IVA: come funziona e come si calcola

IVA: come funziona e come si calcola

Come funziona l’IVA, ma soprattutto come si calcola? È una domanda che si pongono molti consumatori, i quali la vedono applicata sulla maggior parte dei prodotti che acquistano. L’IVA, acronimo di Imposta sul Valore Aggiunto, è un’imposta che colpisce direttamente il valore aggiunto derivato dallo scambio di beni e servizi. In estrema sintesi, va a colpire unicamente l’incremento di valore che un qualsiasi servizio o bene acquista, nel momento in cui viene venduto. Sostanzialmente l’IVA deve essere applicata ad ogni cessione di bene o a seguito della prestazione di un servizio che siano stati conclusi in Italia.

 

Cos’è l’Imposta sul Valore Aggiunto

L’IVA è, in estrema sintesi, un’imposta sui consumi. Il suo ammontare si calcola basandosi sull’aumento di valore che un qualsiasi servizio o bene acquista, nel momento in cui si conclude un passaggio economico. L’imposta segue tutto il processo di produzione di un bene o di un servizio, fino ad arrivare al consumatore finale.

Attraverso un sistema di detrazioni e rivalse, l’IVA viene addebitata solo e soltanto sull’utente finale del prodotto. Per i soggetti passivi di IVA, come possono essere i professionisti o gli imprenditori, l’IVA resta neutrale. Spieghiamo meglio: un’impresa che deve produrre determinati beni o servizi, nel momento in cui acquista i prodotti che le servono detrae l’IVA pagata dall’imposta addebitata ai consumatori finali dei suoi prodotti.

Questo, in estrema sintesi, significa che l’Imposta sul Valore Aggiunto, potendo essere detratta nel momento in cui la si paga sugli acquisti, non rappresenta un costo per le aziende ed i professionisti. È un vero e proprio costo, invece, per il cliente finale, che compra i propri beni in un qualsiasi esercizio commerciale. A questo punto, è necessario distinguere tra:

 

  • il consumatore finale, che è un contribuente di fatto. Questo soggetto non è passivo dell’imposta, ma ne deve sostenere l’onere economico;
  • l’imprenditore o il professionista, che è il contribuente di diritto, sul quale gravano gli obblighi IVA, ma sostanzialmente per lui l’imposta rimane neutrale.

 

Facciamo un esempio per comprendere meglio come funziona l’IVA. Un commerciante acquista del materiale per un valore pari a 1.000 euro. L’aliquota IVA è pari al 22%: dovrà pagare quindi 1.220 euro, perché l’importo dell’imposta è pari a 220 euro. A seguito di una serie di lavorazioni, il materiale acquistato diventa un prodotto finale da vendere ad un importo di 1.200 euro. Il commerciante dovrà applicare l’IVA, sempre al 22%: il prezzo di vendita finale sarà di 1.464 euro. L’imposta che dovrà versare allo stato è pari a 264 euro (Imposta sul Valore Aggiunto sulla vendita) – 220 euro (Imposta sul Valore Aggiunto sugli acquisti) = 44 euro.

 

I diversi tipi di aliquote IVA e quando si applicano

Attualmente la legislazione italiana prevede che l’Imposta sul Valore Aggiunto ordinaria sia pari al 22%. Esistono, però, alcune aliquote ridotte, che sono applicate per alcuni beni e servizi:

 

  • alimentari, bevande e prodotti agricoli: 4%;
  • alcuni alimenti: 5%;
  • energia elettrica e fornitura gas per usi domestici, medicinali, interventi di recupero del patrimonio edilizio per specifici beni e servizi: 10%.

AUTORE

Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo

Pierpaolo Molinengo, giornalista, ha una laurea in materie letterarie ed ha iniziato ad occuparsi di economia fin dal 2002, concentrandosi dapprima sul mercato immobiliare, sul fisco e i mutui, per poi allargare i suoi interessi ai mercati emergenti ed ai rapporti Usa-Russia. Scrive di attualità, tasse, diritto, economia e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *