Nel bel mezzo di un risiko bancario che sembra infinito e dal quale Intesa Sanpaolo ha scelto di restare ai margini, l’istituto guidato da Carlo Messina ha chiuso il bilancio del 2025 con risultati che non solo consolidano la leadership di mercato, ma proiettano il gruppo verso livelli di redditività superiori a quelli abituali per il settore. I numeri definitivi, pubblicati oggi, raccontano infatti una realtà di crescita concreta e di performance ben al di sopra delle attese, con utili in forte espansione e indicatori di solidità che restano tra i più lusinghieri del comparto bancario europeo.
In questo articolo:
- Intesa Sanpaolo, il bilancio del 2025
- Il nuovo piano di Impresa 2026-2029
- Remunerazione e ritorni per gli azionisti
- Piani di incentivazione: valorizzare le persone nel cuore della strategia
Intesa Sanpaolo, il bilancio del 2025
Entrando nel merito dei risultati, Intesa Sanpaolo ha chiuso il bilancio del 2025 con un utile netto sempre più vicino a quota 10 miliardi di euro: esattamente 9,3 miliardi di euro. Si tratta di un aumento di quasi l’8% rispetto al 2024 (chiuso a 8,7 miliardi) e ben oltre le previsioni di consensus elaborate dagli analisti alla vigilia della comunicazione dei conti. Un incremento significativo, non solo perché riflette la capacità di Intesa di reggere l’impatto di un contesto macro sfidante, ma anche perché offre una solida base per delineare le strategie future della banca e per rafforzare la fiducia degli investitori istituzionali e retail.
Il margine di interesse netto dell’esercizio si è attestato a 14,79 miliardi di euro, in lieve flessione rispetto ai 15,71 miliardi del 2024. Una dinamica che riflette il graduale raffreddamento del contesto dei tassi e che accomuna l’intero sistema bancario europeo, ma che nel caso di Intesa non ha inciso in modo strutturale sulla capacità di generare utili. Il dato assume infatti un significato diverso se letto insieme all’andamento delle commissioni nette, che nel 2025 hanno raggiunto 9,98 miliardi di euro, in crescita del 6,3% su base annua rispetto ai 9,386 miliardi dell’esercizio precedente. È qui che si coglie uno degli elementi chiave del modello Intesa: la progressiva riduzione della dipendenza dal margine di interesse tradizionale e il rafforzamento delle attività a maggiore valore aggiunto, legate alla gestione del risparmio, alla consulenza, all’intermediazione finanziaria e al comparto assicurativo.
In termini di efficienza operativa, l’indicatore cost/income ratio si mantiene competitivo rispetto ai principali peer europei, riflettendo un’efficace gestione della struttura dei costi in relazione ai ricavi. Non va trascurata inoltre la conferma dello status di “zero NPL bank (Non-Performing Loans), un primato di qualità del credito che non è solo un dato contabile, ma un elemento di resilienza fondamentale in un’epoca in cui la qualità degli attivi bancari è attentamente scrutinata dagli investitori e dalle autorità di vigilanza.
Peraltro, la banca ha indicato per il 2026 un utile netto atteso di circa 10 miliardi di euro, un obiettivo che testimonia la volontà di mantenere una traiettoria espansiva pur in uno scenario macroeconomico ancora incerto, scandito da dinamiche di tassi e volatilità dei mercati. Questo target intermedio, che precede gli ambiziosi 11,5 miliardi di euro al 2029, funge da primo banco di prova per l’efficacia delle leve strategiche annunciate nel nuovo Piano 2026-2029.
Inoltre, accanto ai numeri di bilancio e agli indicatori di redditività, i dati sull’attività creditizia mostrano con chiarezza come Intesa Sanpaolo continui a svolgere un ruolo centrale di acceleratore della crescita dell’economia reale italiana. Nel corso del 2025 il gruppo ha infatti erogato circa 86 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine a famiglie e imprese del Paese, con un incremento del 23% rispetto al 2024. Un dato che va oltre la fisiologia del ciclo economico e che segnala una scelta strategica precisa: sostenere gli investimenti produttivi e la capacità di spesa in una fase ancora segnata da incertezza macroeconomica.
Il contributo non si limita però alla nuova finanza. Nel 2025 Intesa Sanpaolo ha riportato in bonis circa 2.850 aziende, mentre dal 2014 il numero complessivo delle imprese risanate sale a circa 146.800. Un’attività di accompagnamento e ristrutturazione che ha avuto effetti tangibili anche sul fronte occupazionale, consentendo di preservare circa 14.250 posti di lavoro nel solo 2025 e oltre 734.000 dal 2014. Numeri che raccontano una banca impegnata non solo nella gestione del rischio, ma anche nella tenuta del tessuto produttivo e sociale del Paese.
Il nuovo Piano di impresa 2026-2029
La presentazione, concomitante con i risultati di bilancio dell’esercizio 2025, del Piano di impresa 2026-2029 segna un momento cruciale nella storia recente del gruppo. Non si tratta di un semplice aggiornamento di cifre: è un progetto di crescita strutturale, con obiettivi ambiziosi di valore per gli azionisti, di impatto economico reale e di consolidamento competitivo sul mercato europeo della banca e dei servizi finanziari.
