Intelligenza artificiale: 4 big tech da monitorare con un certificato

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L’interesse degli investitori per l’intelligenza artificiale non mostra alcun segnale di cedimento a Wall Street. I titoli delle società maggiormente coinvolte registrano volumi di scambio sostenuti, in particolare nei comparti strettamente legati al funzionamento della nuova tecnologia, come la produzione e la progettazione di chip, la costruzione di data center per contenere e gestire l’enorme quantità di dati, le infrastrutture di rete necessarie a garantire il collegamento e l’interazione tra le varie apparecchiature AI e la fornitura dell’energia indispensabile ad alimentare tutte le strutture che consentono all’intelligenza artificiale di esistere e svilupparsi. Il boom in corso è talmente forte da aver messo in secondo piano persino gli effetti nefasti della guerra in Medio Oriente negli ultimi mesi, con gli indici azionari statunitensi che hanno aggiornato i propri massimi storici.

 
In questo articolo:
 

• Intelligenza artificiale: attenzione alle big tech
• Come investire con i certificati

 
Intelligenza artificiale: attenzione alle big tech

L’effetto dirompente dell’intelligenza artificiale va considerato su più livelli, cogliendo le numerose sfumature necessarie per avere un quadro più nitido della situazione. In tale contesto, le big tech svolgono un ruolo essenziale, sia perché investono miliardi di dollari, come nel caso degli hyperscaler, nella speranza di ottenere enormi ritorni economici in futuro, sia perché, proprio grazie a queste ingenti spese, favoriscono alcuni attori, come Nvidia, che forniscono componenti essenziali per il funzionamento dell’AI.

L’intelligenza artificiale, in alcuni casi, si è rivelata un’arma a doppio taglio per le grandi aziende tecnologiche, nel senso che, a seconda delle circostanze, ha portato sia grandi vantaggi sia alcuni inconvenienti, che si sono riflessi sull’andamento dei titoli in Borsa.

Nvidia, ad esempio, è stata finora tra i principali beneficiari del boom dell’AI, poiché i suoi potenti e costosi chip di fascia alta sono richiesti dai gestori dei data center, come Amazon, Microsoft, Alphabet e Meta Platforms. Nel suo settore, il colosso di Santa Clara ha scavato un solco molto profondo e, ancora oggi, deve fare i conti con una concorrenza limitata. Tuttavia, l’andamento delle azioni è strettamente connesso ai livelli di spesa degli hyperscaler. Se questi dovessero rallentare gli investimenti, il titolo Nvidia potrebbe subire un forte contraccolpo in Borsa.

Apple è rimasta a lungo indietro rispetto alle altre big tech sul fronte degli investimenti nell’AI e le sue azioni ne hanno risentito. Tuttavia, gli ultimi aggiornamenti dell’assistente vocale Siri lasciano presagire un cambio di passo.

Meta Platforms ha perso terreno a Wall Street dopo la pubblicazione dell’ultima trimestrale. Non certo a causa dei risultati di bilancio, ancora una volta straordinari, bensì per le previsioni di spesa molto elevate nell’ambito dell’intelligenza artificiale, che cominciano a preoccupare gli investitori.

Infine, vale la pena sottolineare che, ultimamente, l’intelligenza artificiale non sta apportando grandi benefici alle azioni Microsoft. Il gigante di Redmond ha risentito del sell-off che ha colpito il comparto software, dopo che Anthropic ha annunciato strumenti AI in grado di sostituire i modelli tradizionali finora utilizzati dalle società del settore. Anche per Microsoft restano valide le preoccupazioni relative agli ingenti investimenti necessari per data center e altre infrastrutture essenziali legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

 
Come investire con i certificati

Tra gli strumenti finanziari che consentono un’esposizione indiretta al tema trattato rientrano i certificati di investimento. A titolo esemplificativo, si segnala un certificato di tipo Multi Cash Collect con barriera, quotato sul Sedex e identificato dal codice ISIN DE000VH8GP52.

Lo strumento segue le performance di Apple, Meta Platforms, Microsoft e Nvidia, prevedendo il pagamento di una cedola mensile di 1,09 euro su un valore nominale di 100 euro, per un rendimento annuo del 13,08%. Il meccanismo è di tipo worst-of, ossia richiede che nessuna delle azioni scenda sotto la barriera, fissata al 60% del livello iniziale. Se, alla data di autocall, tutti i titoli si trovano sopra lo strike price, il certificato si estingue anticipatamente, rimborsando il valore nominale più l’ultima cedola e le cedole eventualmente non pagate in precedenti occasioni. Alla scadenza finale (08 novembre 2027), se anche una sola azione scende sotto la barriera, il rimborso segue l’andamento del titolo peggiore, con conseguente perdita del capitale investito. Qualora, invece, tutti i titoli restino sopra la barriera, il certificato restituisce il valore nominale più l’ultimo premio e i premi rimasti eventualmente in memoria. Attualmente il certificato quota circa 7 punti percentuali sotto la pari, mentre i prezzi di tutte le azioni sottostanti risultano distanti dalla barriera.

 

I principali rischi legati al certificato si possono riassumere come segue:

 

  • Rischio di mercato: variazione negativa dei prezzi dei sottostanti;
  • Rischio di perdita del capitale: in caso di violazione della barriera a scadenza;
  • Rischio emittente (credito): insolvenza dell’emittente del certificato;
  • Rischio di liquidità: possibilità di disinvestire a condizioni non favorevoli;
  • Rischio “worst of”: la performance dello strumento dipende dal titolo con andamento peggiore tra quelli nel paniere.

 

Complessità dello strumento: struttura che può risultare non adatta a investitori non esperti.
 
 
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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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