Come l’invecchiamento della popolazione in Italia incide sulla crescita del Pil

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La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) ha pubblicato il Transition Report 2025-26, intitolato quest’anno Brave Old World. L’analisi afferma che l’invecchiamento della popolazione, in particolare in paesi come l’Italia, è una bomba a orologeria per la crescita del Pil. Il cambiamento demografico è una sfida decisiva per la crescita a lungo termine: i tassi di fertilità sono diminuiti così tanto che la maggior parte delle economie della Bers sono al di sotto del livello di sostituzione, ovvero il numero medio di figli (2,1) per donna necessario per mantenere una popolazione stabile nel lungo periodo.

L’invecchiamento della popolazione e la riduzione della forza lavoro peseranno in maniera incisiva sulla crescita europea, specie in nazioni come l’Italia. Le ultime previsioni demografiche dell’Istat stimano che nel 2050 ci saranno quattro milioni di persone in meno rispetto a oggi, con una cittadinanza che sarà in gran parte anziana, dato che un abitante ogni tre avrà più di 65 anni e l’età media salirà dai 46,6 attuali ai 51 anni. In questa trasformazione, il dato che merita più attenzione è legato a come il cambiamento demografico sta rimodellando le economie.

 

In questo articolo:

 

  • L’invecchiamento della popolazione in Italia: Pil rischio
  • Le soluzioni per compensare le pressioni demografiche
  • I cambiamenti demografici rimodellano il mercato del lavoro

 

L’invecchiamento della popolazione in Italia: Pil a rischio

Il report della Bers sottolinea che il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione compromettono le prospettive economiche a lungo termine. L’andamento demografico negativo ha già iniziato a ostacolare la crescita economica di alcune nazioni, Italia compresa: un paese dove nel 2050 ci saranno 54,7 milioni di abitanti rispetto ai 59 milioni attuali, il Sud sarà spopolato, il 34,6% della popolazione avrà più di 65 anni (con 6,5 milioni che vivranno da sole) e quella in età da lavoro scenderà al 54,3%. Una nuova Italia che avrà seri problemi di sostenibilità dello Stato sociale.

La Bers prevede che in Europa il calo della quota di persone in età lavorativa ridurrà la crescita annuale del Pil pro capite di una media di quasi 0,4 punti percentuali all’anno fino al 2050. La demografia sta già erodendo la crescita del tenore di vita nei paesi dell’ex blocco comunista, nazioni che stanno invecchiando prima di arricchirsi. In Italia l’aumento della sopravvivenza, la bassa natalità e le trasformazioni familiari (le future famiglie nel 41,1% dei casi saranno persone sole) determineranno una carenza di manodopera e una domanda di lavoro non soddisfatta, che i flussi migratori – legati a dinamiche economiche e geopolitiche – non riusciranno a bilanciare.

La variazione dei tassi di fertilità tra paesi diversi in cui investe la Bers
La variazione dei tassi di fertilità tra paesi diversi in cui investe la Bers (foto: Ebrd)

 

Le soluzioni per compensare le pressioni demografiche

Il Transition Report 2025-26 individua tre fattori che determinano il calo del tasso di natalità – la riduzione degli stipendi, i cambiamenti nelle norme sociali, l’effetto maternità con il divario retributivo di genere – e al tempo stesso tre strumenti con cui intervenire per compensare la crisi demografica: rimanere nel mercato del lavoro più a lungo, sostenere la migrazione, le giovani generazioni e l’occupazione femminile e stimolare l’innovazione. Nelle economie in rapido invecchiamento come l’Italia, l’inclusione sociale e lavorativa degli stranieri e delle loro famiglie e l’uso dell’intelligenza artificiale saranno leve decisive su cui fare forza per migliorare la produttività.

Dal rapporto emerge che l’invecchiamento della popolazione e dei leader politici (che invecchiano ancora più rapidamente) rende la situazione ancora più difficile da gestire per la regolamentazione delle pensioni e la limitazione delle migrazioni. In alcune economie del Caucaso e dei Balcani occidentali, la variazione naturale della popolazione è rimasta positiva, ma i grandi flussi migratori in uscita hanno causato una contrazione demografica. È il caso di Bosnia ed Erzegovina, Georgia e Moldavia, nazioni che hanno perso il 30% della loro popolazione dal 1990 ad oggi, quasi interamente a causa dell’emigrazione. Al contrario in alcune economie avanzate, tra cui l’Italia e la Germania, l’immigrazione ha più che compensato il calo naturale della popolazione.

I tassi netti di migrazione richiesti (il bilancio tra il numero di immigrati e il numero di emigrati) superano l’1% in quasi la metà di tutte le economie della Bers in cui si prevede un calo del rapporto tra popolazione in età lavorativa e popolazione totale. Nel caso della Slovenia, la stima annuale si attesta all’1,7% della popolazione nel 2023, circa 8,5 volte l’afflusso annuale registrato negli anni Dieci dei Duemila. In una manciata di economie comparabili in rapido invecchiamento, come Italia, Spagna e Corea del Sud, i flussi migratori annuali richiesti superano il 2% della popolazione.

 

I cambiamenti demografici rimodellano il mercato del lavoro

Nelle economie con una popolazione anziana, l’occupazione si sta gradualmente spostando verso lavori più age-friendly, che consentono maggiore flessibilità e richiedono meno sforzo fisico, aiutando i lavoratori più anziani e le donne a rimanere economicamente attivi più a lungo. I settori interessati a questo mutamento sono la consulenza, la formazione, l’amministrazione e i servizi alla persona. Allo stesso tempo, i progressi dell’Ai generativa e nell’automazione stanno trasformando la domanda di competenze. Anche in questo caso, i governi sono chiamati a intervenire tempestivamente e ad attuare riforme inclusive per trasformare la futura carenza di manodopera in un’occasione.

“La demografia non è destino: il modo in cui le economie reagiscono è una questione di scelta – spiega Beata Javorcik, economista capo della Bers –. Le società che invecchiano possono incoraggiare le persone a lavorare più a lungo, attrarre e integrare lavoratori migranti e sfruttare la tecnologia per sostenere la crescita. Le economie più giovani possono investire in istruzione e imprenditorialità per trasformare il loro potenziale demografico in un vantaggio duraturo. In entrambi i casi, i responsabili politici devono agire con coraggio e una visione a lungo termine”.

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Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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