A Piazza Affari, nel giorno della relazione annuale della Consob, si consuma la svolta sulla presidenza rimasta vacante da quattro mesi. Il Consiglio dei ministri, convocato per oggi, procederà alla nomina di Guido Stazi come nuovo presidente dell’Autorità di vigilanza sui mercati, colmando la casella lasciata vacante dalla scadenza del mandato di Paolo Savona.
La scelta arriva al termine di settimane di tensioni nella maggioranza di governo e riporta d’attualità il tema delle criptovalute, su cui resta da capire se prevarrà la continuità con Savona o un cambio di rotta.
In questo articolo:
- La nomina di Guido Stazi, dopo quattro mesi di stallo
- Chi è Guido Stazi
- Criptovalute, quale sarà la nuova linea?
La nomina di Guido Stazi, dopo quattro mesi di stallo
A imprimere la svolta decisiva è stato l’intervento di ieri del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che a margine della relazione annuale della Consob a Palazzo Mezzanotte, letta dalla presidente vicaria Maria Chiara Mosca, aveva anticipato l’intenzione di assegnare l’incarico nel corso della settimana, dopo i contatti avuti con Antonio Tajani. Secondo quanto riportato da Adnkronos, il nome scelto dalla maggioranza è quello di Guido Stazi, attuale segretario generale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. La casella era rimasta vacante da quattro mesi, dopo la conclusione del mandato settennale di Savona, periodo durante il quale la presidenza è stata retta ad interim dalla stessa Mosca, che nella sua prima relazione ha ricordato come la vicarietà sia prevista dal regolamento di organizzazione dell’istituto e si sia già verificata in passato in altre tre occasioni.
Il percorso verso la nomina è stato segnato da candidature naufragate, tra cui quella di Marina Brogi, del consigliere economico di Palazzo Chigi Renato Loiero e della commissaria Consob Gabriella Alemanno. Il nodo più complesso ha riguardato Federico Freni, sottosegretario all’Economia sostenuto dalla Lega, la cui candidatura si è arenata di fronte al veto di Forza Italia, orientata verso un profilo esterno al governo per tutelare l’indipendenza dell’authority; lo stesso Freni ha poi fatto un passo indietro, motivando la scelta con la volontà di non essere un elemento di divisione. Nella giornata di ieri era circolata anche l’ipotesi di Marco Osnato, di Fratelli d’Italia, come possibile via d’uscita dall’impasse tra Lega e Forza Italia, prima che la soluzione condivisa si concentrasse su Stazi. Freni aveva peraltro sottolineato come la commissione continui a operare anche in assenza di un presidente titolare, pur ricordando che il risiko bancario in corso richiede un vertice al completo.
La partita delle nomine resta comunque aperta anche su un altro fronte, considerato che il governo dovrà a breve individuare anche il nuovo presidente dell’Antitrust, casella vacante da oltre due mesi per la quale finora sono circolate soltanto candidature tecniche.
Chi è Guido Stazi
Trent’anni spesi tra le autorità di garanzia e regolazione compongono il curriculum del nuovo presidente. Nato a Roma nel 1957, Stazi si è laureato in giurisprudenza alla Sapienza con una tesi in politica economica seguita dal professor Franco Romani, per il quale ha lavorato come assistente universitario dal 1984 al 1990, sia alla Sapienza sia presso la cattedra di Scienza delle finanze e diritto finanziario della Luiss Guido Carli. Negli stessi anni ha diretto anche gli studi e le ricerche della Fondazione Luigi Einaudi per Studi di Politica ed Economia di Roma. Il legame con Romani, presidente della Commissione di studio dei problemi della concorrenza istituita nel 1987 dall’allora ministro dell’Industria Valerio Zanone e da cui è scaturita la legge antitrust italiana numero 287 del 1990, ha portato Stazi a lasciare l’università nel 1991 per contribuire alla fondazione dell’Antitrust, dove ha lavorato come funzionario dal 1991 e poi come dirigente e direttore fino al 2005.
Il suo percorso istituzionale prosegue con l’incarico di capo di gabinetto dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni tra il 2005 e il 2012 e con quello di segretario generale della Consob tra il 2013 e il 2017, ruolo che lo riporta oggi a Piazza Verdi con una responsabilità diversa; dall’8 marzo 2022 ricopre nuovamente l’incarico di segretario generale, questa volta dell’Antitrust.
All’attività istituzionale si affianca quella accademica, con l’insegnamento di Economia e politica della concorrenza all’Università di Siena, dove è stato professore a contratto negli anni accademici 1995-1996 e 1996-1997, e quella pubblicistica, come editorialista di MF-Milano Finanza, testata su cui ha firmato interventi di attualità politica interna e internazionale oltre che su grandi questioni economiche. Tra i suoi scritti figurano volumi dedicati al potere dei monopoli digitali, tra cui “Is Competition a Click Away?” e “Sovranità.Com”, che gli hanno consolidato la reputazione di esperto sui temi della rivoluzione digitale, del potere di mercato delle grandi imprese tecnologiche statunitensi e delle sue connessioni con la teoria antitrust e i sistemi di regolazione.
Criptovalute, quale sarà la nuova linea?
Tra i temi su cui si attende di capire l’orientamento del nuovo vertice figura anche quello delle criptovalute. Nel novembre 2025, in occasione del Forum dei Consumatori organizzato al Cnel, Paolo Savona aveva segnalato come Bitcoin e le piattaforme di gestione delle criptovalute rappresentino un canale attrattivo per i circuiti illegali, indicandole come strumento privilegiato dalle organizzazioni criminali per il riciclaggio di ricchezze, grazie alla segretezza che la moneta virtuale garantisce alle operazioni e al blocco delle informazioni che ostacola la conferma di reati finanziari e i trasferimenti di fondi a organizzazioni criminali e terroristiche.
A quell’intervento aveva fatto seguito, nella stessa occasione, il commento dello stesso Stazi, che aveva ripreso l’appello di Savona ribadendo la necessità di un regolamento europeo capace di evitare la concentrazione del potere tecnologico in poche mani, specificando che l’assenza di regole trasforma la tecnologia in un meccanismo di sfruttamento generatore di squilibri e diseguaglianze, con rischi non solo per l’economia ma anche per la tenuta democratica.
Una dichiarazione che pone la posizione di Stazi in linea con quella di Savona nel sollecitare una cornice normativa europea più stringente, senza che siano ad oggi disponibili elementi su eventuali margini di discontinuità rispetto all’impostazione del suo predecessore una volta insediato alla guida della Consob.









