Ilva: se chiude, a rischio bilancia commerciale e Pil
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ILVA: SE CHIUDE, A RISCHIO BILANCIA COMMERCIALE E PIL

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Guglielmo Gambardella, esperto siderurgia Uilm: 500 milioni all’anno il monte stipendi dell’Ilva. Il piano di chiusura? Solo una proposta di ArcelorMittal

 

Acciaio russo, turco, cinese. Se l’Ilva dovesse chiudere per davvero, i clienti dell’impianto sarebbero costretti a importare dall’estero. A prezzi, ma questa è solo un’ipotesi, sostenibili, si parla di un centinaio di dollari per tonnellata, ma con un’incidenza sulla bilancia commerciale decisamente negativa, con tanto di effetti collaterali sul Prodotto Interno Lordo, già tra i più deboli nell’Unione Europea secondo l’ultima rilevazione della Commissione.

Stasera i sindacati vedono Mattarella

Questi alcuni dei passaggi dell’intervista che Le Fonti Tv ha realizzato a Guglielmo Gambardella, responsabile nazionale della siderurgia del sindacato Uilm. Quella di lunedì 18 novembre è un’altra giornata chiave per la questione dell’acciaieria di Taranto. I tre segretari generali delle parti sociali saranno ricevuti alle 19.30 da Sergio Mattarella per affrontare nuovamente il nodo della crisi industriale. Mercoledì prossimo, il 27 novembre, è stata invece fissata la data dell’udienza sul ricorso cautelare dei commissari. Il Tribunale di Milano ha invitato ArcelorMittal a non fermare la piena operatività degli impianti, dopo la nota in cui l’azienda indiana aveva lanciato il proprio piano di spegnimento. Un piano che però, stando alla ricostruzione di Gambardella, era soltanto una proposta: “Se si avverranno le condizioni richieste da ArcelorMittal, il 4 dicembre prossimo non saranno più i gestori degli impianti che, di conseguenza, non saranno più di loro competenza. La vicenda è complicata, questo è evidente. Il calendario con i tempi di chiusura pubblicato nei giorni scorsi è stato un modo per tutelarsi”.

La concorrenza sleale dell’acciaio extra Ue

Sui clienti dell’Ilva, ci sono tra le più importanti aziende italiane: Marcegaglia, Fca e Fincantieri, per dirne solo qualcuna. Come già anticipato, la chiusura totale degli impianti comporterebbe un aumento delle importazioni dall’estero, dove l’acciaio viene venduto anche a prezzi stracciati: “Una concorrenza sleale di produttori extracomunitari, e per giunta in dumping ambientale perché ovviamente i limiti posti dall’Unione Europea sono più restrittivi di quelli che si possono trovare in paesi come la Turchia, la Russia e la Cina. Questo è anche il motivo per cui i sindacati europei che seguono la metallurgia si stanno adoperando per proporre un piano per l’acciaio alla Commissione, a difesa dei prodotti e della qualità dell’Ue. Tornando alla concorrenza, finché l’acciaio viene venduto a un centinaio di dollari la tonnellata, il prezzo è sostenibile. Al di sotto si potrebbe fare fatica”. Resta il fatto che l’aumento delle importazioni sbilancerebbe, e non di poco, la bilancia commerciale. E anche il Pil italiano, la cui crescita è già molto debole, potrebbe risentirne.

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Un monte stipendi Ilva di 500 milioni di euro l’anno

Sul pagamento degli stipendi di novembre, Gambardella non ha potuto sbilanciarsi più di tanto: “Questa domanda è stata già posta più volte nel fine settimana al Ceo di ArcelorMittal, che ha garantito il pagamento di tutti i debiti nell’arco di qualche giorno. Noi ci auguriamo che l’impegno possa essere mantenuto. Se questa cosa non dovesse accadere, agiremo di conseguenza”. Ben più complicata è la questione della chiusura totale dell’Ilva. Specie se lo Stato decidesse di caricarsi l’intero monte stipendi di tutti i dipendenti, più il costo della bonifica. Prosegue il sindacalista Uilm esperto in siderurgia: “Facendo un calcolo approssimativo, il costo si aggirerebbe attorno ai 500 milioni l’anno. La bonifica? Considerate che a Bagnoli, nel Napoletano, una bonifica parziale di un territorio nettamente inferiore a quello di Taranto è venuta a costare attorno ai 100 milioni… “.

Responsabilità e buonsenso la ricetta per un “happy end”

Aspettando il nuovo incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Gambardella auspica: “Competenza, buonsenso e responsabilità. Solo in questo modo sarà possibile trovare una soluzione che mantenga in marcia lo stabilimento tutelando al 100% la salute dei cittadini. Se esistono al mondo acciaierie non inquinanti? Il tema piuttosto dev’essere: fare il massimo per sfruttare le migliori tecnologie e applicarle agli impianti, per fare in modo che l’inquinamento prodotto sia sostenibile, e cioè al di sotto della soglia di allerta”. Con o senza ArcelorMittal? “C’è anche e soprattutto una questione giuridica e legale. Capiamo quali possono essere le prospettive. Se ArcelorMittal dovesse andar via troveremo un’alternativa. Il commissariamento? E’ una delle ipotesi ma lo scenario è tutto da verificare”.

 

Qui sotto l’intervista integrale. In studio Giuseppe Di Vittorio

 

 

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