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IPO Wall Street: nel 2023 boom delle società energetiche, ecco perché

IPO Wall Street: boom delle società energetiche nel 2023, ecco perché

Le IPO a Wall Street stanno aumentando in maniera significativa tra le società energetiche. Secondo i dati di Renaissance Capital, il ritmo delle pianificazioni sta crescendo al tasso più veloce degli ultimi sei anni. La ragione è da ricondurre al grande interesse che negli ultimi tempi hanno gli investitori per il settore. L’attenzione si è spostata dalla crescita a lungo termine alla capacità delle imprese di generare flussi di cassa costanti. In altri termini, vi è un ricorso maggiore a titoli difensivi, in un contesto economico che mantiene delle prospettive future molto incerte. “Quello che stiamo vedendo ora è un impegno molto migliore e un gruppo più ampio di investitori che si rendono disponibili a guardare alle IPO nel settore energetico”, ha affermato Justin Bowman, responsabile dei mercati dei capitali azionari energetici di Stifel.

 

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Tutto questo rappresenterebbe per il settore energetico un vero e proprio riscatto dopo anni in cui ha dovuto lottare per raccogliere liquidità, in mezzo a prezzi del petrolio molto volatili e a pressioni sull’ambiente che hanno fatto diminuire l’interesse degli investitori per le società inquinanti. Lo scorso anno, caratterizzato da profitti enormi delle compagnie energetiche grazie all’impennata dei prezzi di gas e petrolio, ha visto una oggettiva difficoltà per qualsiasi società intendesse debuttare a Wall Street a causa del crollo dei mercati azionari e dell’aumento dei tassi d’interessi. Infatti, sono state appena due le new entry del settore. Le cose non sono andate molto meglio nel 2021, nonostante il boom delle IPO a Wall Street in generale. Secondo i dati forniti da Dealogic, delle oltre 270 offerte pubbliche iniziali alla Borsa americana, le società operanti nel ramo dell’energia e delle utility sono state soltanto tre e hanno raccolto oltre 100 milioni di dollari.

Quest’anno la svolta. Il produttore texano di petrolio e gas TXO Energy Partners a gennaio è diventato il primo gruppo energetico a diventare pubblico negli USA in oltre sei mesi, raccogliendo 100 milioni di dollari. A febbraio invece è sceso in campo il gruppo israeliano Enlight Renewable Energy, che ha effettuato una quotazione secondaria al NASDAQ incassando quasi 300 milioni di dollari. Altre nove società hanno depositato o aggiornato i documenti IPO negli ultimi 90 giorni e quindi presto dovremmo vederle sul mercato.

Una è Atlas Energy Solutions, che ha presentato tutta la documentazione preliminare a gennaio e prevede di raccogliere diverse centinaia di milioni di dollari, con l’obiettivo di “restituire regolarmente il capitale agli azionisti”. Tra le altre società che stanno pianificando un esordio in Borsa vi sono diverse entità che operano nel campo delle energie rinnovabili, come REV Renewables. In questo ambito molti investitori, che prima erano concentrati sulla tecnologia, ora si stanno orientando verso i produttori di energia alternativa.

A favorire tutto il settore dell’energia pulita è sicuramente la nuova legge sul clima statunitense, conosciuta come Inflation Reduction Act, che nel prossimo decennio erogherà circa 369 miliardi di dollari sotto forma di crediti d’imposta. “Penso che l’Inflation Reduction Act abbia probabilmente già stimolato un po’ di attività. Alcuni di questi crediti di produzione sono così estesi che possono aumentare e dovrebbero essere in grado di anticipare la tempistica di redditività, attirando l’interesse degli investitori più conservativi”, ha affermato Graham Price, senior equity research associate di Raymond James.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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