Ior, il bilancio 2024: a quanto ammonta il dividendo del Papa

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Utile netto in crescita, riorganizzazione e rilancio per lo Ior, la “banca” del Vaticano: l’Istituto per le Opere di Religione ha chiuso il bilancio d’esercizio 2024 con un utile in aumento del 7% a 32,8 milioni di euro, favorito dallo sviluppo del margine di interesse e delle commissioni, e un dividendo per Papa Leone XIV di 13,8 milioni di euro. Il bilancio, autonomo rispetto a quello della Santa Sede e a quello di Città del Vaticano e diffuso in una nota ufficiale, è stato redatto secondo i principi contabili internazionali Ias-Ifrs e ha ottenuto una relazione “senza rilievi” dalla società di revisione contabile Forvis Mazars.

Il patrimonio netto dello Ior — l’unica istituzione autorizzata a fornire servizi finanziari allo Stato più piccolo del mondo, che nell’ultimo rendiconto disponibile riportava un disavanzo di 70 milioni — è cresciuto fino a 731,9 milioni di euro, con un notevole +64,3 milioni rispetto al 2023. Nel 2024 l’istituto presieduto da Jean-Baptiste de Franssu, al suo undicesimo anno di incarico, ha fatto registrare 5,7 miliardi di raccolta complessiva tra conti correnti, depositi, gestioni patrimoniali e titoli in custodia. La crescita sul 2023 è di 300 milioni.

 

In questo articolo:

 

  • Ior, bilancio 2024: il dividendo del Papa
  • La banca del Vaticano è ormai risanata

 

Ior, bilancio 2024: il dividendo del Papa

Al Papa va una cedola di 13,8 milioni di euro, “in coerenza con la missione dell’Istituto a sostegno delle opere di religione e di carità”. I conti dello Ior sono migliorati grazie agli sforzi congiunti di De Franssu e del direttore generale Gian Franco Mammí: i 5,7 miliardi di raccolta complessiva (un record assoluto negli ultimi dieci anni) verranno utilizzati per versare i dividendi alla Chiesa, anche se non saranno sufficienti a colmare il buco lasciato nel bilancio vaticano dai costi amministrativi, dal calo delle donazioni a livello mondiale (l’Obolo di San Pietro confluisce nel bilancio dell’amministrazione apostolica) e dalle spese per le pensioni.

Colpisce il dato del dividendo, inferiore rispetto a dieci anni fa: è il segnale che lo Ior ha davvero voltato pagina. L’istituto è una banca rimessa in sesto, che ha recuperato gli ammanchi del passato e che opera con prodotti delle gestioni patrimoniali coerenti al 100% con l’etica cattolica. “Nel corso del 2024, lo Ior ha continuato ad ampliare la propria offerta di servizi bancari e di investimento, il tutto in piena aderenza ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica”, fa sapere la nota.

Dal bilancio 2024, approvato all’unanimità dal Consiglio di sovrintendenza e trasmesso alla Commissione cardinalizia per le necessarie valutazioni, emergono anche numerosi miglioramenti di natura non finanziaria, avvenuti con il ricambio generazionale (l’assunzione di nuove figure professionali specializzate, tra cui gestori da banche come Citi e Intesa Sanpaolo) e il rafforzamento delle funzioni chiave. L’istituto ha realizzato investimenti mirati che hanno permesso lo sviluppo di una rinnovata infrastruttura digitale (il nuovo sito con servizi potenziati di home banking) con l’obiettivo di servire al meglio gli oltre 12.000 clienti appartenenti alla Chiesa o che operano al suo servizio.

 

La banca del Vaticano è ormai risanata

Presidente dello Ior dal luglio 2014 è Jean-Baptiste de Franssu, nominato su indicazione del cardinale australiano George Pell, scomparso nel gennaio 2023 all’età di 81 anni. Dopo due mandati quinquennali successivi, il banchiere francese è stato confermato alla presidenza nonostante il processo di Londra (la Santa Sede è stata condannata a pagare 4 milioni di sterline di spese legali al controverso broker Raffaele Mincione per lo scandalo del palazzo di Sloane Avenue, un edificio al centro di speculazioni finanziarie acquistato per 300 milioni nel 2014 e venduto per 186 milioni nel 2022) e la vicenda dei due dipendenti dell’istituto licenziati perché sposi, una incompatibilità per il regolamento della banca.

Oltre ai 32,8 milioni di utile netto, nel 2024 l’istituto ha conseguito +5,8% di margine d’interesse, +13,2% di margine commissionale e +3,6% di margine di intermediazione (51,5 milioni) rispetto al 2023. A queste percentuali si aggiunge una ritrovata solidità patrimoniale con un indice di patrimonializzazione (Common Equity Tier 1 ratio) del 69,43%, pari al +16,1% rispetto al 2023. Una crescita dovuta a una generale diminuzione dei rischi e all’aumento del patrimonio netto a 731,9 milioni. “La robustezza del Tier 1 ratio, così come i coefficienti di liquidità, posizionano l’Istituto tra le più solide istituzioni finanziarie del mondo in termini di patrimonializzazione e liquidità”, si legge nel comunicato diffuso dallo Ior.

Leone XIV ha già dato indicazione di voler continuare su questa linea di cambiamento e rimodulazione degli incarichi, rigore e oculatezza voluta prima da Benedetto XVI e poi da Francesco. “Abbiamo dimostrato che si possono battere i benchmark con investimenti puramente etici — ha spiegato Mammí in un’intervista concessa a Bloomberg —. Se vuoi speculare, se vuoi ottenere quel 2% in più di rendimento, ti consiglio di andare altrove”. “I mercati finanziari non hanno pietà — ha aggiunto De Franssu a Bloomberg —. Se lo Ior non offre ciò che ci si aspetta da lui, saremo in guai seri”.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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