Ci sono rialzi che sembrano nascere nel modo sbagliato, nel momento sbagliato e con le premesse sbagliate. Non partono quando tutto è chiaro, non attendono che il quadro macroeconomico sia finalmente ordinato e soprattutto non rispettano il copione che molti operatori avevano preparato con cura. È proprio per questo che il rialzo in Borsa è così difficile da gestire, perché può arrivare mentre il contesto resta incerto, con le valutazioni che sembrano tirate, le notizie non abbastanza rassicuranti e una parte consistente del mercato ancora in attesa del famoso momento giusto.
Il problema è che quel momento giusto tende a esistere più nella testa degli investitori che nei grafici. È una costruzione mentale fatta di condizioni perfette: un ribasso ordinato, un po’ di panico ma non troppo, prezzi più convenienti, volatilità in aumento e magari anche un segnale tecnico pulito a certificare che finalmente si possa entrare. Solo che i mercati raramente si prestano a questo tipo di protocollo. Anzi, alcuni dei rialzi più profondi ed efficaci nascono proprio quando il menù perfetto non è ancora servito e così la maggioranza resta con un palmo di naso, quasi sospesa tra incredulità e fastidio. È qui che si crea la frattura più interessante, quando ciò che accade, cioè il prezzo che sale, è profondamente diverso da ciò che si pensa dovrebbe accadere.
Aspettare il rialzo giusto: la trappola della Borsa
Si desidererebbe un mercato orientato a fermarsi, correggere, digerire, concedere un ingresso più elegante e, insomma, piegarsi a quell’idea di ribasso “giusto” che molti si sono costruiti nella testa.
Se queste due dimensioni divergono, l’operatore entra in difficoltà e viene subito pervaso dalla convinzione che tutto sia un eccesso. Il movimento, invece di essere seguito, viene processato, messo sotto accusa, smontato pezzo per pezzo e intanto si perde la grande occasione. Si tratta di una delle trappole più sottili e subdole della Borsa: confondere la realtà con l’obbligo che essa si adegui alla nostra lettura.
Non riusciamo ad accettare che un mercato possa essere caro e salire ancora, fragile e salire ancora, concentrato e salire ancora, controintuitivo e salire proprio per questo, e via dicendo.
L’esperienza e la consapevolezza aiutano ad accorgersi che un rialzo in Borsa capace di trovare molta opposizione e resistenza da parte degli operatori non è necessariamente più debole. Anzi, a volte è persino sorprendentemente più forte, perché si alimenta proprio della resistenza di chi non ci crede, nell’eterno inseguimento delle posizioni assunte. Chi è fuori resta un potenziale compratore, chi è sottopesato rischia di dover rincorrere, chi era posizionato contro può essere costretto a ricoprirsi.
Da qui nasce quella sensazione di beffa che può persino diventare sofferenza, sino a spingere alcuni a gettare la spugna e abbandonare l’attività di trading per sopraggiunta troppa delusione.
È un contesto quasi hitchcockiano, dove la tensione nasce proprio dal fatto che nulla si muove come ci si aspetterebbe. Il colpevole non è quello indicato dalla trama, il pericolo non arriva da dove lo si attendeva e la svolta non si manifesta con l’evidenza che il pubblico avrebbe desiderato. Chi pretende linearità, in un mercato così, resta inevitabilmente disorientato.
Il punto, però, non è rinunciare all’analisi o smettere di avere opinioni, perché sarebbe sommare errore a errore. Semmai è fondamentale avere la consapevolezza che le opinioni servono finché restano strumenti, mentre smettono di funzionare se diventano “identità”. Nel momento in cui un’idea di mercato diventa parte del nostro orgoglio, ogni prezzo che la contraddice viene vissuto come un affronto personale. A quel punto non si sta più leggendo il mercato, ma si sta difendendo una posizione mentale. E lì si perde… sempre.









