La Cina ci ricasca: settore auto si arena nella sovracapacità produttiva

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La Cina deve affrontare un grosso problema nel settore delle auto: la sovracapacità produttiva. Il mercato automobilistico è stato letteralmente invaso dai veicoli dei produttori cinesi, grazie agli stimoli derivanti dagli incentivi statali. Questo, però, non ha fatto altro che creare un eccesso di offerta rispetto alla domanda, con conseguenze potenzialmente disastrose non solo per il settore ma anche per tutta l’economia della nazione. In questo articolo:

 

  • Cina: come l’offerta delle auto è finita in eccesso
  • Quali conseguenze dalla sovracapacità produttiva
  • Auto Cina: come risolvere il problema 

 

Cina: come l’offerta delle auto è finita in eccesso

Una statistica della società di consulenza Gasgoo Automotive Research Institute denuncia un problema che potrebbe diventare stringente nei prossimi anni: nel 2024 le case automobilistiche cinesi hanno prodotto 27,5 milioni di auto, la metà rispetto a quanto sono in grado di fare. In particolare, la domanda è letteralmente naufragata con riferimento ai veicoli a benzina. La Cina è il più grande mercato al mondo delle vetture a nuova energia, che includono le elettriche e le ibride plug-in. Negli anni, il governo ha incoraggiato le aziende a staccarsi sempre più dal motore a combustione per abbracciare la nuova frontiera dell’elettricità, offrendo loro terreni a basso costo e numerosi sussidi. Ne è derivata una proliferazione di società che hanno affollato un settore in cui si è scatenata una concorrenza selvaggia.

A giudizio degli esperti dell’industria automobilistica, tutto ciò è stato il risultato di una politica governativa sbagliata. Le autorità cioè hanno dato priorità all’aumento delle vendite e della quota di mercato rispetto alla redditività e alla concorrenza sostenibile, al fine di raggiungere obiettivi più ampi come l’occupazione e la crescita economica. 

 

Quali conseguenze dalla sovraccapacità produttiva

Secondo le previsioni della società di consulenza AlixPartners, entro il 2030 solamente 15 dei 129 marchi di veicoli a nuova energia in Cina saranno finanziariamente sostenibili. Cosa significa? La concorrenza che ha portato a una capacità produttiva in eccesso sta presentando un conto salato. Il più grande produttore di auto cinesi, BYD, ha iniziato una guerra dei prezzi per far fronte al calo della domanda e difendere la quota di mercato. Questo estromette dal settore i player meno competitivi, ma allo stesso tempo riduce i margini operativi delle aziende in corsa. Uno scenario che non è visto di buon occhio da Pechino.

Intanto è sorto il problema di come utilizzare i veicoli invenduti. Attualmente, alcuni finiscono su internet a prezzo di saldo; altri vengono rinominati come usati e spediti all’estero; altri ancora sono abbandonati nei depositi. In ogni caso, si tratta di una sconfitta per i produttori e i rivenditori che si tramuta in perdita di denaro. 

Una situazione di tale portata rischia di infliggere un duro colpo anche all’economia cinese. L’industria automobilistica e i servizi correlati rappresentano circa un decimo del Pil della nazione. Il punto è che lasciare molte aziende al loro destino travolte dalla guerra dei prezzi pone il rischio di licenziamenti di massa, con il conseguente calo della spesa dei consumatori. 

Il problema potrebbe anche essere avvertito in altri Paesi, oltre la Cina. Le auto invendute in territorio cinese potrebbero affollare altri mercati a prezzi bassi, mettendo in crisi i produttori locali che a quel punto dovrebbero abbassare a loro volta i prezzi per mantenere le vendite rischiando un calo dei profitti.

 

Auto Cina: come risolvere il problema 

Per diverso tempo i responsabili politici cinesi hanno ridimensionato, se non addirittura negato, il problema della sovraccapacità produttiva delle auto. Di fronte alla realtà evidente, tuttavia, non possono fare a meno di essere preoccupati e di valutare i provvedimenti necessari. A partire da quelli per frenare la guerra dei prezzi.

La Cina non è nuova a questioni di eccesso di offerta. Negli anni ’90 le riforme di mercato hanno portato a un eccesso di prodotti manifatturieri. A metà degli anni ’10 del nuovo millennio si è verificato un surplus di materiali da costruzione in seguito agli stimoli e investimenti conseguenti alla grande crisi del 2008. Dopo la pandemia, gli incentivi alla produzione non sono stati accompagnati dalla crescita dei consumi delle famiglie. Infine, la corsa alla transizione energetica ha generato una sovrabbondanza di prodotti tecnologici green. In tutti questi casi il governo ha provato a regolare l’espansione della capacità produttiva rafforzando l’industria e cercando di favorire la domanda.

Secondo gli analisti, questa soluzione rischia comunque di danneggiare la crescita, almeno nel breve termine. Per questo, una strada percorribile potrebbe essere quella di stimolare la domanda con un maggiore sostegno fiscale orientato sulle sovvenzioni del consumo. Rivitalizzare la domanda interna per assorbire l’eccesso di capacità produttiva potrebbe tuttavia richiedere tempo. Quindi, a giudizio degli esperti, dovrebbe essere accompagnata da un approccio positivo per attirare gli investimenti esteri limitando gli attriti commerciali. Gli investimenti esteri non solo porterebbero nuove tecnologie e posti di lavoro, ma aprirebbero un canale importante per esportare i beni cinesi.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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