Dopo la pubblicazione della trimestrale di Nvidia riprende il dibattito sul reale valore della tecnologia per le aziende che la utilizzano, e sulle valutazioni di Borsa delle società di settore. Dopo lo studio rilanciato dal Mit, è Ubs a sollevare dubbi sulle quotazioni dei titoli legati all’IA, che potrebbero aver raggiunto livelli da bolla delle dot-com.
In questo articolo:
- L’allarme di Ubs sulla bolla delle azioni dell’intelligenza artificiale
- Lo studio del Mit sulle applicazioni progettuali dell’IA
L’allarme di Ubs sulla bolla delle azioni dell’intelligenza artificiale
Da una parte i continui investimenti nella ricerca e nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale sempre più avanzati, dall’altra il dubbio che in futuro questi investimenti non verranno ripagati da adeguati rendimenti. Il risultato dell’equazione potrebbe essere una caduta delle azioni delle società tecnologiche che puntano sull’intelligenza artificiale. Nonostante la trimestrale di Nvidia sia andata oltre le attese degli analisti, ma con qualche incertezza sul futuro soprattutto legata al mercato cinese, gli analisti di Ubs ritengono che i prezzi attuali delle società del settore non siano sostenibili. Tanto da scomodare il paragone con la bolla delle dot-com, ai cui livelli ci si starebbe avvicinando.
Il rapporto prezzo/utili aggregato HOLT Economic stimato dal gruppo svizzero supera quota 35, vicino ai livelli della bolla dot-com. L’indicatore, sviluppato da Ubs, considera il valore attuale dei flussi di cassa futuri attesi. Quota 35 riflette le forti aspettative future di generazione di cassa, simili a quelle viste durante la bolla delle dot-com negli anni 2000. In altri termini, secondo gli esperti di Ubs il prezzo rispetto alle aspettative di generazione di cassa future sarebbero “tirati”. La conseguenza è che aumentano le probabilità di delusioni future.
Queste osservazioni ricalcano quanto dichiarato da Tim Quast, fondatore e amministratore delegato di Market Structure Edge a Cnbc il giorno precedente alla pubblicazione della trimestrale di Nvidia. Le revisioni al rialzo delle stime di utili e ricavi rendono più probabile l’arrivo di sorprese negative.
Secondo il report di Ubs Meta, Alphabet, Amazon e Microsoft insieme dovrebbero investire 350 miliardi di dollari nell’anno in corso, senza che ancora si siano verificati adeguati ritorni dall’utilizzo sul campo dello strumento tecnologico. Persino una fonte non sospettabile di conflitto di interessi come l’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, ha detto che l’IA è in bolla.
Lo studio del Mit sulle applicazioni progettuali dell’IA
Uno studio approfondito della divisione dedicata all’IA del Mit di Boston sui casi d’uso progettuale dell’intelligenza artificiale ha, in effetti, mostrato un dato preoccupante. Appena il 5% circa dei programmi pilota ha generato un’accelerazione nei ricavi di chi li ha applicati. Il resto non ha avuto impatti misurabili. La ricerca è stata effettuata mediante 150 interviste ai manager societari, 350 ai dipendenti e un’analisi di 300 utilizzi pubblici dell’intelligenza artificiale.
Il problema, tuttavia, non sembra risiedere tanto nella tecnologica ma nell’utilizzo che ne viene fatto. L’autore del report, Aditya Challapally, sottolinea che le startup fondate da giovani hanno ottenuto risultati eccezionali mentre nelle altre società manca la comprensione di come utilizzare e adattare ai flussi di lavoro i modelli di intelligenza artificiale generativa.









