Il boom dell’intelligenza artificiale sta spingendo le più grandi aziende tecnologiche a spendere centinaia di miliardi di dollari per esercitare un ruolo da protagonista nei prossimi anni. La nuova tecnologia viene ormai considerata fondamentale per la crescita del business aziendale e i riscontri positivi sui numeri di bilancio che stanno avendo alcune società, come Alphabet e Meta Platforms, incoraggiano ad amplificare gli sforzi. Tuttavia ci sono alcune criticità, come rilevato dalla società di consulenza Bain & Co. In questo articolo:
- Intelligenza artificiale: un deficit da 800 miliardi di dollari
- Intelligenza artificiale: altri aspetti critici
- Come si stanno muovendo le grandi aziende
Intelligenza artificiale: un deficit da 800 miliardi di dollari
Le grandi spese nell’intelligenza artificiale potrebbero portare a un deficit di circa 800 miliardi di dollari, ha affermato Bain & Co., perché le entrate potrebbero essere inferiori rispetto a quanto previsto dall’industria del settore. La società di consulenza sostiene che entro la fine del decennio, le aziende dovranno registrare incassi per 2.000 miliardi di dollari affinché possano coprire tutte le spese per i data center e tutte le altre infrastrutture AI (Artificial Intelligence). Tuttavia, è probabile che tali entrate saranno di 800 miliardi di dollari al di sotto della soglia necessaria, ha previsto Bain.
In buona sostanza, i risparmi forniti dall’AI e la capacità delle aziende di generare entrate aggiuntive grazie a essa sono in ritardo rispetto alla domanda in crescendo di capacità di calcolo ed energia. Bain sottolinea che i requisiti globali di calcolo incrementale dell’intelligenza artificiale potrebbero salire a 200 gigawatt entro il 2030. In tale contesto, le scoperte nella tecnologia e negli algoritmi potrebbero “alleviare l’onere” per le aziende. Tuttavia, “i vincoli della catena di approvvigionamento o l’alimentazione energetica insufficiente rischiano di ostacolare il progresso”. Tutto questo mette in dubbio il modello di business basato sulla tecnologia predominante attualmente sul mercato, osserva Bain.
Intelligenza artificiale: altri aspetti critici
Le aziende non stano spendendo miliardi solo per le capacità di calcolo, ma anche per lo sviluppo dei prodotti. Ad esempio, in vetrina ci sono gli agenti autonomi di intelligenza artificiale, che sono in grado di eseguire azioni svolte normalmente dagli esseri umani. Bain sostiene che “nei prossimi 3-5 anni, le aziende destineranno fino al 10% della spesa tecnologica alla creazione di funzionalità di intelligenza artificiale di base, comprese le piattaforme per gli agenti”. Inoltre, ci sono da considerare i robot umanoidi, che stanno attirando capitali e diventando sempre più diffusi. Bain però sottolinea che “le implementazioni sono in una fase iniziale e si basano fortemente sulla supervisione umana”. Pertanto, il loro successo commerciale “dipenderà dalla prontezza dell’ecosistema”, mentre “le aziende che pilotano i robot in anticipo sono destinate a guidare il settore”, ha affermato la società di consulenza.
Come si stanno muovendo le grandi aziende
L’arena per la supremazia sull’intelligenza artificiale si sta facendo sempre più affollata e gli investimenti nel settore sono in crescendo. Di ieri è la notizia che Nvidia e OpenAI hanno raggiunto un accordo basato su una lettera di intenti da 100 miliardi di dollari, secondo cui il più grande progettista mondiale di chip acquisterà azioni della startup americana, la quale potrà costruire data center e altre infrastrutture AI utilizzando i semiconduttori Nvidia. OpenAI ancora non è redditizia, perché sta puntando più alla crescita che ai profitti. Tuttavia prevede un flusso di cassa positivo entro il 2029. Bain non ha parlato di quali implicazioni per le aziende potrebbero esserci nel 2030 e se continueranno a operare in perdita.
Altre Big tech del calibro di Microsoft, Amazon e Meta Platforms aumenteranno la loro spesa annuale combinata per l’intelligenza artificiale a oltre 500 miliardi di dollari entro l’inizio del prossimo decennio, secondo quanto riportato da Bloomberg Intelligence. La stessa cifra è quella prevista dal progetto “Stargate” – promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che vede coinvolte OpenAI, Oracle e SoftBank per investire negli Usa in tutto l’ecosistema AI.









