Intelligenza artificiale: debito Oracle a rischio, mercato hyperscale sotto osservazione

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Barclays si unisce alla pletora di soggetti che lanciano allarmi sulla spesa delle grandi aziende tecnologiche per l’intelligenza artificiale e declassa il debito di Oracle. Ad avviso dei suoi analisti, il colosso del software americano si sta spingendo troppo oltre rispetto alle sue capacità di produrre flusso di cassa e quindi dovrà ricorrere al rifinanziamento del debito. Gli investitori sono preoccupati per l’esposizione verso la nuova tecnologia, temendo che i ricavi e gli utili futuri possano non giustificare gli investimenti fatti.

 

In questo articolo:

 

  • Oracle: il flusso di cassa non sostiene le spese AI
  • Intelligenza artificiale: la spesa sta andando fuori controllo?

 

Oracle: il flusso di cassa non sostiene le spese AI

In un rapporto dell’11 novembre, gli analisti di Barclays hanno affermato che Oracle dovrà fare affidamento all’indebitamento a partire dall’esercizio fiscale 2027 – che comincia a giugno 2026 – per sostenere i contratti molto onerosi stipulati con altre società sull’intelligenza artificiale, in quanto la spesa in conto capitale è superiore al free cash flow generato dall’azienda. In particolare, la società con sede ad Austin potrebbe esaurire le sue riserve di liquidità entro novembre 2026, sottolineano dalla banca londinese.

Gli esperto di Barclays osservano che Oracle è l’unica società impegnata negli investimenti AI (Artificial Intelligence) con un flusso di cassa libero negativo, mentre il suo rapporto debito/patrimonio netto ha raggiunto quota 500%, molto al di sopra di quello di Amazon (50%) e Microsoft (30%). Alla luce di tutto ciò, Barclays ha declassato il rating del debito di Oracle a “underweight“, avvertendo di una possibile discesa a BBB-, ossia alla soglia dei junk bond.

 

Intelligenza artificiale: la spesa sta andando fuori controllo?

La mossa di Barclays su Oracle ripropone un tema molto acceso in questo periodo: il rischio che si sia formata una bolla sull’intelligenza artificiale. La competizione per la supremazia in questo settore è diventata estremamente agguerrita e le grandi aziende tecnologiche non badano a spese. Amazon, Alphabet, Meta Platforms e Microsoft hanno previsto più di 400 miliardi di dollari di investimenti per il 2025, destinati alla costruzione di data center e infrastrutture di rete AI, nonché al perfezionamento dei modelli di intelligenza artificiale.

OpenAI ha concluso una serie di partnership, tra cui una proprio con Oracle, che la espongono per ben 1.400 miliardi di dollari da reperire sul mercato dei prestiti. Il problema è che la startup americana è legata da una serie di rapporti circolari con le altre aziende nei contratti firmati. Questo significa che la relazione produce interessi reciproci che si intrecciano, creando una sorta di circuito di vantaggi tra le aziende coinvolte. Ad esempio, nell’accordo del mese scorso tra OpenAI e Nvidia, la prima utilizza le GPU del gigante dei chip per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale, inclusi quelli di grandi dimensioni come GPT, mentre Nvidia sviluppa hardware ottimizzato per AI (GPU della serie A100, H100 ecc.), spesso basandosi su feedback e richieste dei clienti come OpenAI. In questo modo:

 

  • Nvidia beneficia dei grandi acquisti di hardware da parte di OpenAI (grandi volumi di GPU, contratti pluriennali);
  • OpenAI beneficia delle GPU più performanti sul mercato, senza le quali l’addestramento di modelli avanzati sarebbe molto più costoso o lento.

 

Si crea un rapporto circolare di dipendenza e vantaggi reciproc. Il rischio è che se OpenAI dovesse non essere in grado di far fronte alla sua enorme esposizione finanziaria, potrebbe trascinare con sé anche le altre aziende coinvolte. Gli analisti di Barclays hanno osservato che l’intero settore dei fornitori hyperscale sta finanziando la corsa all’intelligenza artificiale attraverso massicce emissioni di obbligazioni, iniziando a mettere sotto pressione i mercati del credito. Anche JPMorgan ha avvertito questa settimana che i migliaia di miliardi di capitali necessari per il boom dell’AI “prosciugheranno” ogni mercato del credito.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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