Intelligenza artificiale: Grok-3 di Musk è il modello più potente?

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Il modello di intelligenza artificiale Grok-3 di xAI – la startup creata da Elon Musk – è più potente dei rivali. È quanto ha affermato la società in un evento in live streaming, in cui ha mostrato che la nuova piattaforma ha più di 10 volte la potenza di calcolo di quella che l’ha preceduta e batte Gemini di Alphabet, V3 di DeepSeek, Claude di Anthropic e GPT-4o di OpenAI. Nella presentazione, Musk ha detto che il preaddestramento è stato completato all’inizio di gennaio e sono in corso continui miglioramenti.

Con Grok-3, l’azienda ha introdotto un nuovo motore di ricerca, DeepSearch, consistente in un chatbot che comprende una richiesta e pianifica la sua risposta. Tale strumento include opzioni per ricerca, brainstorming e analisi dei dati. Manca solo la risposta vocale, ma Musk ha detto che presto arriverà un chatbot in grado di parlare. Attualmente Grok-3 è disponibile per gli abbonati Premium+ su X, mentre xAI prevede di rendere open source le versioni precedenti del modello non appena l’ultimo sarà completato. A tal proposito, Musk ha detto che bisognerà attendere pochi mesi.

 

Intelligenza artificiale: OpenAI prova a sbarrare la strada a Musk

Le affermazioni di Musk sono molto forti, anche se le prestazioni di Grok-3 non sono state verificate in modo indipendente. Questo basta comunque per accendere la rivalità con OpenAI, sulla quale l’amministratore delegato di Tesla, SpaceX e xAI ha lanciato un’offerta di acquisto per 97,4 miliardi di dollari. La proposta è stata respinta dal Consiglio di amministrazione della società guidata da Sam Altman, che l’ha definita un tentativo di Musk di limitare la concorrenza.

Intanto, il produttore di ChatGPT sta valutando di concedere diritti di voto speciali al board no-profit al fine di preservare il potere dei suoi amministratori. In sostanza, nuovi meccanismi di governance sono oggetto di studio, in vista della conversione di OpenAI in una società a scopo di lucro. Tutto questo dovrebbe garantire il mantenimento del controllo della società ristrutturata attraverso i diritti di voto speciali e una sorta di protezione contro le offerte ostili di nuovi soggetti come Musk. In buona sostanza, questi diritti potrebbero mantenere il potere del braccio no-profit in futuro e pararsi contro le critiche del miliardario imprenditore secondo cui l’azienda si è allontanata dalla missione originale di creare un’intelligenza artificiale a beneficio di tutti.

Il cambiamento di struttura societaria, in realtà, potrebbe consentire a OpenAI di ottenere maggiori fondi in un contesto competitivo che si fa sempre più difficile dal punto di vista tecnologico, sostengono i dirigenti. Al riguardo, l’azienda è in trattative per raccogliere 40 miliardi di dollari in un round di finanziamento guidato da SoftBank. L’operazione le darebbe una valutazione di 260 miliardi di dollari, consolidando la sua posizione come terza società privata di maggior valore dietro SpaceX (350 miliardi di dollari) e ByteDance (300 miliardi di dollari). Attualmente, OpenAI ha una valutazione di 157 miliardi di dollari, a seguito di un finanziamento da 6,6 miliardi di dollari ricevuto a ottobre 2024.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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