Sul finire del 2024 è stata la paura a dominare il mercati azionario USA: a dirlo è il Fear & Greed index della CNN, che offre un’istantanea del comportamento degli investitori e può aiutare a identificare i momenti di eccessivo ottimismo (Greed=avidità) o pessimismo (Fear=paura). Il valore dell’indice varia tra 0 (Extreme Fear) e 100 (Extreme Greed). Alessia D’Imperio e Paolo Ceccherini, ricercatori dell’Università di Siena, analizzano i singoli componenti dell’indice per capire come potrebbe muoversi la Borsa USA.
Alla rilevazione di chiusura 2024, il Fear & Greed index ha segnato un valore di 28, confermando un sentiment di paura sul mercato azionario USA che ha avuto il suo picco in corrispondenza del 19 dicembre 2024 con un punteggio dell’indicatore pari a 22. Questo segue la discesa dei principali indici azionari statunitensi nel mese di dicembre, alla luce delle decisioni di politica monetaria della Fed del 18 dicembre, che hanno confermato un taglio sui tassi di interesse di 25 punti base.
Ha chiuso infatti in negativo l’ultimo mese dell’anno, dopo un 2024 da record: l’S&P500 ha subito una flessione del -2,32% (nel mese di dicembre) rispetto al +24% nell’anno. Performance peggiore per il Nasdaq -5,21% (a dicembre) rispetto a +36% nel 2024.

In questo articolo:
- Da dove deriva il Fear & Greed index?
- Cosa insegna il Fear & Greed index?
- Quali sono i fattori da monitorare nel 2025?
Da dove deriva il Fear & Greed Index?
Il Fear & Greed index è il frutto della combinazione di sette indicatori che, in maniera diversa, misurano le emozioni che guidano gli investitori in un dato momento di mercato:
- Market momentum;
- Stock price strength;
- Stock price breadth;
- Put and call options;
- Volatilità del mercato (VIX);
- Domanda di beni rifugio;
- Domanda di obbligazioni spazzatura (junk bond).
L’indice attribuisce a ciascun indicatore lo stesso peso. Come si possono interpretare i singoli indicatori?
Il Market momentum è il confronto tra l’S&P 500 e la sua media mobile a 125 giorni. Quando l’S&P 500 è al di sotto della sua media mobile nei 125 giorni di negoziazione precedenti si ha un segnale ribassista (attualmente Extreme Fear).
Lo Stock price strength è il numero di azioni sul NYSE ai massimi rispetto a quelle ai minimi nelle ultime 52 settimane di negoziazione. Quando ci sono molti più minimi che massimi, si ha un segnale ribassista (attualmente Extreme Fear).

Lo Stock price breadth è il numero (o volume) di azioni al rialzo rispetto a quelle al ribasso sul NYSE. Un valore basso, come quello corrente, è un segnale ribassista (attualmente Extreme Fear).
Il Put and call options è il rapporto tra il numero di opzioni call acquistate rispetto al numero di opzioni put. Quando il rapporto tra put e call diminuisce, di solito è un’indicazione di maggiore avidità degli investitori. Dunque un put/call ratio inferiore a 1 è considerato rialzista (attualmente Greed).
La misura più nota del sentiment del mercato è il CBOE Volatility Index, o VIX. Il VIX misura le fluttuazioni previste dei prezzi o la volatilità delle opzioni sull’indice S&P 500 nei successivi 30 giorni. La chiave è guardare il VIX nel tempo. Tende a essere più basso nelle fasi di mercato rialzista (Greed) e più alto nelle fasi ribassiste (Fear). Al momento è in una zona neutrale.

La domanda di beni rifugio (safe haven demand) è la differenza tra il rendimento delle azioni e quello dei Treasury bond USA negli ultimi 20 giorni di negoziazione. Un rendimento dei Treasury bond maggiore di quello delle azioni indica che gli investitori si aspettano un crollo del mercato ed è dunque segnale di paura (attualmente Fear)
La domanda di junk bond misura lo spread tra i rendimenti delle obbligazioni a basso rischio/rendimento e quelle ad alto rischio/rendimento (“spazzatura” o junk bond). Una maggiore differenza (o spread) tra i rendimenti dei titoli spazzatura e i titoli di Stato più sicuri è un segno che gli investitori si stanno assumendo un rischio minore è dunque sono più timorosi (attualmente Fear).
Cosa insegna il Fear & Greed index?
Il Fear & Greed index parte dal presupposto secondo cui l’eccessiva paura conduce a una fase di ipervenduto che fa scendere i prezzi delle azioni al di sotto dei loro valori fondamentali e aiuta dunque a identificare un segnale di ingresso nel mercato. L’eccessiva avidità, d’altra parte, determina l’effetto opposto, conducendo a una fase di ipercomprato. Come visibile dalla timeline dell’indicatore sovrapposta all’andamento dell’S&P500, una situazione similare a quella attuale si è verificata a inizio agosto.

In tale occasione, il Fear & Greed ha toccato un minimo (<20) a valle del crollo di luglio dei titoli tecnologici. A seguito di ciò si è innescata un’inversione di tendenza nel sentiment degli investitori e una ripresa del mercato azionario americano. È dunque plausibile pensare che anche il Fear & Greed index attuale anticipi un rialzo dei mercati.
Osservando l’intera timeline, è infatti possibile notare che valori dell’indice inferiori a 30, sono precursori di trend rialzisti e che le correzioni al rialzo risultano essere più veloci e durature rispetto a quelle al ribasso. Questo perché, in linea con la myopic loss avversion, la reazione emotiva alle perdite è sistematicamente più forte e veloce della reazione a guadagni di pari importo. Tenuto conto di ciò, il Fear & Greed index è un utile strumento per la ricerca dei minimi di mercato e dunque delle occasioni di ingresso.
Quali sono i fattori da monitorare nel 2025?
Tra i fattori che da tenere sotto controllo nell’anno appena iniziato: identificare l’incertezza legata alla politica protezionistica di Donald Trump, il revamping dell’inflazione e il dollaro forte.
Le ambizioni protezionistiche di Trump, unite al pieno controllo dei repubblicani sulla Camera e sul Senato, portano l’America verso un percorso segnato da uno spiccato protezionismo, una politica commerciale aggressiva e una visione profondamente “America-first”. Ciò potrebbe avere un effetto inflazionistico, limitando il margine di manovra della Fed per futuri tagli dei tassi.
In Europa, ciò implica che la BCE si ritroverà ad affrontare crescenti aspettative di un significativo allentamento della sua politica monetaria, con l’obiettivo di contrastare il rallentamento della crescita economica nel bel mezzo di due crisi politiche di difficile gestione come quella francese e tedesca.
Inoltre, preoccupa il dollaro forte: il cambio con l’euro si è fermato vicino alla parità intorno a 1,04 rispetto a un’oscillazione intorno al valore 1,10 registrato nel 2024. L’andamento del cambio diventa una priorità per Francoforte al fine di evitare il meccanismo di trasmissione dell’import all’inflazione, che potrebbe tornare a salire favorito dall’effetto sui prezzi della dinamica valutaria che potrebbe comportare un rallentamento del percorso di riduzione dei tassi di interesse.









