Ipo record: ecco quali sono le 5 più grandi di sempre

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Il 2026 potrebbe essere un anno particolare sul fronte delle ipo in quanto starebbero per arrivare due giganteschi debutti in Borsa. Uno è quello del colosso spaziale SpaceX di Elon Musk, la cui valutazione potrebbe giungere a 1.750 miliardi di dollari, stando alle previsioni. L’altra riguarda il leader mondiale sull’intelligenza artificiale OpenAI, che potrebbe valere più di 1.000 miliardi di dollari dopo la quotazione. Le due operazioni potrebbero rivoluzionare la classifica delle 5 Ipo più grandi di sempre. 

Mentre SpaceX sta già scaldando i motori, avendo depositato in via confidenziale i documenti presso la Securities and Exchange Commission con una previsione di esordio a Wall Street entro la fine di questo trimestre, OpenAI non ha ancora deciso quando varcare i cancelli della Borsa americana, sebbene le previsioni siano per la seconda parte del 2026.

Ciò che hanno in comune le due ipo è la componente di azioni riservate agli investitori retail, sulla base di quanto dichiarato dagli alti dirigenti delle due aziende. Normalmente, un’offerta pubblica iniziale prevede una quota ai piccoli investitori individuali compresa tra il 5% e il 10%. Musk ha dichiarato che intende attribuire loro fino al 30% per SpaceX, e OpenAI non dovrebbe discostarsi molto da questa percentuale. Quanto alla raccolta, si parla attualmente di cifre enormi. Molto dipenderà dalla struttura dell’offerta, ma stando agli obiettivi SpaceX potrebbe incassare fino a 75 miliardi di dollari, mentre OpenAI potrebbe andare anche oltre. Se così fosse, sarebbero di gran lunga le più grandi Ipo della storia.

 

Ipo: la classifica delle 5 più grandi più grandi

Ma quali sono attualmente le offerte pubbliche iniziali che detengono il primato in termini di denaro raccolto? Ecco la classifica delle prime cinque:

 

1) Saudi Aramco

In testa si trova Saudi Aramco. Il gigante saudita del gas e petrolio ha incamerato circa 25,6 miliardi di dollari (29 miliardi di dollari con opzioni greenshoe) nella sua quotazione alla Borsa Tadawul di Riad nel 2019. La compagnia del Regno è stata valutata circa 1.700 miliardi di dollari. L’po si è sviluppata nell’ambito del piano Vision 2030, promosso dal principe ereditario Mohammed bin Salman, con l’obiettivo di diversificare l’economia nazionale rendendola meno dipendente dal petrolio, attirare capitali esteri e modernizzare il Paese. Si decise di non quotarsi nelle piazze più rinomate, come New York e Londra, ma sul mercato nazionale, per evitare rischi legali e maggiore trasparenza richiesta, oltre che per mantenere l’azienda sotto un forte controllo nazionale. Infatti, Saudi Aramco ha collocato solo una quota minuscola del capitale azionario, pari all’1,5% (1,7% considerando le opzioni greenshoe), lasciando quindi al governo la quasi totalità delle azioni. Dal giorno della quotazione al 9 aprile 2026 (data di redazione dell’articolo), le quotazioni sono arretrate del 6,5%.

 

2) Alibaba

Al secondo posto si colloca l’ipo di Alibaba del 2014, che vanta una raccolta di circa 25 miliardi di dollari. La quotazione è stata fatta a New York tramite le Adr (American Depository Receips) e solo cinque anni più tardi la società si è quotata anche a Hong Kong. La società è stata valutata circa 168 miliardi di dollari, vendendo quasi il 13% (15% con opzioni greenshoe) del suo capitale. Alibaba ha scelto gli Stati Uniti per diversi motivi. Innanzitutto, perché a Hong Kong all’epoca non era accettata la Vie (Variable Interest Entity), struttura societaria usata dalle aziende cinesi per quotarsi all’estero pur rispettando le leggi cinesi, che vietano la proprietà straniera diretta in alcuni settori considerati strategici. In secondo luogo, Wall Street garantisce un accesso a capitali globali più grandi. Infine, la Borsa americana offre maggiore visibilità internazionale. Da quando è diventata pubblica, Alibaba ha accresciuto di circa il 36% la sua capitalizzazione di mercato.

 

3) SoftBank Corp.

Il podio è completato da SoftBank Corp., società di telecomunicazioni giapponese controllata dalla holding tecnologica e finanziaria SoftBank Group. L’azienda ha debuttato alla Borsa di Tokyo nel 2018, raccogliendo 23,5 miliardi di dollari per una valutazione di circa 180 miliardi di dollari. Sul mercato è arrivato circa il 21% del capitale azionario, quindi la casa madre ha mantenuto il controllo. Gli investitori istituzionali hanno comprato la gran parte delle azioni. L’esperienza in Borsa delle azioni SoftBank Corp. è stata disastrosa, con una perdita di circa l’83% del loro valore.

 

4) Nippon Telegraph and Telephone

Al quarto posto staziona un altro colosso giapponese delle telecomunicazioni: Nippon Telegraph and Telephone (NTT). La quotazione è arrivata nel 1987, con una raccolta di circa 22 miliardi di dollari. Ai valori di oggi sarebbe la più grande ipo di sempre. Considerando il contesto dell’epoca si tratta di un’operazione storicamente enorme. NTT era l’ex monopolista delle telecomunicazioni giapponesi, privatizzata progressivamente negli anni ’80. L’ipo ha fatto parte della liberalizzazione del settore telecom giapponese, con un collocamento di circa il 23% delle azioni. Oggi il titolo alla Borsa di Tokyo si trova più o meno nella stessa posizione di quando ha esordito quasi 40 anni fa.

 

5) Visa

La quinta ipo più importante di sempre in termini di dimensioni è stata quella di Visa, arrivata a Wall Street nel 2008. Il colosso delle carte di credito ha incassato 19,7 miliardi di dollari, risultando la società americana che ha ottenuto di più nella storia delle quotazioni. La quota collocata è stata di circa il 23%, per una valutazione iniziale della società di 44 miliardi di dollari. L’ipo ha avuto una certa importanza non solo ai fini dell’espansione globale dell’azienda, ma anche per dare liquidità agli azionisti storici, quali le banche. La società ha aumentato di circa il 75% il suo valore di mercato da quando è diventata pubblica.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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