Intelligenza artificiale, allarme Onu: “Non possiamo governare ciò che non comprendiamo”

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L’intelligenza artificiale non è più soltanto una tecnologia promettente. È ormai una forza economica, geopolitica e sociale che evolve con una velocità tale da mettere in discussione la capacità stessa delle istituzioni di comprenderla, valutarla e regolamentarla. È questo, in estrema sintesi, il messaggio contenuto nel Preliminary Report dell’Independent International Scientific Panel on AI, il primo rapporto scientifico indipendente promosso dalle Nazioni Unite per offrire ai governi una base comune di conoscenza su opportunità, rischi e impatti dell’intelligenza artificiale.

Il documento rappresenta una novità assoluta nel panorama internazionale. Per la prima volta quaranta esperti provenienti da tutti i continenti, indipendenti da governi, aziende e interessi industriali, hanno provato a fotografare lo stato dell’arte dell’AI senza cedere né all’entusiasmo tecnologico né al catastrofismo. Il risultato è un’analisi lucida che riconosce il potenziale straordinario della nuova rivoluzione digitale, ma avverte che il ritmo dell’innovazione sta superando quello della ricerca scientifica e, soprattutto, quello della governance.

 

In questo articolo:

 

  • L’Intelligenza artificiale e l'”evidence dilemma” dell’Onu
  • I pericoli più grandi
  • L’intelligenza artificiale e le ricadute sociali

 

L’Intelligenza artificiale e l'”evidence dilemma” dell’Onu

Il nodo centrale del rapporto è quello che gli autori definiscono “evidence dilemma“. Per regolamentare efficacemente una tecnologia servono prove scientifiche solide sui suoi effetti. Tuttavia, nel caso dell’intelligenza artificiale, quando tali evidenze saranno disponibili potrebbe essere già troppo tardi, perché i sistemi avranno raggiunto livelli di capacità molto superiori a quelli odierni. In altre parole, i decisori politici sono costretti a prendere decisioni fondamentali in condizioni di forte incertezza, mentre la tecnologia continua ad accelerare.

L’analisi delle Nazioni Unite parte da un dato ormai evidente: negli ultimi anni i progressi dell’AI sono stati esponenziali. I modelli più avanzati dimostrano capacità di ragionamento sempre più sofisticate, contribuiscono alla ricerca scientifica, accelerano la scoperta di nuovi farmaci, supportano la progettazione industriale e iniziano a svolgere compiti complessi con livelli di autonomia impensabili fino a pochi anni fa. Il passaggio dagli assistenti conversazionali ai cosiddetti “agenti intelligenti”, capaci di pianificare ed eseguire attività articolate senza supervisione continua, rappresenta uno dei principali cambiamenti attesi nel prossimo futuro. Ma è proprio questa evoluzione a preoccupare gli esperti. 

 

I pericoli più grandi

Il rapporto sottolinea come la comunità scientifica non sia oggi in grado di garantire che l’aumento delle capacità dell’AI non possa produrre conseguenze catastrofiche, sia per errori dei sistemi stessi sia per utilizzi malevoli da parte dell’uomo. Gli autori citano la crescente evidenza di comportamenti ingannevoli osservati in alcuni modelli avanzati, la possibilità di perdita di controllo su sistemi sempre più autonomi, l’impiego dell’AI nella disinformazione, nelle frodi informatiche, negli attacchi cyber e persino nello sviluppo di minacce biologiche. Si tratta di scenari che fino a pochi anni fa appartenevano soprattutto alla narrativa fantascientifica, ma che oggi vengono affrontati con crescente serietà dalla comunità scientifica internazionale.

L’altra grande questione riguarda gli equilibri economici globali. Il report evidenzia come lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sia fortemente concentrato in un numero ristretto di aziende e di Paesi, principalmente Stati Uniti e Cina. Una concentrazione che rischia di ampliare ulteriormente le disuguaglianze tra economie avanzate e Paesi emergenti. Disporre dell’accesso ai modelli di AI, infatti, non significa necessariamente controllarne lo sviluppo, le regole o gli standard di sicurezza. Molti Stati rischiano di diventare semplici utilizzatori di tecnologie progettate altrove, senza possedere competenze, infrastrutture e capacità di verifica autonome.

 

L’intelligenza artificiale e le ricadute sociali

Il rapporto dedica ampio spazio anche alle ricadute sociali. L’intelligenza artificiale promette benefici enormi nella medicina, nell’istruzione, nell’agricoltura, nella ricerca scientifica e nella produttività delle imprese. Tuttavia gli esperti avvertono che tali vantaggi non saranno automaticamente distribuiti in modo equo. Esiste il rischio concreto che l’AI amplifichi disparità già esistenti, penalizzi le lingue meno diffuse, rafforzi fenomeni di esclusione digitale e renda ancora più difficile distinguere tra informazione autentica e contenuti manipolati. La qualità della democrazia, della formazione e del dibattito pubblico diventa quindi uno degli elementi centrali della sfida.

Particolarmente significativo è il richiamo rivolto ai governi. Il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha sintetizzato il senso dell’iniziativa con una frase destinata a diventare uno dei riferimenti del dibattito internazionale: “Non possiamo governare ciò che non comprendiamo”. Per questo il panel non propone un nuovo pacchetto normativo, ma costruisce una base scientifica condivisa dalla quale partire per elaborare future politiche pubbliche. La scelta è volutamente prudente: l’obiettivo non è imporre soluzioni politiche, bensì fornire evidenze indipendenti in un settore dominato da interessi economici enormi e da una competizione geopolitica sempre più intensa.

Il documento rappresenta soltanto il primo passo di un percorso più ampio. Le conclusioni saranno discusse nel Global Dialogue on AI Governance delle Nazioni Unite e confluiranno nel rapporto definitivo previsto per il 2027. Nel frattempo il messaggio che arriva dalla comunità scientifica è chiaro: la finestra temporale per costruire una governance internazionale efficace dell’intelligenza artificiale è ancora aperta, ma potrebbe restringersi rapidamente. Ogni ritardo aumenta il divario tra ciò che la tecnologia è in grado di fare e ciò che le istituzioni sono effettivamente capaci di controllare.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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