Imposta di donazione sulle attività finanziarie: tutto quello che c'è da sapere - Borsa&Finanza

Imposta di donazione sulle attività finanziarie: tutto quello che c’è da sapere

Imposta di donazione sulle attività finanziarie: tutto quello che c'è da sapere

L’imposta di donazione sulle attività finanziarie è disciplinata dal Dlgs 346/1990 (Testo unico dell’imposta di successione e donazione) e fa riferimento al patrimonio che un soggetto riceve da un terzo a titolo gratuito. Ecco una guida che illustra le varie caratteristiche di questa forma di tassazione e le modalità di versamento dell’imposta.

 

Imposta di donazione: ecco come avviene

L’imposta di donazione si applica sul valore delle attività donate a titolo gratuito al netto degli oneri per il beneficiario diversi da quelli indicati dall’art.58 comma 1 del TUS che, come per le successioni, riguarda gli oneri che hanno ad oggetto prestazioni a soggetti terzi determinati individualmente. Le aliquote d’imposta e l’applicazione delle franchigie sono le medesime di quelle stabilite per le successioni, ossia:

 

  • se il beneficiario è il coniuge o un parente in linea retta (genitore, figlio, nonno, bisnonno, nipote, ecc. fino al 6° grado di parentela), l’imposta risulta essere del 4% sul valore complessivo netto dell’attivo donato, con una franchigia di 1.000.000 di euro;
  • se il beneficiario è fratello o sorella, l’imposta è del 6% con una franchigia di 100.000 euro;
  • se il beneficiario riguarda parenti fino al 4° grado (zio, cugino, ecc.), affini in linea retta (genitore, nonno, figlio del coniuge che non sia del donatario, ecc.), affini collaterali fino al 3°grado (fratello o sorella del coniuge, zio del coniuge), l’imposta è del 6% senza alcuna applicazione di franchigia;
  • se il beneficiario si riferisce ad altri soggetti non compresi nelle fattispecie di cui sopra, l’imposta è dell’8% senza franchigia.

 

A tal fine è importante ricordare che per il riconoscimento della franchigia rilevano le donazioni pregresse su cui è stata già applicata la stessa che ha assorbito in tutto o in parte l’imposta dovuta. A differenza delle successioni, nelle donazioni l’imposta è dovuta anche con riguardo ai titoli di Stato, garantiti dallo Stato ed equiparati. Sono invece esenti dall’imposta, ai sensi del comma 1 dell’art.3 del TUS, le donazioni effettuate a favore dello Stato, degli enti pubblici, delle associazioni riconosciute aventi utilità sociale, degli enti del Terzo Settore e delle fondazioni bancarie, anche se tutti questi soggetti fanno parte dell’Unione Europea.

Oltre all’imposta di donazione, l’atto sconta anche un’imposta di registro nella misura fissa di 200 euro qualora l’importo ecceda i limiti di franchigia. Se tra i beni oggetto della donazione vi sono anche beni immobili, in tal caso sono dovute: l’imposta catastale del 2% del valore catastale dell’immobile e l’imposta ipotecaria dell’1% del valore catastale dello stesso. Se il bene immobile donato invece è prima casa, le due imposte sono corrisposte in maniera fissa per 200 euro ciascuna.

 

Come avviene il versamento dell’imposta

L’imposta di donazione viene versata dal notaio in qualità di sostituto d’imposta che redige l’atto pubblico e lo registra presso l’Agenzia delle Entrate competente. Se il soggetto beneficiario è portatore di handicap, l’imposta sarà dovuta soltanto se il valore dell’attività netta ricevuta supera la somma di 1.500.000 euro.

Se il defunto o il donante risiedono nel territorio dello Stato al momento della successione o della donazione, si considerano ai fini dell’applicazione dell’imposta tutte le attività trasferite anche se esistenti all’estero. Mentre nel caso i soggetti su indicati risiedono all’estero, rilevano solo le attività esistenti nel territorio dello Stato.

Il beneficiario deve presentare una dichiarazione all’Agenzia delle Entrate riguardo anche i beni presenti all’estero se il defunto o il donante risiedono in Italia e devono versare le imposte sul valore di tali beni. Per evitare meccanismi di doppia imposizione, nel caso questi beni siano stati già tassati all’estero, o si fa riferimento alle convenzioni internazionali se esistenti (attualmente sono state effettuate con Usa, Regno Unito, Francia, Danimarca, Svezia, Grecia e Israele) oppure si potrà usufruire di una detrazione di imposta equivalente a quanto versato all’estero.

Le attività finanziarie che si considerano a prescindere nel territorio dello Stato riguardano:

 

  • le azioni o quote che si riferiscono a società che hanno la sede legale, la sede amministrativa o l’oggetto principale nel territorio italiano;
  • i titoli di Stato o le obbligazioni emesse da società che hanno la sede legale, la sede amministrativa o l’oggetto principale nel territorio italiano;
  • le cambiali, gli assegni, i vaglia cambiari o altri crediti emessi da soggetti residenti nel territorio dello Stato o di cui il debitore o il trattario sono residenti nel territorio italiano.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *