Il graffio del gatto ha una caratteristica molto particolare. Subito si sente poco, è veloce. Zack. Sembra quasi di essersela cavata a buon mercato. Poi, infidamente, si manifesta. La pelle si arrossa, si gonfia, pulsa. A volte fatica a riassorbirsi e può lasciare una cicatrice. In Borsa esistono “graffi” simili: movimenti ribassisti rapidi, rossi come la traccia sulla pelle, che inizialmente paiono episodi isolati e invece rivelano qualcosa di più profondo. Non parlo della semplice candela rossa, fisiologica alternanza delle sedute. Parlo di quelle sessioni in cui il ribasso è incisivo, profondo, accompagnato da volumi coerenti e capace di spezzare un contesto fino a poco prima ordinato e rassicurante. È lì che il mercato cambia tono.
Difesa bassa e affondo improvviso
I graffi del gatto arrivano quando non te lo aspetti. Per questo fanno male: colpiscono mentre la difesa è abbassata. La perdita è abbastanza ampia da rendere psicologicamente difficile accettarla e chiudere la posizione senza esitazioni. Così si rimane esposti, sperando in un rimbalzo immediato. Talvolta il mercato forte assorbe il colpo in fretta. Arrivano i compratori marginali, si genera la classica “V” e il prezzo torna sui livelli precedenti come se nulla fosse accaduto. In questi casi il graffio si riassorbe. Ma quando aleggia incertezza, il graffio non viene curato: viene doppiato. Una seconda seduta negativa segue la prima, oppure il rimbalzo è fiacco, incapace di attrarre nuova domanda. Il rosso non si cancella, resta visibile. Diventa un livello tecnico, una memoria di prezzo, un’area di offerta. Se poi più titoli, nello stesso periodo, iniziano a mostrare graffi simili – ribassi improvvisi, volumi elevati, recuperi lenti o assenti – è un segnale da non ignorare. Non è il singolo movimento a fare la differenza, ma la simultaneità. Vendite non riassorbite su più fronti indicano un indebolimento della domanda marginale. E quando la domanda si ritrae, il mercato perde il suo cuscinetto.
I segnali da leggere
Eppure, il gatto, prima di lanciarsi qualche segnale lo manda. Non sempre evidente, ma percepibile a chi osserva con attenzione. Le orecchie si abbassano all’indietro, il corpo si irrigidisce, la coda cambia ritmo. È un attimo. Subito dopo arriva lo scatto. Così anche le Borse. Prima del graffio vero e proprio, spesso si notano avvisaglie. Rialzi più timidi, meno sfrontati. Grafici che da progressivi e lineari diventano laterali. Fasi che si presentano come accumulazioni propedeutiche a nuovi allunghi, ma che iniziano a mostrare mancanza di forza. Trimestrali che, qualunque sia l’esito degli earnings, non vengono comprate con convinzione. Buone notizie accolte con indifferenza, cattive notizie punite senza pietà. Sono segnali sottili, ma non casuali. L’attento osservatore dei mercati sa che non deve trascurarli. Perché quando la domanda marginale perde slancio e l’entusiasmo si affievolisce, il terreno diventa più fragile. E il rischio non è tanto il primo graffio, quanto restare incastrati mentre si attende un rimbalzo che non arriva. Il mercato non avvisa con un cartello. Ma, come il gatto, qualcosa lascia sempre intravedere. Sta all’investitore decidere se coglierlo o ignorarlo.