Il NASDAQ affonda del 5% a Wall Street, ecco spiegate le ragioni - Borsa e Finanza

Il NASDAQ affonda del 5% a Wall Street, ecco spiegate le ragioni

Il NASDAQ affonda del 5% a Wall Street, ecco spiegate le ragioni

L’euforia che i mercati azionari statunitensi hanno vissuto mercoledì dopo la riunione della Federal Reserve si è schiantata di fronte alla dura realtà, con il NASDAQ che è precipitato del 5% a 12.317,69 punti nell’ultima chiusura di Borsa. Un calo così vistoso non si vedeva da giugno 2020, in piena crisi pandemica.

Le più grandi società americane sono finite al tappeto sotto i colpi delle vendite, con Amazon che ha perso il 7,6%, Tesla che è affondato dell’8,3% e Apple che ha lasciato sul terreno il 5,6%. Occorre dire che il sell-off non è stato accompagnato da un aumento dei volumi, che si sono mostrati in linea con la media mobile a 100 giorni. Dall’inizio del 2022 ora l’indice tecnologico riporta perdite del 21,27%.

 

NASDAQ: perché gli investitori hanno venduto le azioni

Cosa abbia determinato fiumi di denaro contrarian sul NASDAQ non è molto chiaro. Nei 2 giorni del meeting della Fed del 3-4 maggio, la Banca Centrale ha deciso un aumento dei tassi d’interesse di mezzo punto percentuale, portando il costo del denaro all’1%. Il mercato tuttavia aveva apprezzato il fatto che il Governatore Jerome Powell in conferenza stampa avesse escluso per il mese di giugno un rialzo dello 0,75%, precisando che la Fed avrebbe adottato un atterraggio morbido. Queste sfumature accomodanti hanno fatto pensare che sarebbe stata riservata un’attenzione particolare agli effetti che le mosse dell’istituto centrale avrebbero comportato sull’economia statunitense, in relazione soprattutto all’eventualità di una recessione.

Evidentemente il cambio di rotta che si è visto nella giornata di ieri ha riportato tutti quanti a una realtà diversa, ovverosia che l’inflazione così alta negli Stati Uniti dovrà essere combattuta in maniera molto aggressiva e che la retrocessione dell’economia americana per questo sia ormai una cosa scontata. Del resto, ogni volta che la Fed ha iniziato un ciclo di aumenti dei tassi, le quotazioni azionarie hanno sempre sofferto. In particolare, i titoli tecnologici che albergano nel NASDAQ ne fanno maggiormente le spese, perché le aziende tech si dovranno finanziare a un tasso d’interesse maggiore per sostenere i propri investimenti sulla crescita e i flussi reddituali futuri risulteranno meno preziosi al valore attuale con un tasso di sconto più elevato.

Tom di Galoma, Amministratore Delegato di Seaport Global Holdings, ha definito la svendita di ieri come un trading di capitolazione e questo non dà motivi per acquistare il calo delle azioni. Esattamente come non ci sono motivi per comprare obbligazioni, dato che a questi livelli non sembra che l’inflazione stia andando da nessuna parte, ha aggiunto. Per Matthew Tym, capo del trading di derivati di Cantor Fitzgerald, il ribasso delle quotazioni potrebbe essere stato esacerbato da banche e broker che si sono coperti attraverso il mercato delle opzioni e dei futures. E secondo l’esperto ancora non si è toccato il fondo.

Un altro fattore che ha potuto incidere peggiorando il clima generale è stata la decisione da parte della Bank of England di aumentare i tassi per la quarta volta consecutiva, stimando un’inflazione sopra il 10%. Roger Lee, responsabile della strategia azionaria del Regno Unito presso Investec, ha definito questa come la “somma di tutte le nostre paure sull’economia del Regno Unito”.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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