Dopo la scoperta di numerosi siti illegali concentrati nel sud del Paese, il governo del Kuwait ha messo al bando il mining di criptovalute, un processo tecnologico ad alta intensità energetica. L’emirato del golfo Persico, una delle nazioni più ricche di petrolio e con il costo dell’elettricità più basso al mondo, ha preso questa decisione in seguito a un’indagine sul consumo di energia, dalla quale è emerso che le attività dei miner clandestini hanno mandato in tilt l’intera rete nazionale.
Il Ministero dell’Interno, guidato dallo sceicco Fahad Yusuf Al-Sabah, ha fatto sapere in un comunicato ufficiale che l’inchiesta ha rivelato come diverse abitazioni private siano state trasformate in miniere digitali illegali. Dal 2023 in Kuwait è vietato il mercato degli asset digitali, inclusi gli scambi e i trasferimenti, ma fino ad oggi non esisteva una legge specifica sul mining. Adesso lo sfruttamento della rete elettrica per questi scopi è considerato un’attività non autorizzata e una vera e propria minaccia alla sicurezza pubblica.
In questo articolo:
- Kuwait: stop al mining delle criptovalute
- Le crypto responsabili della crisi elettrica
- Perché il Kuwait ha bloccato il trading di crypto
Kuwait: stop al mining delle criptovalute
L’indagine ha portato al sequestro delle proprietà e alla confisca di attrezzature e dispositivi avanzati utilizzati per generare criptovalute e convalidare le transazioni. Da questo business clandestino, infatti, sono derivati forti sovraccarichi alla rete elettrica nazionale in tutte le aree residenziali e commerciali. Il mining ha mandato in tilt la rete pubblica, causando diversi blackout e interrompendo i servizi essenziali. La stretta ha colpito in particolare l’area di Al-Wafra, la zona più meridionale del Kuwait al confine con l’Arabia Saudita.
I dati fondamentali per identificare le miniere illecite sono stati messi a disposizione dal Mew, il Ministero per l’elettricità, l’acqua e le energie rinnovabili. I tecnici del dicastero hanno rilevato consumi anomali in un determinato numero di case di Al-Wafra, nelle quali la domanda di corrente elettrica si manteneva costantemente elevata per tutta la giornata, senza i consueti picchi e le normali variazioni che avvengono nelle diverse ore del giorno all’interno delle abitazioni private.
Le crypto responsabili della crisi elettrica
La portavoce del Ministero, Fatima Jawhar Hayat, ha dichiarato in una nota che la campagna di monitoraggio nell’area di Al-Wafra, condotta su cento abitazioni, ha mostrato un insolito aumento dei carichi elettrici sia giornalieri (tra le ore del giorno e della notte) che tra le stagioni dell’anno. Le informazioni raccolte hanno indicato che, nel mese di marzo 2025, alcune case della zona hanno registrato un consumo di oltre 100.000 kWh, fino a venti volte superiore all’abituale media domestica. Un dato che non può essere spiegato con le normali attività residenziali e nemmeno con quelle commerciali, industriali, agricole e di altro tipo.
L’individuazione del network di farm illegali è stata possibile grazie al coinvolgimento del Citc, la Commissione per le comunicazioni e le tecnologie dell’informazione. I tecnici informatici dell’organismo hanno identificato gli indirizzi IP coinvolti nelle operazioni sospette e riportato le attività dubbie e non autorizzate agli Interni. In seguito all’analisi dei prelievi elettrici e all’intervento del governo, il consumo di energia nella zona è crollato del 55% in appena una settimana. Sotto indagine risultano più di sessanta persone e le case individuate come miniere clandestine sono state scollegate dalla rete. La possibilità di riconnettersi viene concessa solo tramite un’autorizzazione ministeriale. Ora i controlli proseguiranno su tutto il territorio nazionale.
Perché il Kuwait ha bloccato il trading di cripto
In un contesto di crescita demografica, rapida urbanizzazione, ritardi nella manutenzione delle infrastrutture e temperature record, capaci di raggiungere il picco di 49 gradi nel mese di aprile, l’emirato ha identificato nel mining una delle principali cause della crisi energetica nazionale e promette pesanti sanzioni per i trasgressori della normativa sulle criptovalute. L’allarme è stato lanciato già a partire dal 2022, quando sono cominciate le prime attività di vigilanza. Nonostante il Kuwait rappresenti soltanto lo 0,05% dell’hashrate globale di Bitcoin, dal 2023 sono entrate in vigore le leggi che vietano la compravendita di ogni cripto-attività.
Sebbene il quadro regolatorio sia molto repressivo e la Banca Centrale abbia messo in guardia dagli investimenti in criptovalute, l’interesse per le tecnologie blockchain e il trading di asset digitali è in crescita, così come le attività sommerse che sfuggono all’osservazione e ai deboli controlli. Grazie al prezzo irrisorio dell’energia elettrica, dovuto alle riserve petrolifere e agli ingenti sussidi pubblici, il Kuwait è diventato terreno fertile per un’operazione che richiede un’enorme quantità di potenza di calcolo come il mining delle crypto. L’azione di sicurezza del governo centrale, rafforzata dal divieto di mining, vuole allentare la pressione su una rete già sotto stress prima dell’inizio dell’estate, una stagione che le previsioni annunciano come particolarmente torrida e infuocata.









