Il rame supera la soglia critica dei 10.000 $, dazi USA in arrivo?

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I prezzi del rame hanno superato oggi la soglia psicologica di 10.000 dollari a tonnellata, sulla scia della minaccia di dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il mese scorso, presidente USA ha dato ordine al Dipartimento del Commercio di indagare sulle importazioni di rame della nazione per vedere se ci siano le condizioni per applicare tariffe, come è stato già fatto per altre materie prime quali acciaio e alluminio.

Da quel momento, le aziende commerciali di tutto il mondo si sono affrettate a spedire il metallo rosso negli Stati Uniti prima che qualsiasi imposizione venisse stabilita. Ciò ha contribuito a far lievitare il prezzo, in quanto ha ridotto la disponibilità del bene in tutto il mondo. “Si tratta di un ciclo di riprezzamento interregionale innescato da potenziali tariffe statunitensi”, ha detto Wei Lai, vice capo commerciale di Zijin Mining Investment Shanghai Co. “I carichi sono attirati negli Stati Uniti, lasciando altri luoghi in carenza. Il sentiment di acquisto è molto forte”.

L’ondata di export in USA è stata caratterizzata anche dall’andamento di prezzo nei due mercati internazionali in cui viene scambiato il rame. Da inizio anno, al Comex i prezzi sono cresciuti circa del 27%, mentre al London Metal Exchange solo del 14%. Secondo i dati di Refinitiv che partono dal 2020, lo spread di prezzo tra i due mercati si è ampliato a oltre 1.254 dollari per tonnellata questa settimana, superando il punto più alto di febbraio di circa 1.149 dollari. Ne consegue che i commercianti e i produttori preferiscono effettuare la fornitura nei mercati americani.

La debolezza del dollaro è un altro fattore che ha contribuito all’aumento delle quotazioni del rame. Essendo che la commodity è quotata in dollari, un calo dei prezzi della valuta americana rende meno costoso l’acquisto del metallo per gli operatori non USA, i quali accrescono la domanda facendo salire il valore.

 

Rame: quali prospettive?

Il rame è sempre molto richiesto, in quanto utilizzato in svariati settori che vanno dalla tecnologia all’edilizia e alle energie rinnovabili. Quando un’economia cresce o vengono messi in atto piani governativi per stimolare gli investimenti, automaticamente si registra un incremento della richiesta di rame e quindi dei prezzi.

Secondo Alastair Munro, strategist dell’intermediario finanziario Marex, “l’aumento dei prezzi del rame è stato guidato anche da un previsto incremento della domanda a seguito dell’approvazione del massiccio piano di spesa militare e infrastrutturale della Germania, dalle misure di stimolo cinesi e da alcuni investitori che hanno diversificato dai titoli tecnologici statunitensi all’oro e ai metalli industriali”. Ora il rame affronta “un’imminente contrazione dell’offerta nel prossimo anno e giù di lì”.

Natalie Scott-Gray, analista di StoneX, pone l’accento sui possibili dazi che arriveranno al termine dell’indagine governativa americana. “Se dovessero essere imposte tariffe del 25% sulle importazioni di rame, il divario tra i prezzi degli Stati Uniti e quelli di Londra potrebbe allargarsi a oltre 2.000 dollari”, ha affermato.

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Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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