Investire in obbligazioni: meglio con ETF o con singoli bond?
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Investire in obbligazioni: meglio con ETF o con singoli bond?

Investire in obbligazioni: meglio con ETF o con singoli bond?

Investire in obbligazioni: meglio farlo comprando singoli titoli di Stato e bond o conviene puntare sugli ETF obbligazionario? Vediamo pro e contro di ogni scelta in un contesto di rendimenti ridotti all’osso (ma in crescita)

 

 

Investire in obbligazioni per molti investitori rappresenta un modo per mettere al sicuro i propri risparmi. Indubbiamente l’attuale contesto storico non è dei più semplici. Veniamo da anni di rendimenti ridotti all’osso dalla politiche monetarie ultra-espansive messe in campo dalle varie banche centrali e stiamo vivendo una graduale risalita dei tassi di interesse richiesti dagli investitori in risposta alla crescita dell’inflazione e in vista del rialzo dei tassi previsto nel 2022 da parte di Federal Reserve e forse BCE.

Il focus di questo articolo tuttavia non entra in merito sulle migliori asset allocation da mettere in campo in questa fase quando si decide di investire in obbligazioni ma punta a focalizzarsi se questo tipo di investimento sia meglio se fatto comprando singoli bond e titoli di Stato o se sia più conveniente farlo tramite un ETF obbligazionario è aperto.

 

ETF obbligazionari vs acquisto singoli titoli: due soluzioni a confronto

Iniziamo con il vedere perché un investitore dovrebbe preferire una singola obbligazione ad un ETF. Quali possono essere i limiti di questa seconda scelta? Investire in una singola obbligazione significa per l’investitore acquistare sul mercato tramite il proprio intermediario uno strumento destinato a produrre dei flussi cedolari costanti negli anni successivi fino alla scadenza.

Esistono anche delle strategie mirate (ad esempio la celebre laddering strategy) che tramite l’acquisto di diverse obbligazioni su scadenze scalettate mira a ridurre la rigidità di un unico investimento con un’unica scadenza. Tanti gli esercizi che vanno compiuti durante il periodo dell’investimento, compreso quello di utilizzare i rimborsi delle obbligazioni scadute per reinvestirli. Lo stesso discorso è valido per quelle cedole che in vari momenti dell’anno finiranno sul conto corrente magari per importi modesti che non verranno reinvestiti immediatamente.

Se gli acquisti vengono concentrati su un singolo emittente il rischio di credito sarà molto più elevato in quanto si sarà esposti alle sorti di quell’emittente. Se invece viene messa a terra la diversificazione tra più emittenti anche in questo caso saranno necessarie numerose operazioni di compravendita per arrivare ad una diversificazione adeguata.

Non dobbiamo poi dimenticare che l’acquisto di singole obbligazioni è soggetto al vincolo del taglio minimo. La clientela retail solitamente acquista bond con taglio minimo da 1.000 o 10.000 euro, quasi mai da 100.000 riservate per lo più a soggetti istituzionali o investitori professionali. E quando si comprano obbligazioni con taglio ridotto molto spesso il differenziale tra denaro e lettera è un fattore di costo da considerare.

Con l’avvento degli ETF la vita è decisamente diventata più comoda per l’investitore in obbligazioni. Essendo di fatto un fondo che replica passivamente un indice, l’ETF obbligazionario infatti risolve il problema della diversificazione acquistando centinaia, per non dire migliaia ,di obbligazioni di emittenti diverse delle quali l’investitore diventa proprietario. Bond molto spesso con tagli da istituzionale e quindi con rendimenti più elevati ma anche con maggiore liquidità e spread bid/ask ridotto.

Le cedole che quasi giornalmente l’ETF incassa dai titoli in portafoglio vengono immediatamente reinvestite massimizzando l’effetto benefico della capitalizzazione composta degli interessi. Lo stesso discorso vale per le scadenze prontamente reinvestite per acquistare altri bond. L’efficienza dell’investimento è uno dei punti di forza maggiori dell’ETF obbligazionario rispetto alla singola obbligazione. Basta poi una singola quota dell’ETF, quindi poche decine di euro, per entrare nell’investimento.

 

Investire in obbligazioni: dibattito aperto sulla migliore soluzione

Sono tutte rose quelle dell’ETF obbligazionario? No esistono anche dei limiti che ogni investitore dovrà prendere in considerazione. Il costo dello strumento non esiste acquistando una singola obbligazione. Gli ETF obbligazionari più generalisti arrivano a costare 10-20 punti base all’anno. Con i rendimenti di oggi, pur essendo un costo molto basso di mantenimento, questo fattore pesa.

Altro limite dell’ETF è quello della duration quasi costante. Solitamente questi strumenti hanno duration che si aggirano nell’intorno di un certo valore definito dal benchmark di riferimento reinvestendo continuamente i flussi in ingresso su titoli che la mantengono costante. Quando viene acquistata una singola obbligazione il tempo ci aiuta a ridurre progressivamente il rischio duration per il naturale avvicinarsi della scadenza. Terzo fattore da tenere in considerazione è quello che non c’è mai un momento nel quale il capitale viene integralmente rimborsato alla scadenza. L’ETF è valorizzato infatti ogni giorno a valori di mercato.

Come abbiamo visto il dibattito sulla scelta di una singola obbligazione piuttosto che un ETF è aperto. Ogni investitore deve valutare attentamente pro e contro e, fatte le opportune considerazioni, scegliere la strada migliore. Per chi cerca la massima efficienza nonché comodità e riduzione del rischio l’ETF è la scelta vincente. Se invece si ricerca la personalizzazione e il pieno controllo sull’investimento, accettando di perdere un po’ di tempo nella gestione del processo, il singolo strumento obbligazionario è ancora oggi la scelta più conveniente.

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Redazione

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