L’obiettivo dichiarato è chiaro e misurabile: portare l’utile netto oltre 11,5 miliardi entro il 2029 e raggiungere un Roe del 22% e un Rote del 27% nello stesso orizzonte temporale. Questi target non sono astratti: sono accompagnati da previsioni precise, come un cagr dei ricavi pari al 3% annuo, sostenuto principalmente dalle commissioni, e una riduzione strutturale dei costi operativi con un miglioramento del cost/income ratio fino al 36,8% nel 2029.
La strategia di esecuzione è altrettanto articolata. La banca intende consolidare il proprio modello di business “a piattaforma integrata”, che include l’espansione delle capacità di advisory sia in Italia che nelle controllate internazionali, l’affermazione di isybank come piattaforma digitale di riferimento, e il lancio di isywealth Europe per rafforzare l’offerta di servizi di wealth management in Francia, Germania e Spagna, mercati chiave per il posizionamento competitivo del gruppo su scala continentale. Sul fronte operativo, il piano non si limita a macro-obiettivi: prevede anche una serie di iniziative concrete. Tra queste c’è l’estensione della piattaforma cloud-native isytech, con l’intento di portare il 100% delle applicazioni su architettura cloud entro il 2029, e l’integrazione avanzata di strumenti di intelligenza artificiale (AI) per automatizzare processi ed elevare produttività nei servizi alla clientela.
Dal punto di vista numerico, il piano stima una creazione complessiva di circa 500 miliardi di euro di valore per tutti gli stakeholder nel quadriennio 2026–2029. Questa cifra, che comprende sia la generazione di nuovo credito a medio-lungo termine alle famiglie e alle imprese – circa 374 miliardi – sia ritorni per il pubblico azionario e contributi a impatti sociali, sintetizza l’ambizione del progetto.
Remunerazione e ritorni per gli azionisti
Uno degli aspetti che più ha catturato l’attenzione degli investitori e degli analisti riguarda la politica di distribuzione del capitale. Intesa Sanpaolo ha delineato un programma di ritorno di capitale pari a circa 50 miliardi di euro nel periodo 2025–2029, un impegno finanziario di prim’ordine nel panorama bancario europeo. La formula di distribuzione agli azionisti prevede un payout ratio del 95% degli utili per ciascun anno del quadriennio 2026–2029. Di questi, il 75% sarà riconosciuto sotto forma di dividendi cash e il 20% attraverso programmi di buyback di azioni proprie, con ulteriori distribuzioni che potranno essere valutate anno per anno a partire dal 2027.
In termini pratici, per l’esercizio 2025 il gruppo proporrà all’assemblea degli azionisti dividendi complessivi per 6,5 miliardi, comprensivi di acconti già distribuiti e della proposta di saldo, oltre all’avvio di un programma di buyback da 2,3 miliardi da luglio 2026, subordinato all’approvazione degli azionisti. Questa combinazione di dividendi e buyback non solo è un segnale forte della fiducia del management nella solidità futura del gruppo, ma risponde anche alle aspettative degli investitori istituzionali, che vedono nelle distribuzioni di capitale una componente essenziale della total return policy. L’esplicita volontà di mantenere livelli di payout così elevati – tra i più generosi nell’ambito delle principali banche europee – riflette una strategia di remunerazione coerente con un approccio orientato alla valorizzazione del titolo e alla creazione di valore per l’azionista.
Piani di incentivazione: valorizzare le persone nel cuore della strategia
Un altro elemento che emerge con forza dal pacchetto di comunicati ufficiali riguarda il nuovo sistema di incentivazione a lungo termine pensato per allineare gli obiettivi di performance del gruppo a quelli dei propri dipendenti e manager. Il Consiglio di Amministrazione ha deliberato di sottoporre all’Assemblea del 30 aprile prossimo due piani che coprono l’intero arco del Piano di Impresa 2026–2029.
Il primo è il Performance Share Plan 2026–2029, destinato ai cosiddetti “Risk Taker” e al middle management. Questo piano prevede l’assegnazione di azioni ordinarie di Intesa Sanpaolo subordinata al raggiungimento di specifici risultati di performance nel quadriennio, un meccanismo che mira a garantire che la remunerazione variabile sia strettamente connessa ai risultati economico-finanziari del gruppo.
Il secondo è il Leveraged Employee Co-Investment Plan (LECOIP 2026–2029), rivolto a tutti gli altri dipendenti del gruppo. Attraverso questo strumento, i dipendenti riceveranno azioni gratuite e avranno la possibilità, in determinate proporzioni, di sottoscrivere ulteriori azioni a prezzo scontato. Questa doppia dinamica – di allocazione gratuita e di co-investimento incentivato – è pensata per coinvolgere in maniera più ampia la forza lavoro nella crescita del gruppo e per legare in modo più diretto la remunerazione alla creazione di valore nel medio-lungo periodo. Dal punto di vista numerico, l’effetto combinato di questi piani potrà comportare l’emissione di decine di milioni di azioni ordinarie di nuova emissione, pari a circa l’1,4% del capitale sociale post-operazione qualora gli impieghi massimi previsti per il LECOIP fossero realizzati.









