Jeff Bezos torna in trincea. Dopo aver lasciato il timone operativo di Amazon nell’estate del 2021 a favore di Andy Jassy ed essersi dedicato alla sua compagnia spaziale, Blue Origin, Mr Amazon ha deciso di tornare alla ribalta. Secondo quanto riportato da Reuters, Bezos ha assunto il ruolo di co-amministratore delegato – oltre che investitore – di una startup di intelligenza artificiale chiamata Project Prometheus. Una mossa epocale considerando che è il suo primo ruolo operativo formale dall’uscita da Amazon.
In questo articolo:
- Cosa vuole fare Jeff Bezos con Project Prometheus
- Focus su ingegneria, produzione, spazio
- Chi c’è dietro Jeff Bezos: il co-a.d. Vik Bajaj
Cosa vuole fare Jeff Bezos con Project Prometheus
Con Project Prometheus Jeff Bezos non si limita a fare da garante finanziario o da visionario a distanza, ma scende davvero “sul terreno”, pronto a condividere responsabilità esecutive. Una trasformazione che ha il sapore della sfida, dell’ambizione e, al tempo stesso, di una nuova era per il suo percorso imprenditoriale.
Secondo il New York Times, Project Prometheus ha già raccolto 6,2 miliardi di dollari in finanziamenti, una cifra rilevante che sottolinea l’importanza strategica e finanziaria dell’iniziativa. Parte di quei fondi, va da sé, arrivano dallo stesso Bezos, che non solo guida il progetto ma lo supporta anche con il proprio capitale.
Con questi numeri, Prometheus si posiziona come una delle startup più ricche a uno stadio iniziale: la sfida non è più solo tecnologica, ma anche di scala e ambizione. Non stiamo parlando di una “garage company“, bensì di un’impresa pensata per competere su fronti molto concreti dell’economia fisica, non solo nel software.
Focus su ingegneria, produzione, spazio
A differenza di molte startup AI che oggi puntano su modelli generativi testuali (chatbot, agenti virtuali, LLM), Prometheus ha un obiettivo molto diverso: applicare l’intelligenza artificiale all’economia fisica, ossia al mondo reale dell’ingegneria, della produzione e dell’automotive, fino all’aerospaziale.
Secondo le fonti, i campi in cui l’azienda intende operare includono la produzione di computer, automobili e veicoli spaziali. È un posizionamento che riflette una visione audace: usare l’AI non più soltanto per analizzare dati digitali, ma per modellare, progettare e ottimizzare componenti materiali, processi di produzione e sistemi fisici complessi.
Chi c’è dietro Bezos: il co-ceo Vik Bajaj
Jeff Bezos non è da solo in questa avventura. A condividere la guida operativa di Prometheus ci sarà Vik Bajaj, uno scienziato con una formazione molto solida: fisico e chimico, con un passato a Google X – la celebre “Moonshot Factory” cofondata da Sergey Brin – e esperienze anche in Verily, la divisione salute di Alphabet.
La scelta di Bajaj non è casuale: con la sua competenza nella ricerca avanzata e nelle applicazioni scientifiche rappresenta il complemento ideale a Bezos, che porta esperienza nella costruzione di imprese su scala planetaria. Insieme, puntano a costruire qualcosa di profondamente nuovo, che unisca il rigore della scienza con la visione imprenditoriale su larga scala.
Peraltro, secondo i media americani, Prometheus avrebbe già reclutato quasi 100 dipendenti, tra cui ricercatori provenienti da realtà di punta nell’AI come OpenAI, DeepMind e Meta. Non si tratta quindi di un esperimento su piccola scala: è un progetto pensato con risorse umane di alto livello, gente abituata a lavorare sui problemi più complessi dell’intelligenza artificiale. L’idea che Bezos e Bajaj stanno costruendo è chiara: non solo software, ma AI che si intreccia con materiali, fisica, produzione. L’obiettivo è portare l’automazione intelligente in settori dove l’innovazione potrebbe cambiare radicalmente non solo i prodotti, ma i processi industriali stessi.









