Juneteenth day: cos’è, quando è e cosa si celebra - Borsa&Finanza

Juneteenth day: cos’è, quando è e cosa si celebra

Juneteenth day: cos’è, quando è e cosa si celebra

Lunedì 20 giugno di quest’anno la Borsa americana è rimasta chiusa per celebrare per la prima volta nella storia il Juneteenth Day. In realtà l’evento ricorre il 19 giugno ma, visto che ricadeva di domenica, Wall Street ha atteso il giorno successivo per commemorare l’evento sospendendo l’attività. Così il NYSE, il NASDAQ, i mercati obbligazionari, dei derivati e delle materie prime hanno fatto vacanza. Allo stesso modo gran parte degli uffici bancari e postali hanno abbassato le saracinesche. Ma cos’è che si è celebrato e perché questo giorno è stato così importante? Vediamo quindi tutto quello che c’è da sapere sulla ricorrenza del Juneteenth.

 

Juneteenth Day: in cosa consiste

Il Juneteenth Day è conosciuto anche come Emancipation Day, Black Indipendence Day e Jubilee Day perché segna storicamente la giornata dell’indipendenza e dell’emancipazione degli schiavi afroamericani, liberati appunto dalla loro condizione di schiavitù. Il 19 giugno 1865 il generale Gordon Granger si recò con le sue truppe a Galveston, in Texas, e dispose l’ordine di liberazione degli ultimi schiavi della Regione, sancendo in questo modo la fine della guerra civile. 

Quest’ultima durava ormai da 2 anni negli Stati Uniti, spargendo sangue tra popoli fratelli. In questo modo mise in atto il Proclama di Emancipazione emesso nel 1863 dal Presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln, atto a togliere dalla schiavitù le persone nella Confederazione americana. Con il 13esimo emendamento ratificato a dicembre 1865 si stabiliva definitivamente il divieto assoluto di schiavizzare i popoli, anche se per un certo periodo in alcuni Stati ancora questa vergogna fu portata avanti.

 

Juneteenth Day: la celebrazione

Il primo evento celebrativo del Juneteenth Day si svolse l’anno successivo alla liberazione. In Texas, un gruppo di persone che avevano conquistato il nuovo status di cittadini liberi si organizzarono per il Jubilee Day, che vide un’ampia partecipazione tra tutti coloro che avevano patito quella condizione disumana per tanti anni. All’inizio le celebrazioni si svolgevano attraverso preghiere e riunioni di famiglia. Successivamente prevedevano pellegrinaggi a Galveston organizzati dagli ex schiavi e dalle loro famiglie. 

Nel 1872 nacque l’Emancipation Park a Houston, in Texas, un terreno acquistato da alcuni personaggi rilevanti dello Stato dove si teneva la celebrazione annuale. Proprio il Texas fu il primo Stato in America a rendere il Juneteenth una festa ufficiale nel 1979 e, poco più tardi, anche altri si adeguarono. Gli eventi sono stati caratterizzati dalla presenza di cibo, ma anche di sfilate e festival in alcune città come Atlantia e Washington.

Nel 2020 ci fu la svolta decisiva, con molte proteste che avvennero nel Paese per via di reiterati atteggiamenti sparsi che inneggiavano al razzismo e all’odio. Il riferimento in particolare è stato ad alcune brutalità commesse dalla polizia americana che costarono la vita a George Floyd, uomo di colore 46enne. L’indignazione popolare portò a spingere per rendere il 19 giugno un appuntamento con la storia e commemorare quanto successe due secoli prima. 

Il messaggio fu recepito da parte del Congresso USA da entrambe le sponde politiche, così si decise di fare una legge per inserire il Juneteenth Day tra le festività nazionali 38 anni dopo l’ultima nuova festa federale introdotta, ossia il Martin Luther King Day. Il 17 giugno 2021 Il Presidente alla Casa Bianca, Joe Biden, firmò la legge, che entrò in vigore immediatamente. 

La prima festa federale di Juneteenth fu celebrata il giorno successivo, perché il 19 cadeva di sabato. Wall Street non chiuse quel giorno, perché la distanza ravvicinata dalla promulgazione della legge non aveva dato il tempo di riorganizzarsi. Ad ogni modo, da allora per tutti gli americani ogni anno nel mese di giugno il Paese si ferma per ricordare e soprattutto per non dimenticare.

 

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