Intelligenza artificiale: il rischio se le big si accordano tra loro

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Nelle ultime settimane numerosi accordi incrociati tra le grandi imprese tecnologiche dell’intelligenza artificiale ha sollevato preoccupazioni. L’interdipendenza elevata potrebbe creare un rischio bolla. Se cade uno, cadono tutti. L’analisi degli esperti di Vontobel nella newsletter settimanale Weekly Note (Clicca QUI per iscriverti). 

 

OpenAI si è ormai affermata come l’epicentro della trasformazione tecnologica che sta ridefinendo il settore dei semiconduttori, anche grazie a una serie di accordi multimiliardari che coinvolgono i principali produttori di chip a livello globale. Nvidia investe direttamente in OpenAI mentre OpenAI acquista tecnologie Nvidia per rafforzare l’infrastruttura stessa della propria crescita: recentemente la startup guidata da Sam Altman ha stretto un maxi-accordo per la fornitura di sistemi GPU Nvidia da 100 miliardi di dollari.

La settimana si è aperta con la notizia della partnership strategica siglata con Amd, tramite la quale OpenAI si è assicurata chip per una potenza complessiva di 6 gigawatt e la possibilità di acquisire fino al 10% del capitale del produttore di semiconduttori, attraverso un articolato sistema di warrant. Per alcuni analisti, questa “finanza incrociata” rischia di creare un ecosistema dove il successo di ciascun player è legato a doppio filo alle scelte dell’altro, alimentando preoccupazioni sulla sostenibilità di una simile struttura e ricordando pericolosamente alcune dinamiche speculative dei primi anni 2000.

La circolarità finanziaria del settore dell’intelligenza artificiale sta spingendo alcuni osservatori a evocare il rischio-bolla. Guardando al futuro, questa convergenza tra fornitori di hardware e leader dell’AI apre scenari di enorme potenziale, ma anche di forte incertezza. L’accesso a quote societarie rafforza la dipendenza reciproca tra i big dei semiconduttori e OpenAI, rendendo ancora più opaca la linea che separa cliente e investitore. A farne le spese potrebbero essere tanto l’innovazione quanto il mercato stesso, stretto tra colossi che decidono a tavolino le regole del gioco. In questa nuova “geopolitica del silicio”, la vera sfida sarà mantenere un equilibrio tra sviluppo, concorrenza e trasparenza.

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Redazione

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