancellato otto voli in una sola giornata, offrendo ai passeggeri modifiche gratuite delle prenotazioni.

 

Voli: ritardi e cancellazioni con l’Asia che paga il conto più salato

Secondo le stime raccolte nel fine settimana, sarebbero circa 5.000 i voli cancellati verso il Golfo, cui si aggiungono migliaia di collegamenti operati dalle compagnie mediorientali verso le principali destinazioni globali e decine di migliaia di ritardi sui voli ancora in esercizio. Nella sola giornata di domenica 1 marzo si sono stimati circa 19.000 voli in ritardo verso le aree del Golfo e 2.600 cancellazioni, un numero analogo a quello registrato sabato. L’impatto è comparabile, per ordine di grandezza, a quello osservato durante i momenti più critici della pandemia da coronavirus.

Flightradar24
Mappa transiti aerei sopra le zone interessate dal conflitto (Iran, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman). Fonte: Flightradar24

Le rotte dall’Europa verso l’Asia sono state deviati su corridoi alternativi che transitano in particolare sull’Arabia Saudita e sul Caucaso, con tempi di volo più lunghi e maggior consumo di carburante. La mappa dei transiti aerei su flightradar24 mostra un vuoto evidente sopra le zone del conflitto.

Anche i vettori asiatici stanno risentendo della crisi: ANA Holdings, Air China, China Southern Airlines, China Eastern Airlines, AirAsia X, China Airlines di Taiwan ed EVA Airways hanno perso almeno il 4% in Borsa, mentre Cathay Pacific è arrivata a cedere fino al 7% prima di ridurre le perdite. La compagnia di Hong Kong ha cancellato tutti i voli passeggeri per il Medio Oriente, inclusi quelli per Dubai e Riyadh, fino a nuovo avviso. Singapore Airlines ha sospeso i voli da e per Dubai fino al 7 marzo e Japan Airlines ha fermato i servizi Tokyo-Doha. Secondo i dati di VariFlight, le compagnie della Cina continentale hanno cancellato il 26,5% dei voli da e per il Medio Oriente nel periodo 2-8 marzo, un andamento che segnala una forte interruzione nel brevissimo termine, mentre la limitata revisione degli operativi sull’intera settimana suggerisce che i vettori stanno ancora cercando di evitare modifiche strutturali agli orari nell’attesa di capire l’evoluzione del quadro.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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