Il petrolio torna a salire, niente pace tra Usa e Iran

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La tensione in Medio Oriente è tornata alta e il petrolio ha ripreso a salire. In apertura della settimana, il Brent è balzato di quasi 8 punti percentuali, portandosi a 97,50 dollari al barile, prima di indietreggiare leggermente. Le trattative per porre fine alla guerra Usa-Iran hanno fatto un nuovo buco nell’acqua nel weekend, dopo quello dello scorso fine settimana.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di essere ancora ottimista per un nuovo ciclo di negoziati, al quale Teheran, tuttavia, ha detto di non voler partecipare. Intanto, questo mercoledì, scade il cessate il fuoco di due settimane concordato l’8 aprile e, senza un accordo tra le due parti o quantomeno condizioni per prolungare la tregua, le tensioni sul mercato petrolifero rischiano di far balzare il prezzo nuovamente oltre la soglia psicologica dei 100 dollari al barile.

 

In questo articolo:

 

  • Usa-Iran: nuovi venti di guerra
  • Petrolio: crollo preoccupante della produzione

 

Usa-Iran: nuovi venti di guerra

Venerdì scorso i mercati avevano festeggiato la riapertura iraniana dello Stretto di Hormuz, canale vitale per il commercio del petrolio. L’euforia, però, è durata appena 24 ore, perché Teheran ha ripristinato la chiusura dopo che gli Usa si sono rifiutati di porre fine al blocco navale dei porti iraniani.

Domenica si è registrata una nuova escalation: la Marina degli Stati Uniti ha sparato su una nave cargo battente bandiera iraniana nel Golfo di Oman, che è stata sequestrata. La mossa è seguita, però, a un’azione della Guardia della Rivoluzione Islamica, che ha colpito navi commerciali intente a transitare nel passaggio marittimo.

L’inquilino della Casa Bianca ha descritto l’iniziativa iraniana come una “violazione totale della tregua”, rinnovando le minacce di colpire centrali e ponti del paese se non verrà concluso un accordo. Gli investitori hanno interpretato quanto sta accadendo come un promemoria della fragilità del cessate il fuoco. Se entro mercoledì non si arriverà a un compromesso, le aspettative di una guerra lunga diventeranno molto più concrete e le ripercussioni sul petrolio rischiano di essere devastanti.

 

Petrolio: crollo preoccupante della produzione

Da quando è iniziata la guerra, il 28 febbraio, sono andati in fumo oltre 50 miliardi di dollari di petrolio greggio, secondo i calcoli eseguiti dagli analisti di Reuters. Inoltre, i dati di Kepler riportano che, nel frattempo, oltre 500 milioni di barili di greggio e condensato sono stati sottratti al mercato globale, segnando la più grande interruzione dell’approvvigionamento energetico nella storia moderna. Questo significa “ridurre la domanda aeronautica a livello globale per 10 settimane, nessun viaggio su strada per 11 giorni e niente petrolio per l’economia globale per 5 giorni”, ha spiegato Iain Mowat, analista principale di Wood Mackenzie.

La situazione, quindi, resta critica e le preoccupazioni di un altro rally del petrolio, in grado di mettere in difficoltà l’economia mondiale, sono ancora vive. “I fondamentali del mercato stanno peggiorando, poiché 10-11 milioni di barili al giorno di petrolio greggio rimangono bloccati“, ha detto June Goh, analista senior del mercato petrolifero presso Sparta Commodities, riferendosi alle perdite nella produzione.

Non è molto ottimista anche Saul Kavonic, responsabile della ricerca di MST Marquee, secondo cui “i mercati petroliferi continuano a oscillare in risposta ai post altalenanti sui social media di Stati Uniti e Iran, piuttosto che alle realtà sul terreno, che restano difficili per una rapida ripresa dei flussi di petrolio”. A suo avviso, “l’annuncio dell’apertura dello Stretto si è rivelato prematuro e i proprietari delle navi saranno due volte più titubanti nel dirigersi di nuovo verso lo Stretto senza ricevere molta più fiducia sul fatto che qualsiasi passaggio annunciato sia reale”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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