I giovani stanno cominciando ad avere dubbi sull’intelligenza artificiale. Le nuove generazioni temono che gli strumenti di AI generativa siano in grado di sostituire l’uomo in una miriade di mansioni, rendendo quindi inutile e costosa la presenza delle persone. Da diverso tempo si parla di questo fenomeno e delle eventuali soluzioni da proporre per evitare la perdita di posti di lavoro. Negli ultimi mesi, diverse grandi aziende hanno iniziato a licenziare e/o a ricollocare il personale.
Da oggi, per esempio, Meta Platforms lascerà a casa il 10% dei lavoratori e ulteriori tagli arriveranno entro la fine dell’anno. Inoltre, l’azienda intende ridistribuire 7.000 dipendenti in nuove iniziative legate all’AI, eliminando nel contempo diversi ruoli manageriali. Standard Chartered ha annunciato che eliminerà oltre 7.000 posizioni, affermando che sostituirà il capitale umano a minor valore aggiunto con l’intelligenza artificiale. Negli ultimi mesi Amazon ha già fatto fuori ben 30.000 posti corporate per puntare su AI ed efficienza.
In questo articolo:
- Intelligenza artificiale: un messaggio inquietante
- Le nuove generazioni si ribellano all’intelligenza artificiale
- Cosa stanno facendo le istituzioni
Intelligenza artificiale: un messaggio inquietante
Un messaggio poco incoraggiante è arrivato questa settimana dall’ex amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, che, di fronte agli studenti dell’Università dell’Arizona, ha detto che l’impatto dell’intelligenza artificiale sarà “più grande, più rapido e più significativo di qualsiasi altra rivoluzione precedente”. Questo tsunami in atto sarà talmente potente da “coinvolgere ogni professione, ogni aula, ogni ospedale, ogni laboratorio, ogni persona e ogni relazione”, ha avvertito l’esperto.
Anche in passato le rivoluzioni tecnologiche hanno sollevato preoccupazioni per i posti di lavoro, ma alla fine c’è sempre stato un adattamento, perché il progresso non poteva essere frenato in alcun modo. Schmidt ha definito razionali le paure delle nuove generazioni ma, allo stesso tempo, ha descritto il cambiamento e lo sconvolgimento portati dall’AI come “qualcosa di inevitabile a cui tutti dovranno adattarsi”.
Le nuove generazioni si ribellano all’intelligenza artificiale
Il discorso di Schmidt, tuttavia, non ha ricevuto il plauso dei giovani presenti in aula, molti dei quali hanno reagito con fischi e improperi. Questo episodio è simile a quello verificatosi l’8 maggio all’Università della Florida Centrale, quando la manager immobiliare Gloria Caulfield è stata sommersa di fischi e contestazioni durante un discorso di laurea dedicato all’intelligenza artificiale. Il disagio nei confronti di questa visione del futuro proposta dalle grandi aziende tecnologiche si sta manifestando anche nei tribunali, come in Cina, o attraverso i sindacati, come in Corea del Sud.
Un recente sondaggio realizzato da Gallup, una delle più importanti società americane di analisi statistica, ha mostrato come un numero crescente di nati tra il 1997 e il 2012 si senta in ansia o nervoso per l’avvento dirompente dell’AI. Al contrario, coloro che si dichiarano speranzosi o entusiasti sono nettamente diminuiti rispetto allo scorso anno. “Le emozioni negative si sono intensificate nell’ultimo anno”, hanno scritto gli autori del rapporto, osservando anche che l’utilizzo dell’AI sta iniziando a stabilizzarsi. “I giovani adulti nel mondo del lavoro sono significativamente più propensi a vedere l’AI come un rischio piuttosto che un beneficio”.
Cosa stanno facendo le istituzioni
Di fronte a questo scenario, anche le istituzioni stanno cercando di correre ai ripari, pur con molte difficoltà. In Europa è stato approvato l’AI Act, il primo regolamento al mondo pensato per imporre limiti e obblighi alle aziende che sviluppano sistemi di intelligenza artificiale. I governi stanno inoltre aumentando gli investimenti nei programmi di riqualificazione professionale, nel tentativo di preparare lavoratori e studenti a un mercato del lavoro destinato a cambiare rapidamente. Negli Stati Uniti cresce il dibattito su nuove forme di tutela per le categorie più esposte alla sostituzione tecnologica, mentre sindacati e associazioni chiedono maggiore trasparenza sull’utilizzo dell’AI nelle aziende. Anche scuole e università stanno modificando i percorsi formativi, inserendo competenze digitali e corsi dedicati all’intelligenza artificiale.
Tuttavia, molti osservatori ritengono che la politica stia procedendo molto più lentamente rispetto alla velocità con cui evolve la tecnologia. Il timore è che le regole arrivino quando il mercato del lavoro sarà già stato profondamente trasformato. Per questo motivo, il confronto tra governi, imprese e lavoratori sta diventando sempre più acceso.









