Intelligenza artificiale, agli italiani non piace abbastanza: solo il 20% la usa

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Poco più di un italiano su cinque utilizza l’intelligenza artificiale. Nel resto d’Europa, la quota sfiora un terzo della popolazione. È questo il dato che sintetizza meglio il ritardo digitale del Paese fotografato dall’indagine Istat “Aspetti della Vita Quotidiana – “Cittadini e ICT” del 2025, pubblicata il 22 aprile 2026. Un ritardo che non riguarda soltanto l’IA generativa, dove l’Italia si colloca al penultimo posto in Europa davanti alla sola Romania, ma si estende alle competenze digitali di base, ancora distanti di 26 punti dall’obiettivo europeo del 2030. A incidere sono le stesse variabili strutturali: età, titolo di studio, area geografica.

 

In questo articolo:

 

  • Intelligenza artificiale, il gap tra Italia e media europea
  • AI in Italia: i giovani sono i maggiori utilizzatori
  • Perché gli italiani non usano l’intelligenza artificiale
  • Competenze digitali: più veloci di ieri, troppo lenti per il 2030

 

Intelligenza artificiale, il gap tra Italia e media europea

A livello europeo il 32,7% della popolazione tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato almeno una volta strumenti di intelligenza artificiale generativa. In Italia la quota si ferma al 19,9%, un valore che colloca il Paese al penultimo posto nella graduatoria comunitaria, davanti alla sola Romania (17,8%). Estendendo l’analisi a tutta la popolazione dai 14 anni in su (fascia per la quale il confronto europeo non è disponibile) la quota scende al 17,8%. Il divario non è soltanto numerico: riflette una distanza strutturale che attraversa istruzione, occupazione e territorio. Tra i laureati di 25 anni e più il tasso di adozione raggiunge il 32%, mentre tra chi possiede al massimo la licenza media si attesta al 3,6%, un rapporto di quasi uno a dieci. Anche la geografia contribuisce a definire il profilo del divario: il Nord registra il tasso più elevato (19,7%), seguito dal Centro (18,8%), mentre il Mezzogiorno si ferma al 14,6%.

 

AI in Italia: i giovani sono i maggiori utilizzatori

Il dato più significativo riguarda le fasce d’età più giovani. In Italia il 51,2% dei 14-19enni e il 43,1% dei 20-24enni dichiara di aver utilizzato strumenti di IA nei tre mesi precedenti l’intervista, percentuali che si discostano nettamente dalla media nazionale e segnalano una familiarità con questi strumenti già consolidata tra le generazioni più recenti. In questa fascia d’età si registra anche un’inversione della disparità di genere che caratterizza il dato complessivo. Tra i 14 e i 19 anni sono le ragazze a fare un uso più frequente dell’intelligenza artificiale: il 53,3% contro il 49,1% dei coetanei maschi. La situazione si ribalta a partire dai 25 anni, quando il vantaggio si sposta stabilmente sugli uomini. Considerando l’intera popolazione dai 14 anni in su, il tasso di utilizzo maschile è del 19,6%, quello femminile del 16,1%.

 

Perché gli italiani non usano l’intelligenza artificiale

Utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale tra le persone di 14 anni e più che hanno usato internet negli ultimi 3 mesi (A) e principali motivi di non utilizzo (B). Anno 2025
Utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale tra le persone di 14 anni e più che hanno usato internet negli ultimi 3 mesi (A) e principali motivi di non utilizzo (B). Anno 2025. Fonte: Istat

Tra chi non ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale, la ragione prevalente non è tecnica né economica. Il 59,9% dichiara semplicemente di non averne bisogno, una motivazione che precede di gran lunga la mancanza di competenze, indicata dal 21,6% degli intervistati. Le preoccupazioni legate alla sicurezza e alla protezione dei dati personali riguardano il 5,5%, mentre il 4,8% non era a conoscenza dell’esistenza di questi strumenti. Il profilo che emerge è quello di una non-adozione largamente volontaria, almeno nella percezione degli intervistati, più che di una barriera all’accesso. Un elemento che distingue il caso italiano dal semplice ritardo infrastrutturale e che pone interrogativi sulla diffusione della consapevolezza rispetto alle potenziali applicazioni di questi strumenti nella vita quotidiana e professionale.

 

Competenze digitali: più veloci di ieri, troppo lenti per il 2030

Il dato sull’intelligenza artificiale va letto sullo sfondo di un quadro più ampio relativo alle competenze digitali generali, un dato che nel complesso è in miglioramento. Nel 2025 il 54,3% della popolazione tra i 16 e i 74 anni dispone di competenze digitali almeno di base, con un incremento di 8,4 punti percentuali rispetto al 2023, quasi il doppio della crescita media europea nello stesso biennio. È un segnale di recupero rilevante, che colloca l’Italia in compagnia di Germania e Francia tra i Paesi con le accelerazioni più marcate del periodo. Le stesse fratture che caratterizzano l’adozione dell’IA si ripropongono, con analoga nitidezza, nel profilo delle competenze digitali di base. L’86,1% delle persone di 25-54 anni con istruzione terziaria raggiunge il livello minimo di competenza — in linea con la media Ue dell’85,8% — contro il 33,5% di chi possiede al massimo la licenza media. Il divario tra operai e figure direttive sul luogo di lavoro è di circa 37 punti percentuali (44,6% contro 81,5%). Sul piano territoriale, Emilia-Romagna (61,2%) e Provincia Autonoma di Trento (61,1%) guidano la classifica nazionale, mentre Campania (42,7%) e Calabria (40,2%) si collocano in fondo. L’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030 dista ancora circa 26 punti: la traiettoria di crescita attuale, per quanto incoraggiante, non è sufficiente a colmare il gap nei tempi previsti.

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Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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