Investimenti: chi vince e chi perde nel 2022, prospettive per il 2023 - Borsa&Finanza

Investimenti: chi vince e chi perde nel 2022, prospettive per il 2023

Investimenti: chi vince e chi perde nel 2022, prospettive per il 2023

Con l’ultimo giorno di contrattazione nei mercati finanziari si chiude oggi il 2022 ed è tempo di bilanci sugli investimenti. La cosa più immediata che è possibile rilevare è che mai dal 2008 si era visto un anno così brutto dal lato delle performance. Troppe cose sono accadute perché non ci fossero conseguenze e gli effetti sono stati drammatici sui portafogli degli investitori. A dominare la scena è stata l’inflazione, che ha costretto le Banche centrali a inasprire la politica monetaria alzando i tassi d’interesse. Sono pochi gli asset che si sono salvati dalla tempesta, ma come in ogni disastro che si rispetti ci sono quelli che hanno tratto grandi vantaggi. Vediamo quindi nel dettaglio una rassegna di quali sono stati i migliori e i peggiori investimenti nel 2022 e quali potrebbero essere le prospettive per il 2023.

 

Contanti

I certificati di deposito e i conti di risparmio sono stati molto richiesti in un anno dove la volatilità e l’incertezza sugli investimenti sono state molto elevate. I rendimenti più alti hanno consentito di poter mettere i soldi al sicuro ottenendo anche dei buoni ritorni. Una cosa che sarebbe stata assolutamente impensabile solo un anno fa, quando tutte le Banche centrali tenevano il costo del denaro in prossimità dello zero, determinando rendimenti molto bassi nel mercato del reddito fisso.

Per il 2023? Nella prima parte dell’anno è probabile che i rendimenti resteranno alti, perché gli istituti monetari continueranno ad alzare i tassi fino a quando l’inflazione non regredirà verso l’obiettivo del 2%. Nella seconda parte, le Banche centrali (in particolare la Federal Reserve) probabilmente cominceranno ad allentare la loro politica monetaria, con i primi tagli che dovrebbero arrivare a cavallo tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.

 

Obbligazioni inflation linked

Gli I bond hanno brillato per tutto il 2022 perché, essendo titoli legati all’inflazione, hanno rilasciato rendimenti reali molto interessanti. Gli investitori ne hanno approfittato soprattutto nel periodo in cui i titoli rendevano il 9,62%, un livello record. Infatti, nel mese di ottobre le vendite sono arrivate quasi a 7 miliardi di dollari, una cifra di 7 volte superiore a quella del 2021.

Per il prossimo anno alcuni consulenti finanziari li consigliano, ma bisognerà vedere il percorso dell’inflazione. Se questa dovesse raffreddarsi di molto, sarebbe impensabile rivedere gli stessi ritorni di quest’anno.

 

Azioni energetiche

Nessuno ha fatto meglio delle azioni energetiche in Borsa. La guerra Russia-Ucraina ha innescato una crisi energetica facendo impennare i prezzi delle materie prime come gas e petrolio. I produttori di energia hanno sfruttato il momentum, anche e soprattutto grazie alla loro capacità di determinazione dei prezzi. In alcuni paesi come l’Italia gli extra-profitti delle aziende sono stati tassati, ma ciò non è bastato a ridurre il rally delle loro azioni.

I prezzi di gas e petrolio sono scesi parecchio rispetto ai top annuali, quindi per il 2023 le prospettive probabilmente sono almeno di una stabilizzazione. A meno che i price cap imposti dall’Occidente su gas e petrolio non determinino una violenta crisi dell’offerta che riporti nuovamente le quotazioni dei combustibili ai livelli folli di quest’anno.

 

Azioni tecnologiche

I veri perdenti nell’ambito degli investimenti sono stati i titoli legati alla tecnologia. Il settore è stato travolto da un’ondata di vendite, dopo la grande sbornia pandemica. Alcuni titoli hanno quasi interamente perso il loro valore (vedi Carvana), mentre big tech come Meta e Tesla hanno bruciato oltre due terzi di capitalizzazione. A colpire al cuore le aziende tech è stato il rialzo dei tassi d’interesse, che ha reso più oneroso il finanziamento a supporto degli investimenti di lunga scadenza e meno preziose le valutazioni azionarie come attualizzazione dei flussi futuri.

Con l’anno che verrà le azioni tecnologiche dovrebbero trovare un po’ di tregua, soprattutto se le Banche centrali invertiranno la loro politica monetaria sui tassi. Non è escluso quindi un ritorno agli acquisti da parte degli investitori, anche perché ora i prezzi cominciano a diventare interessanti per entrare a mercato.

 

Criptovalute

Se per le azioni tecnologiche il 2022 è stato un calvario, per le criptovalute sono proprio calate le tenebre a oscurare totalmente una stella che ha brillato per anni. Da una capitalizzazione di oltre 3.000 miliardi di dollari a novembre 2021, il settore crittografico è sceso a un valore di mercato di poco sopra gli 800 miliardi di dollari. Quanto è successo ha fatto pensare alloscoppio di una bolla, con l’implosione della stablecoin TerraUSD e il fallimento di una serie di aziende crittografiche, tra cui spicca la FTX di Sam Bankman-Fried che si era posto come il salvatore delle criptovalute in difficoltà.

Per il 2023 regna l’incertezza più assoluta. Quello che sta per arrivare potrebbe essere l’anno di una regolamentazione che potrebbe riportare un po’ di fiducia nel settore, ma non sono pochi quelli che pronosticano la sparizione delle criptovalute dalla scena. Stavolta, per sempre.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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