Ichino: Italia in crisi? Ne verremo fuori con... Mario Draghi

ICHINO: ITALIA IN CRISI? NE VERREMO FUORI CON… DRAGHI

salvini

Ospite di Le Fonti Tv, il giuslavorista ed ex senatore Pd ha parlato dei principali temi politici ed economici

 

Draghi, Salvini, Ilva e Alitalia. Sono alcuni dei temi toccati da Pietro Ichino, intervistato durante “Instant Focus” Su Le Fonti Tv. Il giuslavorista ed ex senatore Pd ha fornito uno spaccato del nostro paese molto severo. La chiave? LA fiducia degli italiani. Pari a zero. Zero fiducia nelle istituzioni. Zero fiducia nel governo e nei sindacati. Zero fiducia anche nel lavoro.

Qui di seguito i principali passaggi:

 

Il problema principale del paese? Il debito pubblico

Se dobbiamo scegliere cos’è che va più male, è sicuramente il debito pubblico, dovuto a un sistema che non sa occuparsi del proprio futuro. a causa di governi impostati per campare giorno per giorno, sempre in campagna elettorale e che rendono impossibili gli investimenti da costruire  guardare al futuro.

Alitalia? Ci stiamo dissanguando per mantenerla

Un caso lancinante. Abbiamo diffuso un messaggio catastrofico davanti all’ipotesi di fallimento di Alitalia. La gestione della crisi poteva e doveva essere migliore e senza che venisse lanciata questa campagna di terrorismo. Paghiamo 3 euro a biglietto e le tratte Milano-Napoli o Milano-Roma costano il doppio di Londra-Glasgow o Parigi-Lione per farla sopravvivere. Il fallimento di Alitalia doveva avvenire molto tempo fa. Avremmo avuto solo vantaggi se fosse stata gestita Air France, che doveva subentrare nel 2008. Negli Stati Uniti nessuno si fa problemi se una compagnia aerea ha sede nel Mississippi o Massachussets. Quello che conta è scegliere la migliore al minor prezzo.

 

Ilva? Un difetto di capitale sociale

Classica situazione in cui l’imprenditore non si fida dello Stato. Non c’è fiducia tra gli attori. Dopo aver trovato l’accordo con Arcelor Mittal il governo ha tolto lo scudo penale. Come conseguenza l’impresa ha mollato, e allora ecco che Giuseppe Conte dice: no, ve lo restituisco. Ma con quale fiducia ci si può aspettare che Arcelor Mittal o in generale qualunque compagnia accetta di accollarsi l’acciaieria con una norma così volatile? Una norma dev’essere stabile per sua stessa natura. Ha senso se ha la prospettiva di rimanere in vigore. Se la cambi ogni volta che vuoi, la uccidi sin dalla nascita.

Salvini e l’opinione pubblica. Che non reagisce

Matteo Salvini si è presentato alle elezioni proponendo l’uscita dall’Euro in campagna elettorale nel 2018, in piazza del Cremlino diceva di sentirsi più a casa che a Bruxelles. E poi abbiamo scoperto i legami organici con la linea politica di Putin volta alla disgregazione dell’Unione Europea. Inoltre, una volta salito al governo ha messo Borghi e Bagnai alle commissioni Bilancio alla Camera e Senato. Salvini era chiaramente contro l’Europa. Ma all’improvviso, l’estate scorsa, si è reso conto che la proposta di uscire l’Italia dall’Europa è molto più difficile da realizzare di quanto lo sia con la Gran Bretagna, dichiarando che l’appartenenza dell’Italia all’Ue è irreversibile. perché nessuno gli ha chiesto di questa inversione a U e quali effetti avrà sul programma? Quali saranno le conseguenze se Salvini dovesse diventare, come sembra, il prossimo premier, ora che l’Italia è irreversibilmente parte dell’Ue? Perché tutto quello che ha detto, e parzialmente fatto, quand’era ministro dell’Interno è definitivamente incompatibile con l’idea di rimanere in Europa. I cui tavoli venivano puntualmente disertati quando si trattava di trovare una soluzione sui migranti, salvo poi dire: “Eh ma l’Europa non ci aiuta”.  Lo stesso vale per Luigi Di Maio, ministro degli Esteri che diserta il G20 in Giappone per fare “politichetta”.

 

La salvezza dell’Italia? Potrebbe essere Mario Draghi

Credo che l’Italia abbia ancora la possibilità di uscire da questa situazione di crisi profonda in cui si trova. Ma non con questo governo. Occorre un ulteriore aggravamento della situazione che renda indispensabile una svolta drastica, e un salto di qualità nelle scelte di politica europea, per partecipare al tavolo delle riforme in Ue da protagonisti. Possiamo farlo, abbiamo anche la persona che potrebbe impersonare questo salto di qualità. Si chiama Mario Draghi e ha la fiducia di tutti. Vogliono candidarlo a presidente della Repubblica: in condizioni normali potrebbe essere la soluzione ideale ma serve invece a Palazzo Chigi qualcuno che dica: “L’intervallo è finito, torniamo a fare le persone serie”. Con lui, la fiducia potrebbe tornare alta, quantomeno nel medio periodo.

Qui sotto l’intervista integrale:

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