Intel potrebbe rilanciarsi e colmare il ritardo sulle concorrenti nel comparto dell’AI. Per questo ha scelto l’a.d. Lip-Bu Tan. Sarà sufficiente? Gli analisti di Vontobel analizzano la situazione nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti).
In un’epoca d’oro per i produttori di chip, Intel ha rappresentato una profonda stonatura per il settore. Mentre i competitor si avvantaggiavano sul fronte dell’AI, l’azienda californiana rimaneva indietro tanto sul fronte produttivo che su quello dello sviluppo. Concorrenti come Tsmc e Nvidia sono emersi come i vincitori assoluti nella produzione di chip e dell’ambiente AI. Oltre a questioni di governance, tra i motivi che hanno portato lo scorso dicembre alle dimissioni dell’amministratore delegato Pat Gelsinger, ad appesantire i conti e le sorti di Borsa del titolo è stato anche il calo delle vendite nel settore dei pc.
Lo scoppio della pandemia aveva portato a un picco della domanda che inevitabilmente non si è confermata negli anni successivi. Da qualche mese tuttavia, la ruota per Intel sembra stia girando. Indubbiamente le quotazioni sono ancora sui minimi toccati nel 2011 e nel 2012 ma le notizie per guardare con fiducia al futuro non mancano. Un primo cambio di passo è arrivato con la nomina del nuovo a.d., il veterano dei chip Lip-Bu Tan. Malese di nascita ma cittadino americano naturalizzato, Tan nella Silicon Valley è considerato un vero visionario. Da lui viene il nuovo indirizzo di Intel, quello di puntare sulla tecnologia Edge AI per sviluppare dispositivi locali in grado di elaborare dati in tempo reale vicino alla loro fonte e senza usare un cloud centrale. Ma nonc’è solo una storia prettamente di business dietro al punto di svolta che sembra stia vivendo la società.
Dopo alcune tensioni iniziali, il rapporto tra Donald Trump e Lip-Bu Tan sembra essersi saldato in modo concreto in seguito dell’incontro tra i due alla Casa Bianca. Il presidente Usa vuole fare di Intel un punto di forza del sistema tecnologico americano e questo potrebbe indirizzare a favore della società alcune decisioni politiche. Uno scenario che verrebbe rafforzato dall’ingresso nel capitale da parte dello Stato. Una via che peraltro è stata già attuata nei giorni scorsi da Softbank, entrata con 2 miliardi nel capitale di Intel.









