Italiani, popolo del risparmio: ma pochi mettono da parte più del 20% del reddito

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Gli italiani sono un popolo di risparmiatori. Investitori, poi, è un’altra questione. Tuttavia, negli ultimi anni la capacità di risparmio è stata erosa dal costo della vita in aumento e dalla stagnazione dei salari. L’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del Lavoro ha evidenziato le due tendenze affermando che i salari reali sono scesi rispetto al 2008. Insomma, le grandi crisi che si sono susseguite – mutui subprime, crisi del debito sovrano, Covid – hanno lasciato il segno. In soldoni, la decurtazione subita dal reddito reale degli italiani è stata, nei calcoli dell’Organizzazione, del 3,4% a parità di potere d’acquisto. Naturalmente, come in ogni crisi che ci rispetti, c’è chi se l’è cavata meglio e chi, invece, ha visto il suo tenore di vita contrarsi. Oggi il 40,5% degli italiani riesce a risparmiare fino al 6% del reddito mensile.

 

In questo articolo: 

 

  • Il limite del risparmiatore italiano
  • Il gender gap nel risparmio: le donne italiane fanalino di coda

 

Il limite del risparmiatore italiano

Il risultato del 6% arriva dalla ricerca svolta da Advantere School of Management – una business school internazionale con sede a Madrid – e dalla challenger bank N26. È una conferma della superiore propensione al risparmio degli italiani, visto che la media europea si attesta al 38,8%. La superiorità, tuttavia, si ferma qui. Solo l’11,2% riesce a superare la barriera e risparmiare almeno il 20% del reddito. La media continentale, invece, aumenta al 13,1%. A livello anagrafico, la Generazione X (45-60 anni) appare la più disciplinata: il 37,1% riesce a risparmiare oltre il 20% del reddito. La maggiore stabilità lavorativa e la consapevolezza dei rischi futuri — pensione in primis — fanno la differenza.

Più della metà degli italiani (57,2%) dichiara di avere obiettivi di risparmio chiari, pensati per affrontare imprevisti o spese importanti. Tuttavia, quasi un italiano su due (44,7%) ammette che, di fronte a una spesa improvvisa pari a un mese di stipendio, dovrebbe ricorrere a un prestito. Una discrepanza che sottolinea quanto messo in luce da altre indagini, ovvero che il risparmio rimane improduttivo e non viene reinvestito che in minima parte in assicurazioni. E se il 67,4% destina una parte dei risparmi al futuro previdenziale, il 20,2% non mette nulla da parte per la pensione, segno che la cultura del risparmio previdenziale resta ancora fragile.

 

Il gender gap nel risparmio: le donne italiane fanalino di coda

Le donne risparmiano meno, non perché siano meno brave a farlo, ma perché il gender gap è ancora molto presente. Lo dimostra la percentuale di uomini che riescono a risparmiare fino al 6% del reddito, all’83,2%. Le donne sono appena il 15,3%, meno di 2 su dieci. La differenza rispetto agli altri grandi Paesi europei analizzati nello studio è netta, con la Spagna che spicca per il suo 29,3%, seguita dalla Francia con il 26,9% e dalla Germania con il 26,4%. Le cause del gap sono sempre le stesse: differenze salariali, carriere discontinue, scarsa presenza femminile nei ruoli apicali, meglio remunerati.

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Redazione

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