Il Norges Bank Investment Management – il fondo sovrano norvegese da 2.100 miliardi di dollari – non investirà nei data center, secondo la sua nuova strategia triennale presentata oggi. Lo ha chiarito il responsabile del settore immobiliare globale del fondo, Alexander Knapp, in un’intervista rilasciata a Bloomberg. Una posizione che suona particolarmente insolita, considerando che con il boom dell’intelligenza artificiale si è scatenata una corsa tra i grandi investitori per accaparrarsi quote delle infrastrutture che ospitano l’enorme quantità di dati generati dalla nuova tecnologia. In questo articolo:
- Fondo sovrano norvegese: perché il no ai data center
- Una mossa anomala
- Fondo sovrano norvegese: dove sta investendo
Fondo sovrano norvegese: perché il no ai data center
Attualmente il più grande fondo sovrano del mondo possiede circa il 3,3% dei suoi attivi nel settore immobiliare e prevede di aumentare la quota a un intervallo compreso tra il 3,5% e il 7%, ha spiegato Knapp. I data center, però, non fanno parte della lista della spesa. Lo scorso anno il Norges Bank Investment Management non è riuscito a superare il suo benchmark anche a causa della sottoperformance degli investimenti immobiliari, e ciò ha generato nel management la necessità di rivedere la strategia.
L’obiettivo ora è creare un rendimento che superi i costi di finanziamento, ha affermato Knapp. “I cambiamenti sono un tentativo di adattarsi al mondo in cui viviamo e anche all’evoluzione del fondo, che oggi è circa il doppio rispetto a cinque anni fa”, ha osservato il manager.
In questo contesto, il veicolo di investimento statale preferisce evitare i data center, settore nel quale è già esposto attraverso una partecipazione nel gestore immobiliare statunitense focalizzato sulla tecnologia Digital Realty Trust. Knapp ha sottolineato che il suo team si sente più a suo agio investendo in un’azienda quotata e liquida piuttosto che in partecipazioni private. “Penso solo che, quando le cose si muovono molto velocemente, sia meglio osservare per vedere cosa succede”, ha dichiarato.
Una mossa anomala
È difficile non definire anomala la scelta di stare lontani dai data center, considerando l’attuale febbre del settore e le dimensioni del fondo. I maggiori investitori immobiliari di private equity stanno accelerando lo sviluppo di nuovi data center, con la prospettiva che la domanda gigantesca generata dall’AI possa far salire le valutazioni e rendere il business profittevole anche solo affittando le infrastrutture.
Tuttavia, alcuni osservatori avvertono di un rischio significativo: l’enorme spesa in conto capitale necessaria per costruire i data center. Pochi investitori possono sostenere investimenti di questa portata e chi costruisce infrastrutture pensando di rivenderle rischia di scontrarsi con una domanda concentrata in poche mani. Inoltre, la tecnologia evolve rapidamente e ciò che è all’avanguardia oggi potrebbe diventare obsoleto nel giro di un anno. Non è dunque scontato che questa strategia si riveli vincente in termini di profitto.
Fondo sovrano norvegese: dove sta investendo
Se il fondo non ha intenzione di puntare sui data center, dove indirizzerà allora i suoi investimenti? Knapp ha affermato che il portafoglio immobiliare sarà più bilanciato, con uffici, immobili commerciali, logistica e abitazioni destinati a rappresentare ciascuno tra il 15% e il 35%. Inoltre, il fondo sovrano intende puntare su asset infrastrutturali per le energie rinnovabili, anche attraverso investimenti indiretti.
In ogni caso, la componente immobiliare e quella delle infrastrutture per le rinnovabili rappresentano una quota residuale del portafoglio complessivo, che rimane investito per oltre il 70% in azioni e per circa il 27% in obbligazioni. A livello geografico, il fondo ha intenzione di entrare in nuovi mercati immobiliari, come l’Europa occidentale nel suo complesso e il Nord America. Ma non trascura l’Europa meridionale, con Spagna e Italia in testa, ha concluso Knapp.








