Influencer spa: in Italia 25mila imprese e un giro di affari da 21,6 miliardi

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Per anni è stato liquidato come un passatempo digitale, distante dall’idea stessa di professione e privo di riconoscimento economico. Oggi, invece, dietro un canale social c’è spesso una partita Iva, una forma societaria e un bilancio depositato. Sono oltre 25mila le imprese italiane nate attorno alla creazione e monetizzazione di contenuti digitali, realtà attive su piattaforme come YouTube, TikTok, Instagram o Twitch che hanno trasformato competenze tecnologiche, capacità narrative e gestione delle community in modelli di business strutturati. A fotografare in modo sistematico questo segmento è la ricerca realizzata da InfoCamere in collaborazione con l’Università di Padova per DIGITALmeet 2025.

Lo studio, basato sui dati del registro delle imprese, definisce per la prima volta il perimetro economico delle digital content creator italiane e ne quantifica la dimensione, evidenziando il peso reale di un modello imprenditoriale a lungo sottovalutato.

 

In questo articolo:

 

  • Content creator economy, una crescita a tripla cifra
  • Non solo influencer: una professione giovane e dinamica
  • Gli influencer italiani pagati di più suoi social

 

Content creator economy, una crescita a tripla cifra

Il fenomeno della content creator economy ha registrato una crescita particolarmente intensa nell’ultimo decennio. Nel 2015 le imprese riconducibili alla digital content creation erano 8.918; nel 2024 sono diventate 25.429, con un incremento complessivo del 185%. La dinamica è stata ancora più marcata per le imprese “core”, attive nei settori direttamente collegati alla produzione audiovisiva, al marketing digitale e alla gestione di piattaforme online, aumentate del 206%. Le imprese “ibride”, che integrano la creazione di contenuti in comparti tradizionali come moda, turismo, fitness e consulenza, hanno invece registrato una crescita del 155%. Il biennio 2020-2021, complice anche la pandemia da Covid-19 e il conseguente lockdown, ha rappresentato un punto di svolta, con oltre tremila nuove imprese in due anni. L’aumento della domanda di contenuti digitali e il rafforzamento del ruolo delle piattaforme online hanno contribuito in modo significativo all’espansione del comparto, imprimendo un’accelerazione che si è riflessa direttamente nella dinamica imprenditoriale. Sul piano economico, il valore complessivo della produzione è passato da 11,2 miliardi di euro nel 2015 a 21,6 miliardi nel 2024, con un incremento del 193%. Le imprese core generano la quota prevalente del valore, salendo da 9 a 16,8 miliardi di euro, mentre le ibride passano da 2,2 a 4,7 miliardi.

Dal punto di vista geografico, le imprese digital content creator risultano distribuite lungo tutto il territorio nazionale. Il Nord Ovest concentra il 30,2% del totale, il Centro il 26,9%, il Mezzogiorno e le Isole il 27,9%, mentre il Nord Est si attesta al 15%. La Lombardia guida la classifica regionale con 5.776 imprese, pari al 22,7% del totale nazionale. Milano rappresenta il principale hub italiano della content economy con 3.842 imprese attive, confermando la centralità delle aree urbane ad alta densità di servizi avanzati. Accanto ai poli principali emergono anche territori a forte vocazione turistica o creativa, dove il contenuto digitale diventa strumento di promozione e valorizzazione identitaria.

 

Content creator, una professione giovane e dinamica

Il 93% delle digital content creator è costituito da micro e piccole imprese con meno di nove addetti. La struttura dimensionale riflette la natura del fenomeno: realtà a basso capitale fisico, fondate su competenze digitali, creatività e capacità di costruire e gestire comunità online. Le barriere d’ingresso risultano contenute, in quanto non sono necessari investimenti elevati, ma competenze tecniche, capacità narrative e gestione delle piattaforme. Allo stesso tempo, molte di queste imprese stanno evolvendo verso forme più strutturate, con collaboratori stabili e modelli di business progressivamente definiti.

Oltre l’80% delle imprese ha meno di dieci anni di attività, contro il 60% registrato nel campione di controllo composto da imprese tradizionali dello stesso settore. L’età mediana degli amministratori si colloca tra i 48 e i 49 anni, circa sei anni in meno rispetto alla media nazionale, con una presenza significativa di under 40 e, nelle imprese core, anche di under 30. La quota di donne amministratrici è lievemente superiore nelle imprese ibride (27,6%) rispetto alle imprese di controllo (26,3%), segnalando un livello di accessibilità imprenditoriale relativamente più ampio.

“È un fenomeno di democratizzazione produttiva, che sostituisce al capitale economico il capitale di competenza e di rete. Una nuova forma di imprenditorialità diffusa, in cui la competenza tecnologica è al tempo stesso strumento operativo e fattore identitario”, ha sottolineato il prof. Paolo Gubitta dell’Università di Padova, coordinatore della ricerca.

 

Gli influencer italiani pagati di più suoi social

Pur con compensi mediamente inferiori rispetto ai top player internazionali, alcuni creator italiani riescono a collocarsi stabilmente nelle fasce più alte di mercato. Secondo la Instagram Rich List 2024 elaborata da Hopper HQ, al vertice della classifica italiana si colloca Khaby Lame, recentemente tornato sotto i riflettori anche per la cessione della sua società. È il creator italiano con i ricavi più elevati. Il suo percorso prende avvio durante la pandemia, quando, rimasto senza lavoro, inizia a pubblicare brevi video che in pochi mesi diventano virali a livello globale. Oggi supera gli 80 milioni di follower e può incassare oltre 300 mila euro per singolo post sponsorizzato, risultando presente anche nelle posizioni della graduatoria mondiale.

Alle sue spalle si colloca Chiara Ferragni che, nonostante le recenti vicende mediatiche, mantiene una delle community più ampie in Italia, con oltre 28 milioni di follower e compensi stimati attorno ai 95 mila euro per contenuto sponsorizzato. Seguono Gianluca Vacchi, con una platea internazionale di oltre 22 milioni di follower e ricavi intorno ai 70 mila euro a post, Mariano Di Vaio, circa 6,8 milioni di follower e compensi tra 18 e 20 mila euro, e Giulia De Lellis, 5,3 milioni di follower e un posizionamento forte nei segmenti fashion e beauty. Numeri che, pur lontani dai vertici globali, confermano come anche in Italia la creator economy abbia sviluppato una fascia alta capace di generare ricavi rilevanti attraverso sponsorizzazioni e partnership strutturate con i brand.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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