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Investimenti: 3 cose che i pensionati possono fare in un mercato ribassista

Investimenti: 3 cose che i pensionati possono fare in un mercato ribassista

Uno dei maggiori rischi che i pensionati o coloro che stanno per andare in pensione devono affrontare nell’ambito degli investimenti è quello della sequenza di rendimento. Questa allude alla sfortuna di ritirarsi in un momento in cui il mercato è ribassista, in quanto si è costretti a fare prelievi in un portafoglio in declino. In altri termini, è necessario vendere a prezzi più bassi per ottenere quegli introiti necessari per vivere. La situazione attuale dei mercati configura uno scenario del genere. L’indice S&P 500 quest’anno è sceso di oltre il 20% dai massimi storici di gennaio; questo lo ha confinato in un mercato ribassista, che si delinea proprio quando si oltrepassa quella soglia.

Il problema della sequenza di rendimento non è tanto quando si verifica un forte calo seguito da un rapido rimbalzo delle quotazioni azionarie, ma quando il trend è duraturo. Se ad esempio dovesse verificarsi una situazione come quella del periodo che va dal 1966 al 1982, in cui gli indici americani hanno faticato, per gli investimenti dei pensionati le prospettive non sarebbero eccezionali. Le proiezioni sulle azioni americane da parte di Morningstar Investment Management ad esempio sono di un guadagno nel prossimo decennio del 3,7%, una cifra sicuramente inferiore rispetto alla media storica.

 

Mercati ribassisti? ecco come comportarsi con investimenti

Cosa potrebbero fare allora i pensionati per attenuare il rischio della sequenza di rendimento negli investimenti? Vi sono tre soluzioni che i consulenti consigliano di mettere in atto. La prima consiste nello spostare maggiore denaro verso i contanti o le obbligazioni mentre ci si sta avvicinando alla pensione. Qualora si utilizzino i fondi comuni d’investimento, meglio farlo con quelli che seguono un data obiettivo, ossia che adeguano l’allocazione via via che si accorcia il tempo che manca alla pensione. Tutto queste serve per ammortizzare la volatilità di portafoglio, sebbene occorra tenere presente che vi sono pensionati che avranno una fonte di reddito maggiore e quindi potranno permettersi di rischiare qualcosa in più nelle azioni.

La seconda soluzione sta nel creare una tenda obbligazionaria, aumentando significativamente la quota in obbligazioni durante il pre-pensionamento. Michael Kitces, responsabile della strategia di pianificazione per Buckingham Wealth Partners a Reston, ad esempio suggerisce di portare la parte in bond dal 40% al 70% dai 55 ai 65 anni nel portafoglio costruito con la classica strategia 60/40, per riportarla al 40% dai 65 agli 80 anni. Quest’anno le obbligazioni non sono riuscite a fare da tampone al crollo dei mercati azionari, perché il reddito fisso ha subito anch’esso molte perdite. Tuttavia, questa è una situazione molto anomala, che trova origine da un’inflazione generata da forti strozzature dell’offerta. In condizioni normali non si verifica questo. Ad ogni modo, osserva Kitces, anche se le obbligazioni non hanno funzionato bene come copertura, hanno sempre sovraperformato le azioni.

La terza soluzione riguarda il creare un cuscinetto di cassa per coprire i primi anni senza dover andare a vendere attività in un mercato ribassista. La somma giusta? Per i consulenti bisogna calcolare quanto si spende ogni anno e togliere la parte di reddito che deriva da altre fonti. La detenzione di contante ovviamente fa crescere il costo opportunità di possedere attività non redditizie, ma nei momenti di mercato come questi potrà risultare vincente per salvarsi da situazioni poco felici. Ad ogni modo tutto dovrà essere equilibrato in funzione delle dimensioni del portafoglio e della tolleranza al rischio.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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